La denuncia di Ricciardi verso Giorgia Meloni – Ecco cosa ha fatto il 5 stelle: “Chieda scusa a…”

La battaglia sulla nuova legge elettorale esplode definitivamente al Senato e produce uno degli scontri politici più duri degli ultimi giorni. Dopo ore di tensioni, vertici di maggioranza e tentativi delle opposizioni di mettere in difficoltà il centrodestra sul tema delle preferenze, l’Aula di Palazzo Madama ha bocciato il subemendamento che puntava a introdurre preferenze realmente libere, senza candidati blindati.

Il risultato del voto è netto: 99 no e 68 sì. La maggioranza si ricompatta e respinge la proposta delle opposizioni. Dai banchi del centrosinistra si alza subito il grido di “vergogna”, mentre il Movimento 5 Stelle va all’attacco frontale della presidente del Consiglio.

Il capogruppo M5S alla Camera Riccardo Ricciardi usa parole durissime: “Meloni ha perso la faccia e ha dimostrato che la palude è lei”. E poi chiede alla premier di “chiedere scusa al Paese”, accusandola di avere rinnegato una battaglia politica che in passato aveva fatto propria contro le liste bloccate e per il diritto degli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti.

Il voto che fa esplodere la polemica: 99 no alle preferenze libere

Il passaggio decisivo arriva nel pomeriggio, quando il Senato vota il subemendamento presentato dalle opposizioni per introdurre un sistema di preferenze più aperto.

La proposta viene respinta con 99 voti contrari e 68 favorevoli.

Il centrodestra, dopo una giornata segnata da tensioni interne e da un vertice di maggioranza, sceglie dunque di fare quadrato e votare compatto contro l’emendamento delle opposizioni.

La maggioranza conferma invece il proprio testo, che prevede un sistema con capilista bloccati, una soluzione giudicata insufficiente e contraddittoria dalle forze di opposizione.

Ricciardi: “La palude è Meloni”

La reazione del Movimento 5 Stelle è immediata e molto dura.

Ricciardo Ricciardi richiama direttamente le parole pronunciate in passato da Giorgia Meloni contro chi, secondo lei, impediva ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti.

“Oggi la verità è venuta fuori”, afferma il capogruppo M5S.

Secondo Ricciardi, Fratelli d’Italia avrebbe dimostrato con il voto al Senato di aver abbandonato la posizione storicamente rivendicata sulle preferenze.

Da qui l’affondo: “Meloni ha perso la faccia e ha dimostrato che la palude è lei”.

“Chieda scusa al Paese”

Ricciardi non si ferma alla critica politica.

Nella nota diffusa dopo il voto, chiede esplicitamente alla presidente del Consiglio di chiedere scusa agli italiani.

Il motivo, secondo il capogruppo M5S, è il contrasto tra le parole del passato e il comportamento parlamentare di oggi.

Ricciardi parla di “tante menzogne” e accusa Meloni di offendere “l’intelligenza degli italiani”.

È uno scontro tutto giocato sul tema della coerenza politica: se in passato Fratelli d’Italia contestava le liste bloccate, secondo il M5S oggi non avrebbe alcuna giustificazione per respingere una proposta che restituisce maggiore potere di scelta agli elettori.

Il precedente di Giorgia Meloni contro le liste bloccate

La polemica si alimenta proprio grazie al passato politico della premier.

Negli anni in cui era all’opposizione, Giorgia Meloni aveva più volte criticato i meccanismi elettorali basati sulle liste bloccate e aveva difeso il principio secondo cui dovrebbero essere i cittadini a scegliere direttamente i parlamentari.

È questo precedente che le opposizioni decidono di utilizzare come arma politica.

Il messaggio è semplice: oggi Fratelli d’Italia avrebbe la possibilità concreta di trasformare quella battaglia in una norma, ma decide di non farlo.

Ed è proprio su questa contraddizione che Ricciardi costruisce l’accusa della “palude”.

Le opposizioni provano a spaccare la maggioranza

Il voto sulle preferenze non nasce soltanto come battaglia di principio.

È anche una precisa operazione parlamentare delle opposizioni per mettere in difficoltà la maggioranza.

Pd, M5S e le altre forze del centrosinistra sanno infatti che sul tema delle preferenze esistono sensibilità differenti all’interno del centrodestra.

Fratelli d’Italia ha una tradizione più favorevole alle preferenze, mentre Forza Italia e Lega hanno mostrato maggiore prudenza.

La proposta delle opposizioni punta quindi a costringere FdI a scegliere tra la coerenza con la propria storia politica e la tenuta della coalizione.

