Un’accusa dura, senza filtri, quella lanciata da Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, durante un’intervista a #PresaDiretta. Con parole nette, Albanese ha tracciato un quadro drammatico del conflitto in corso, denunciando non solo le azioni di Israele, ma anche la responsabilità attiva dell’Occidente, Italia compresa.
“Israele avanza sempre durante le guerre”
Francesca Albanese ha spiegato che, storicamente, ogni fase di guerra o conflitto viene sfruttata da Israele per avanzare i propri obiettivi territoriali attraverso la pulizia etnica dei territori palestinesi residui.
“È successo nel ’48, è successo nel ’67 e succede anche oggi”, ha dichiarato, riferendosi rispettivamente alla Nakba – l’espulsione di circa 750.000 palestinesi durante la guerra del 1948 – e alla Guerra dei Sei Giorni del 1967, che vide l’occupazione della Cisgiordania, di Gaza e di Gerusalemme Est.
Secondo Albanese, l’attuale offensiva israeliana si iscrive nella stessa logica: distruggere, sfollare e eliminare la presenza palestinese dai territori ancora sotto controllo arabo.
“L’Occidente non è indifferente: è complice”
Contro una narrazione molto diffusa, che dipinge l’Occidente come spettatore passivo o indifferente, Francesca Albanese ribalta completamente la prospettiva:
“Secondo me non è così, perché l’Occidente sta dando manforte a Israele”, ha affermato.
A sostegno della sua tesi, la relatrice dell’ONU ha citato il continuo trasferimento di armi verso Israele da parte dei Paesi occidentali, compresa l’Italia, che proprio in questi mesi si appresta a rinnovare il suo accordo di partenariato con Tel Aviv, nonostante l’aggravarsi delle violazioni dei diritti umani.
“L’Occidente non è indifferente: è complice”
Contro una narrazione molto diffusa, che dipinge l’Occidente come spettatore passivo o indifferente, Francesca Albanese ribalta completamente la prospettiva:
“Secondo me non è così, perché l’Occidente sta dando manforte a Israele”, ha affermato.
A sostegno della sua tesi, la relatrice dell’ONU ha citato il continuo trasferimento di armi verso Israele da parte dei Paesi occidentali, compresa l’Italia, che proprio in questi mesi si appresta a rinnovare il suo accordo di partenariato con Tel Aviv, nonostante l’aggravarsi delle violazioni dei diritti umani.
Gaza: una tragedia ignorata
Nel contesto del conflitto a Gaza, che ha visto il numero delle vittime civili crescere drammaticamente, le parole di Albanese risuonano come un monito amaro.
La campagna militare in corso viene definita senza mezzi termini come parte di un più ampio progetto di pulizia etnica, mascherato dietro la retorica della sicurezza e della lotta al terrorismo.
La denuncia della relatrice ONU pone l’accento su una delle questioni più spinose e meno dibattute nel panorama occidentale: il rischio che, attraverso l’appoggio politico, economico e militare, i governi europei e nordamericani diventino corresponsabili di crimini internazionali.
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Francesca Albanese chiude il suo intervento con un richiamo alla coscienza collettiva: il rispetto del diritto internazionale non può essere soggetto a doppie morali o a convenienze geopolitiche.
Il diritto dei palestinesi a vivere liberi e sicuri nei propri territori è un principio che deve essere difeso senza ambiguità, anche a costo di rivedere profondamente alleanze e strategie politiche.
La sua intervista a #PresaDiretta, già molto commentata sui social con l’hashtag #GazaGenocide, segna un momento importante di verità scomoda nel dibattito pubblico, richiamando l’urgenza di una riflessione seria e coraggiosa sulle responsabilità occidentali nella tragedia mediorientale.
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