Nelle pieghe della nuova Legge di Bilancio, appena arrivata al Senato per l’esame parlamentare, spunta una voce passata quasi inosservata ma destinata a far discutere.
L’avvocato Greco l’ha definita senza mezzi termini “una bomba ad orologeria” inserita nel testo finanziario: un fondo strutturale da 100 milioni di euro all’anno, che entrerà in vigore dal 2026 e che, secondo il giurista, “potrà essere utilizzato liberamente dalla politica per finanziare emendamenti e progetti di parte”.
Il fondo nascosto nell’articolo 132 della manovra
Il riferimento è all’articolo 132 della manovra economica, una norma composta da appena poche righe ma dal potenziale enorme.
Il testo recita:
“È istituito un fondo con una dotazione di 100 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2026, destinato al potenziamento delle finalità istituzionali delle amministrazioni dello Stato.”
Una formulazione volutamente generica che, secondo Grevo, “apre la porta a un uso discrezionale e potenzialmente politico di una somma ingente, inserita nel bilancio dello Stato come voce permanente”.
L’avvocato ha spiegato in un video diffuso online che il fondo “non è temporaneo, ma strutturale, quindi resterà attivo di anno in anno, finché qualcuno non deciderà di cancellarlo con una nuova legge”.
Greco: “Così i partiti avranno un salvadanaio per le proprie spese politiche”
Nel suo intervento, l’avvocato denuncia la natura opaca della misura:
“Questo fondo – ha dichiarato – è un salvadanaio istituzionale, un paracadute che la politica potrà usare per finanziare le proprie iniziative o correggere gli emendamenti senza dover ogni volta giustificare le coperture economiche, come invece richiede la Costituzione. È come dire: mettiamo da parte 100 milioni, così se serve, possiamo spenderli dove vogliamo.”
Secondo il giurista, l’intento dichiarato di “rendere più ordinato il processo della manovra” nasconde in realtà un meccanismo che istituzionalizza la spesa discrezionale.
“È il modo più elegante – ha aggiunto – per legalizzare le cosiddette ‘marchette di bilancio’, cioè quei piccoli finanziamenti distribuiti sul territorio per accontentare elettori e gruppi di pressione locali.”
“Una magia contabile che bypassa la Costituzione”
Grevo parla apertamente di “magia contabile” e di aggiramento delle regole costituzionali sulla copertura delle spese pubbliche.
“La Costituzione – spiega – impone che ogni nuova spesa sia accompagnata da una copertura certa. Ma se nel bilancio esiste già un fondo ‘jolly’ da cui attingere, ogni vincolo salta. È come creare un conto segreto dello Stato da cui i partiti possono pescare senza rendere conto a nessuno.”
Un meccanismo, secondo l’avvocato, che “trasforma il processo legislativo in un banchetto permanente, in cui maggioranza e opposizione potranno spartirsi risorse pubbliche senza controllo”.
Un fondo per tutti: anche l’opposizione partecipa al tesoretto
L’aspetto più controverso, sottolinea Greco, è che il fondo non sarà riservato al governo, ma potrà essere utilizzato anche dai gruppi parlamentari dell’opposizione.
“È la parte più intelligente – e più inquietante – del piano”, afferma. “Condividere il tesoretto significa eliminare i contrasti: se tutti hanno la loro fetta, nessuno protesta. Così si compra il silenzio di chi dovrebbe vigilare.”
In altre parole, un consenso bipartisan costruito attorno alla gestione del denaro pubblico, con il rischio di neutralizzare il ruolo di controllo del Parlamento.
Una misura permanente che rischia di sfuggire a ogni controllo
Ciò che rende la norma particolarmente delicata è la sua permanenza nel tempo.
Non si tratta di un fondo straordinario legato a un’emergenza o a una riforma specifica, ma di una voce fissa del bilancio statale, destinata a rinnovarsi ogni anno automaticamente.
“Questa non è una toppa temporanea – conclude Greco – ma un nuovo capitolo di spesa pubblica permanente. Un fondo che durerà finché qualcuno non avrà il coraggio di cancellarlo. E intanto, ogni anno, cento milioni di euro finiranno dove decide la politica. Non i cittadini.”
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VIDEO:
La denuncia dell’avvocato Grevo ha riacceso il dibattito sulla trasparenza della spesa pubblica e sulla moralità delle scelte di bilancio.
In un momento in cui il governo discute di tagli alla sanità, all’istruzione e al welfare, l’esistenza di un fondo di questo tipo solleva domande inevitabili.
Chi controllerà l’utilizzo di quei 100 milioni?
Chi deciderà a chi destinarli?
E soprattutto: perché nessuno ne parla?
“È la solita storia – conclude l’avvocato – cambiano i governi, ma la logica resta la stessa.
Quando si tratta di tagliare, tocca ai cittadini.
Quando si tratta di spendere, la politica trova sempre un modo per salvarsi.”



















