In un’accusa durissima, rilanciata sui social e ripresa in diversi ambienti politici alternativi, si denuncia un inquietante parallelismo tra le politiche di austerità degli anni passati e le nuove direttive sulla spesa militare. Dopo l’imposizione del 3% di deficit nei bilanci statali, che durante gli anni dell’austerità europea venne giustificata come necessaria “disciplina” economica, ora si punta a imporre agli Stati membri il 2% di spesa sulla difesa.
Nel mirino della denuncia ci sono i principali attori della governance europea: Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, e Mario Draghi, ex premier italiano e oggi figura centrale nei progetti di rilancio e riforma economica dell’Unione.
Il parallelo con la crisi della Grecia e l’austerity
Il testo dell’accusa richiama alla memoria il dramma vissuto dalla Grecia durante la crisi del debito sovrano. L’imposizione del tetto del 3% di deficit da parte della Troika – composta da Commissione Europea, BCE e FMI – viene rievocata come l’inizio di un lungo periodo di sacrifici sociali devastanti: tagli massicci alla sanità, alla scuola, riduzione dei salari, aumento vertiginoso della disoccupazione e povertà diffusa.
La narrazione proposta evidenzia come quella stagione fu venduta all’opinione pubblica con la retorica della “disciplina necessaria”, ma si rivelò in realtà un attacco diretto al welfare state a vantaggio dei grandi interessi finanziari internazionali.
Il nuovo vincolo: il 2% per la difesa
Secondo la denuncia, oggi si sta ripetendo lo stesso copione, ma con un nuovo slogan: “Serve sicurezza!”.
Questa volta il vincolo riguarda la spesa militare, con l’obiettivo di raggiungere almeno il 2% del PIL destinato alle forze armate, come da accordi NATO e spinta politica dei principali governi europei, Italia inclusa.
Un vincolo che, sottolineano i critici, drenerebbe miliardi di euro dai bilanci pubblici, soldi che potrebbero essere invece utilizzati per ospedali, scuole, reddito per le famiglie e servizi sociali.
Non solo: si paventa che il 2% sia soltanto un primo passo verso obiettivi ancora più ambiziosi, con voci che parlano già di un possibile aumento della soglia al 5%, trasformando così la spesa militare in una delle principali voci di bilancio nazionale.
“Numeri scelti a caso per massacrare il welfare”
L’accusa principale è chiara: sia il 3% imposto ai tempi dell’austerity, sia il 2% ora preteso per la difesa, sarebbero numeri arbitrari, scelti senza un reale fondamento scientifico o economico, ma utilizzati come strumenti politici per indirizzare l’economia a vantaggio di specifici settori: prima le banche e i mercati finanziari, oggi l’industria bellica.
“La vera emergenza – si legge nel testo – non è la sicurezza militare, ma povertà, disuguaglianza e stato sociale a pezzi. Difendono i mercati, non la nostra vita.”
Si parla apertamente di una “rapina legalizzata”, condotta a spese dei cittadini europei, mascherata da necessità geopolitica, mentre i veri problemi interni – il crescente disagio sociale, la disoccupazione giovanile, il degrado dei servizi pubblici – vengono ignorati o trattati come secondari.
Marco degli Angeli:
“CI RIPROVANO: DOPO IL 3%, ORA CI FREGANO COL 2%!
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Un appello alla consapevolezza
Il messaggio si chiude con un appello accorato: il nemico non è fuori, non è una minaccia esterna astratta, ma è rappresentato da chi svende il futuro delle prossime generazioni, orientando le priorità economiche in favore dei profitti delle multinazionali dell’industria bellica e dei grandi fondi finanziari, a scapito dei bisogni concreti dei cittadini.
Un invito a non lasciarsi ingannare dalla nuova retorica della sicurezza, ma a rimanere vigili e a difendere il welfare, la sanità, l’istruzione e i diritti sociali, oggi più che mai sotto attacco.



