Vannacci mette pressione a Fratelli d’Italia

A complicare ulteriormente la giornata ci pensa Roberto Vannacci.

Il leader di Futuro Nazionale invita pubblicamente Fratelli d’Italia a votare il subemendamento sulle preferenze, ricordando che si tratta di una battaglia storicamente sostenuta anche dal partito della premier.

Vannacci parla di “preferenze pure” e critica quelle che definisce “preferenze meticce”, riferendosi al sistema con capilista bloccati.

Il suo appello punta direttamente alla coerenza di FdI: perché votare una cosa alla Camera e poi respingere una proposta analoga al Senato?

È una provocazione politica che mette ulteriore pressione sulla premier.

Renzi sfida Meloni: “Se gli alleati sono contro, ci porti alle elezioni”

Anche Matteo Renzi entra pesantemente nello scontro.

Il leader di Italia Viva sostiene che l’emendamento delle opposizioni corrisponda pienamente alle vecchie battaglie di Giorgia Meloni.

Per questo invita la premier a votarlo.

E aggiunge una provocazione ancora più forte: se Forza Italia e Lega non sono d’accordo, allora Meloni dovrebbe avere il coraggio di rompere e portare il Paese alle elezioni.

Renzi trasforma quindi il voto sulle preferenze in una prova politica sulla leadership della premier.

Alla fine, però, la maggioranza sceglie di non cadere nella trappola.

Dopo un vertice tra sherpa e capigruppo, il centrodestra si ricompatta e respinge l’emendamento.

Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, aveva già anticipato che “non salta né il governo né la maggioranza a prescindere da tutto”.

Anche Ignazio La Russa aveva richiamato il “patto di maggioranza”, indicando chiaramente la volontà di evitare uno scontro interno su un emendamento delle opposizioni.

Il risultato è un voto compatto che salva la tenuta politica del centrodestra, ma apre un problema di credibilità per Fratelli d’Italia.

La Russa: “Vale il patto di maggioranza”

La posizione espressa dal presidente del Senato fotografa bene la scelta compiuta da FdI.

Per La Russa, al di là delle convinzioni personali, in una coalizione conta anche la necessità di rispettare gli accordi politici con gli alleati.

Questo significa che una forza può decidere di rinunciare a una propria battaglia storica se la tenuta dell’alleanza impone un compromesso.

Ed è proprio questo che le opposizioni contestano: la scelta di privilegiare l’equilibrio interno della maggioranza rispetto a una riforma che, a loro giudizio, avrebbe restituito maggiore libertà di scelta agli elettori.

Pirondini: “Meloni si è fatta portare al guinzaglio”

Durissimo anche il commento del capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini.

Secondo Pirondini, Meloni avrebbe preferito “perdere la faccia” e farsi “portare al guinzaglio da Forza Italia e Lega” pur di tenere in piedi la maggioranza.

Una formula molto pesante, che punta direttamente sulla debolezza politica della premier rispetto agli alleati.

Il M5S costruisce quindi una narrazione precisa: Meloni avrebbe rinunciato a una sua battaglia identitaria per non mettere a rischio la coalizione.

Leggi anche

Il voto salva la maggioranza, ma apre un problema politico

Il centrodestra ha vinto il voto.

L’emendamento sulle preferenze libere è stato respinto.

Ma dal punto di vista politico, la giornata lascia aperte molte ferite.

Fratelli d’Italia riesce a mantenere compatta la coalizione, ma paga il prezzo di una scelta che le opposizioni descrivono come un clamoroso dietrofront.

Il Movimento 5 Stelle prova ora a trasformare quel voto in un simbolo della distanza tra le parole di Meloni all’opposizione e le decisioni prese una volta al governo.

Ed è proprio qui che Ricciardi affonda il colpo più duro: “La palude è lei”.

La battaglia sulla legge elettorale è tutt’altro che finita

Il voto sulle preferenze rappresenta solo uno dei passaggi della riforma.

Restano ancora da definire altri aspetti decisivi e il confronto continuerà nelle prossime ore.

Ma il dato politico del 10 settembre è ormai chiaro: la maggioranza ha scelto la compattezza e ha respinto la proposta delle opposizioni.

Il M5S, invece, trasforma quella scelta in un’accusa frontale contro la premier.

Per Ricciardi, Giorgia Meloni ha avuto l’occasione di dimostrare coerenza con le battaglie del passato e l’ha mancata. Da qui la richiesta più pesante: “Chieda scusa al Paese”.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini