La denuncia shock di Scarpinato (M5S): Il rapporto tra Forza Italia e Mafia – IL VIDEO

Una denuncia durissima, pronunciata con la forza e la lucidità di chi ha trascorso una vita in prima linea contro la criminalità organizzata.
L’ex procuratore generale di Palermo ed ex magistrato antimafia Roberto Scarpinato, oggi senatore del Movimento 5 Stelle, ha accusato frontalmente Forza Italia, sostenendo che il partito fondato da Silvio Berlusconi abbia “portato nel cuore dello Stato i campioni della borghesia mafiosa”.

Durante un intervento pubblico, Scarpinato ha usato parole che hanno immediatamente suscitato reazioni e polemiche:

“Forza Italia ha portato nel cuore dello Stato i campioni della borghesia mafiosa. Vi faccio un piccolo elenco: Marcello Dell’Utri, Antonino D’Alì, Nicola Cosentino, Amedeo Matacena. Tutti condannati, tutti figure di potere, tutti esponenti di una rete che ha dato alla mafia legittimità e accesso alle istituzioni.”

Gli uomini simbolo di un sistema di potere

Nel suo intervento, il senatore ha elencato alcuni dei casi più noti che, nel corso degli anni, hanno coinvolto figure di vertice di Forza Italia:

Marcello Dell’Utri, cofondatore del partito e per anni braccio destro di Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Antonino D’Alì, ex sottosegretario agli Interni e senatore, ritenuto vicino al boss Matteo Messina Denaro e condannato a sei anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’Economia, considerato il punto di riferimento politico del clan dei Casalesi, condannato per rapporti con la camorra.

Amedeo Matacena, ex deputato, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, fuggito a Dubai per evitare il carcere e legato alla ’ndrangheta reggina.


> “Tutti questi uomini – ha detto Scarpinato – hanno rappresentato un modello di potere basato sulla complicità tra politica e criminalità. Un sistema che ha permesso alla mafia di sedersi dentro le istituzioni e di condizionare scelte economiche e legislative del Paese.”


“Un’emergenza democratica”

Per Scarpinato, la questione non è soltanto giudiziaria ma profondamente politica e morale.

“Questa è la ragione per cui ci troviamo in una situazione di emergenza democratica. Quando la mafia non spara più ma partecipa al potere, quando siede nei consigli di amministrazione e negli uffici pubblici, vuol dire che lo Stato ha smesso di difendersi da essa.”

 

L’ex magistrato ha ricordato che la definizione di “borghesia mafiosa” fu usata già da Leonardo Sciascia e poi ripresa da studiosi e inchieste giudiziarie per indicare quella fascia sociale di professionisti, imprenditori e politici che non appartengono direttamente alla criminalità, ma ne condividono interessi, logiche e vantaggi.

“È una classe dirigente che si muove con eleganza, che indossa giacca e cravatta, che non uccide ma firma contratti e decreti. Ed è questa borghesia mafiosa che Forza Italia ha portato dentro lo Stato.”

Un’eredità ancora presente

Scarpinato ha poi sottolineato come molte di quelle figure, pur avendo subito condanne o inchieste, continuino a godere di influenza politica o mediatica.

“Nonostante tutto, questi personaggi hanno ancora voce, contano ancora nei territori, vengono celebrati o difesi da settori del potere economico e politico. È la prova che l’Italia non ha mai chiuso i conti con la stagione dell’intreccio tra mafia e politica.”

Secondo il senatore, l’eredità di quel sistema “non appartiene solo al passato”, ma continua a manifestarsi in forme più sottili: nella gestione degli appalti, nella penetrazione delle mafie nell’economia legale e nei rapporti con la pubblica amministrazione.

 

Una lezione di memoria e responsabilità

Le parole di Scarpinato rappresentano una riflessione amara ma lucida sullo stato della democrazia italiana.
Il suo intervento si inserisce in un dibattito più ampio sulla responsabilità politica dei partiti che, negli anni, hanno beneficiato del consenso proveniente da aree grigie, in cui potere economico, criminalità e politica si sono intrecciati.

“La lotta alla mafia non è finita con le stragi – ha concluso –. È cambiata forma. Oggi la mafia non chiede più favori, li compra. E se la politica continua a offrirsi al miglior offerente, allora la vera emergenza è dentro lo Stato, non fuori.”

Leggi anche

VIDEO:

La denuncia di Scarpinato riapre una ferita mai rimarginata della storia repubblicana: il rapporto tra il potere politico e il potere criminale.
Un tema che, a oltre trent’anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, continua a rappresentare il nodo irrisolto della democrazia italiana.

E mentre le sue parole fanno discutere, resta l’interrogativo più inquietante: quanto di quella “borghesia mafiosa” continua ancora oggi a muoversi silenziosamente nei palazzi del potere?

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini