Per settimane era rimasta lontana dal centro della scena politica nazionale, almeno sul piano mediatico. Dopo le dimissioni dal governo, arrivate al termine di una fase segnata da pressioni politiche, inchieste giudiziarie e crescente imbarazzo dentro la maggioranza, Daniela Santanchè ha scelto di tornare a parlare pubblicamente. E lo ha fatto da un luogo che racconta bene la sua doppia identità: quella di senatrice di Fratelli d’Italia e quella di imprenditrice.
L’occasione è stata l’inaugurazione del suo nuovo stabilimento balneare di lusso, il Tala Beach, a Marina di Pietrasanta, in Versilia. È da lì che l’ex ministra del Turismo ha risposto ai cronisti, affrontando i temi più delicati: il rapporto con Giorgia Meloni, le dimissioni, il futuro in Fratelli d’Italia, le indiscrezioni su possibili nuovi approdi politici e i procedimenti giudiziari che continuano a pesare sulla sua figura pubblica.
Le sue parole hanno subito riacceso il dibattito. Santanchè non rinnega la premier, anzi la difende e la definisce “la migliore”. Ma allo stesso tempo non nasconde la ferita per l’uscita dal governo: “Non è stato giusto farmi dimettere”, ha dichiarato.
Le dimissioni e la ferita ancora aperta
Sono passati poco più di due mesi dal momento in cui Daniela Santanchè ha lasciato il ministero del Turismo. Secondo quanto riportato, le sue dimissioni sarebbero arrivate su richiesta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in una fase politica particolarmente delicata per l’esecutivo.
La decisione era maturata dopo settimane di tensioni e dopo il peso crescente dei casi giudiziari che coinvolgono l’ex ministra. A rendere il quadro ancora più complesso era stato anche il clima politico successivo al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, con il governo alle prese con una fase di evidente difficoltà.
Da quel 25 marzo, Santanchè è tornata a svolgere il ruolo di senatrice e ha ripreso pienamente anche la sua attività imprenditoriale. Ma la ferita politica, a giudicare dalle sue parole, non si è rimarginata.
L’ex ministra sostiene che la richiesta di dimissioni non sia stata legata al suo operato politico e amministrativo. “Non è stato giusto farmi dimettere e non è dipeso dalla mia attività politica e amministrativa”, ha affermato, rivendicando il lavoro svolto al dicastero del Turismo.
“Giorgia è la migliore”: la fedeltà a Meloni nonostante lo strappo
Il passaggio più significativo riguarda il rapporto con Giorgia Meloni. Perché Santanchè, pur dichiarando di aver vissuto come ingiusta la sua uscita dal governo, non rompe con la presidente del Consiglio. Al contrario, ribadisce una fedeltà politica netta.
“Giorgia Meloni è il capo del mio partito”, ha spiegato. Poi la frase destinata a diventare il cuore politico della sua intervista: “Giorgia è la migliore, tifo per lei”.
Parole che servono a sgombrare il campo dall’ipotesi di una frattura personale o politica insanabile. Santanchè racconta di aver avuto ancora contatti con la premier, anche attraverso messaggi WhatsApp. Il rapporto, secondo la sua versione, sarebbe rimasto “immutato”.
Eppure, dietro la fedeltà dichiarata, resta evidente una tensione. L’ex ministra continua infatti a ritenere ingiusta la modalità con cui è stata costretta a lasciare l’incarico. Da una parte c’è la disciplina di partito e il sostegno alla leader; dall’altra, la convinzione di aver pagato un prezzo politico troppo alto.
La difesa del lavoro al ministero
Santanchè rivendica anche il lavoro svolto al ministero del Turismo. Nel suo ragionamento, la sua attività amministrativa non avrebbe giustificato l’uscita dal governo. Per questo invita a chiedere alle associazioni di categoria quale sia stato il suo contributo.
“Credo di aver fatto bene”, ha detto, respingendo l’idea che le dimissioni siano state la conseguenza di un fallimento politico o gestionale.
