Il capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, Riccardo Ricciardi, ha lanciato un duro monito contro la deriva militarista dell’Unione Europea, intervenendo oggi alla conferenza stampa di presentazione della proposta di legge del deputato Filippo Scerra, volta a vietare l’utilizzo dei fondi europei di coesione per spese militari o investimenti nella difesa.
“La proposta di legge di Filippo Scerra – ha dichiarato Ricciardi – mette nero su bianco un principio fondamentale in un momento in cui, a livello europeo e nazionale, tutti sembrano puntare al riarmo: bisogna impedire che i fondi europei destinati alla coesione sociale e territoriale finiscano per finanziare la produzione di armi.”
“Tagliano 11 miliardi ai cittadini per investirli in armi”
Ricciardi ha ricordato come, nella legge di bilancio in discussione, il governo Meloni preveda oltre 11 miliardi di tagli alla spesa pubblica, molti dei quali destinati a compensare l’aumento delle spese militari.
“Stiamo per votare una legge di bilancio – ha denunciato – costruita interamente su tagli a scuola, sanità e servizi, solo per poter dire a Bruxelles che l’Italia ‘investe nella difesa’. È un modello sbagliato, che sposta risorse dalla coesione sociale al riarmo.”
Il deputato ha poi sottolineato come l’idea stessa di “cohesion policy” dell’Unione Europea venga così snaturata nei suoi obiettivi originari, nati per ridurre le disuguaglianze tra territori e rafforzare la solidarietà tra Stati membri.
“La vera coesione è combattere i paradisi fiscali, non comprare carri armati”
Il capogruppo M5S ha puntato il dito anche contro l’ipocrisia economica dell’Unione Europea, che continua a tollerare i paradisi fiscali interni mentre chiede ai Paesi di destinare fondi comuni alla spesa militare.
“Una vera politica di coesione – ha detto Ricciardi – dovrebbe intervenire contro i paradisi fiscali europei, dove molte aziende italiane trasferiscono la sede legale per non pagare le tasse.
Invece l’Europa ci chiede di usare i fondi di coesione, che dovrebbero servire a creare lavoro e ridurre le disuguaglianze, per costruire armi. È una follia morale e politica.”
La proposta Scerra: una barriera legislativa contro la deriva militarista
La proposta di legge Scerra, sostenuta dal Movimento 5 Stelle, punta a introdurre un vincolo normativo chiaro: i fondi europei di coesione non potranno essere destinati, direttamente o indirettamente, al comparto difesa.
L’obiettivo è quello di impedire che le risorse destinate allo sviluppo dei territori più fragili vengano dirottate verso la produzione bellica, anche sotto la forma di progetti “dual use”.
Scerra ha spiegato che l’iniziativa nasce dalla preoccupazione per la progressiva “militarizzazione” delle politiche economiche europee, a partire dal Fondo europeo per la difesa e dai piani di investimento comune in armi e munizioni, che secondo il M5S rappresentano “una pericolosa deviazione dal mandato originario dell’Unione”.
Il M5S: “Sì alla sicurezza, no all’economia di guerra”
Con questa iniziativa, il Movimento 5 Stelle torna a marcare la propria differenza politica rispetto a tutti gli altri partiti – di governo e d’opposizione – che negli ultimi mesi hanno avallato l’aumento della spesa militare e il sostegno ai programmi di riarmo europeo.
> “Difendere la pace non significa tagliare ospedali per comprare missili – ha concluso Ricciardi –. Il M5S non accetterà che l’Italia diventi un Paese che investe nel conflitto invece che nella giustizia sociale.”
Un messaggio chiaro a Roma e Bruxelles
La proposta di legge Scerra, sostenuta con forza dal gruppo parlamentare guidato da Ricciardi, rappresenta una presa di posizione politica netta contro la nuova stagione del riarmo europeo e la crescente pressione dell’industria bellica sui fondi comunitari.
Mentre il governo Meloni si allinea alla strategia Nato-Ue e prepara nuovi investimenti militari, il Movimento 5 Stelle rilancia una visione alternativa dell’Europa: quella di un continente che usa le proprie risorse per costruire ponti, non per produrre bombe.
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In conclusione, il messaggio del M5S è netto: i fondi di coesione nascono per ridurre le disuguaglianze, non per alimentare un’economia di guerra. La proposta Scerra traduce questo principio in una barriera giuridica chiara e verificabile; ora la partita si sposta su due piani concreti: l’Aula, che dovrà calendarizzare e votare, e Bruxelles, chiamata a rispettare la finalità sociale delle risorse comuni. Se maggioranza e opposizioni vorranno davvero parlare di “sicurezza”, lo faranno misurandosi con scuola, sanità, lavoro e lotta ai paradisi fiscali—non con nuove voci di spesa militare travestite da coesione.
La scelta è semplice e impegnativa: o i fondi europei restano il motore della giustizia sociale nei territori più fragili, oppure diventano l’alibi contabile del riarmo. Il M5S ha indicato la rotta; al Parlamento il compito di dimostrare, con un voto trasparente, da che parte sta. Perché i fondi di coesione devono costruire ponti, non carri armati.



