La sua ricostruzione è chiara: non avrebbe lasciato l’incarico per ragioni legate al ministero, ma per una pressione esterna, legata a vicende che, a suo giudizio, non c’entravano con il suo lavoro di ministra. In questo senso, la richiesta pubblica di dimissioni da parte di Meloni viene vissuta come un passaggio doloroso ma accettato per senso di responsabilità politica.
“Non ho vinto un concorso per fare la ministra”, ha spiegato, ricordando di aver accettato una proposta della presidente del Consiglio. E proprio per questo, davanti alla richiesta della premier, ha scelto di farsi da parte.
“Non sono sul mercato”: il messaggio a chi la dava vicina a Forza Italia
Un altro punto centrale riguarda il futuro politico. Nei mesi scorsi erano circolate indiscrezioni su un possibile avvicinamento di Santanchè a Forza Italia e a Marina Berlusconi. L’ex ministra, però, ha smentito con decisione ogni ipotesi di cambio di casacca.
“Per me c’è solo Fratelli d’Italia, non li lascerei mai”, ha dichiarato. E ancora: “Non sono sul mercato”.
È una formula netta, pensata per chiudere ogni spazio alle interpretazioni. Santanchè vuole restare dentro FdI, continuare a sostenere la linea di Giorgia Meloni e non alimentare l’idea di un suo riposizionamento nel centrodestra.
Il messaggio è rivolto sia agli alleati sia al suo stesso partito. Santanchè resta dentro Fratelli d’Italia e rivendica la propria appartenenza politica, anche dopo una delle fasi più difficili della sua carriera.
L’affondo contro Vannacci
Nel corso del suo intervento, Santanchè ha toccato anche il tema degli equilibri futuri del centrodestra e delle prossime elezioni politiche. In particolare, ha lanciato una provocazione nei confronti del generale Roberto Vannacci, figura sempre più discussa nel perimetro della destra italiana.
La domanda posta dall’ex ministra è politica e identitaria: “Vorrei capire il generale da che parte sta, con la Russia o con l’Ucraina? Contro i terroristi o con chi spalleggia Hamas?”.
Santanchè avverte che, prima di costruire accordi, bisogna chiarire le posizioni. Un messaggio che sembra rivolto non solo a Vannacci, ma anche a chi nel centrodestra potrebbe immaginare nuove alleanze o convergenze senza una piena chiarezza sui temi internazionali.
Il punto è delicato: politica estera, guerra, rapporti con Mosca, Ucraina, Medio Oriente e sicurezza diventano elementi centrali nella definizione del campo politico. Santanchè si posiziona su una linea chiara e chiede agli altri di fare altrettanto.
I procedimenti giudiziari: Visibilia, Inps e Ki Group
La parte più pesante della vicenda resta quella giudiziaria. Daniela Santanchè è coinvolta in più fronti processuali e investigativi, che hanno avuto un impatto rilevante sulla sua esperienza al governo.
Le questioni riguardano, secondo quanto riportato, il falso in bilancio, la bancarotta fraudolenta e la truffa aggravata ai danni dell’Inps. Sono vicende diverse, con stati procedurali differenti, che l’ex ministra respinge nel merito, rivendicando la propria volontà di dimostrare che le accuse non sono giuste.
La vicenda relativa all’Inps riguarda il periodo del Covid. Secondo l’impostazione accusatoria, tredici dipendenti di Visibilia avrebbero lavorato in smart working mentre l’azienda li avrebbe dichiarati in cassa integrazione, incassando circa 126mila euro di aiuti. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per questo caso.
Santanchè è inoltre imputata per falso in bilancio in relazione a Visibilia. Il rinvio a giudizio, secondo quanto riportato, è arrivato nel gennaio dello scorso anno. Per quanto riguarda invece la bancarotta fraudolenta, le indagini riguardano anche società collegate al mondo Ki Group.
Come sempre, vale il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Ma sul piano politico e mediatico, il peso di queste vicende è stato enorme.
“Processo mediatico”: la denuncia dell’ex ministra
Santanchè non nega il peso delle inchieste, ma contesta soprattutto il modo in cui sono state raccontate. Secondo l’ex ministra, in Italia conterebbe più il processo mediatico che quello nelle aule di giustizia.
“In questo Paese interessa il processo mediatico, non quello nelle aule di giustizia”, ha affermato.
È una frase che riassume la sua linea difensiva pubblica. Santanchè ritiene di essere finita al centro di un tiro al bersaglio mediatico e politico. A suo giudizio, le vicende giudiziarie sarebbero state usate per costruire un racconto di colpevolezza prima ancora del confronto processuale.
L’ex ministra distingue anche le diverse posizioni. Sostiene di dover rispondere direttamente del falso in bilancio in quanto amministratrice delegata di Visibilia, mentre su altre vicende richiama il ruolo di aziende legate al padre di suo figlio.
Una relazione, dice, che le avrebbe fatto pagare “un prezzo altissimo”.
Una donna politica tra difesa personale e appartenenza di partito
Il ritorno pubblico di Daniela Santanchè fotografa una figura politica che non intende arretrare. Da una parte c’è la difesa personale, durissima, rispetto alle accuse e al racconto mediatico. Dall’altra c’è la volontà di restare pienamente dentro Fratelli d’Italia, senza aprire fronti polemici con Giorgia Meloni.
È una posizione complessa. Santanchè rivendica di aver lavorato bene, considera ingiusta la sua uscita dal governo, ma non mette in discussione la leadership della premier. Anzi, la rafforza pubblicamente.
La scelta è politica: evitare che la sua vicenda personale diventi una spaccatura dentro FdI o un problema per Meloni. Allo stesso tempo, però, l’ex ministra vuole far sapere di non sentirsi sconfitta, né messa ai margini.
Il nuovo stabilimento e il ritorno alla scena pubblica
Anche il luogo scelto per parlare non è casuale. Il Tala Beach, nuovo stabilimento balneare di lusso in Versilia, diventa il simbolo della nuova fase di Santanchè. Non più ministra, ma senatrice e imprenditrice. Non più al centro del governo, ma ancora dentro il circuito politico e mediatico.
L’immagine è forte: mentre si prepara ad affrontare i procedimenti giudiziari, Santanchè inaugura una nuova attività e torna davanti ai cronisti. Un modo per comunicare che la sua carriera non è finita e che intende restare protagonista.
La sua stessa frase sul futuro lo conferma: non sa cosa farà domani, ma non ha alcuna intenzione di uscire dal campo.
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Conclusione: Santanchè non rompe con Meloni, ma la ferita resta
Le parole di Daniela Santanchè segnano il suo ritorno pubblico dopo una delle fasi più difficili della sua storia politica. L’ex ministra non sceglie la strada dello scontro con Giorgia Meloni, anzi ribadisce piena fiducia nella premier e fedeltà a Fratelli d’Italia.
Ma sotto la superficie della lealtà resta una ferita evidente. Santanchè considera ingiuste le dimissioni, respinge l’idea che il suo operato al ministero sia stato messo in discussione e denuncia un accanimento mediatico e politico nei suoi confronti.
Il messaggio finale è doppio: da una parte “Giorgia è la migliore”, dall’altra “non era giusto mandarmi via”. Una formula che racconta bene il momento dell’ex ministra: fuori dal governo, ma non fuori dal partito; colpita politicamente, ma non intenzionata a sparire; sotto pressione giudiziaria, ma determinata a difendersi.
Ora il vero banco di prova sarà nelle aule di giustizia e nella capacità di Santanchè di mantenere un ruolo politico dentro Fratelli d’Italia. Perché la sua uscita dal governo ha chiuso una fase, ma le sue parole dimostrano che la partita, almeno per lei, è tutt’altro che finita.



















