ROMA — È andata in scena alla Camera dei Deputati una delle pagine più tese e imbarazzanti per il governo Meloni sul tema dei dazi commerciali, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani finito al centro di un duro attacco da parte del capogruppo del Movimento 5 Stelle, Francesco Silvestri. Un attacco che non si è limitato al merito della questione economica, ma che ha toccato anche la credibilità e la tenuta politica dell’esecutivo, con parole pesantissime risuonate tra i banchi di Montecitorio.
L’accusa frontale di Silvestri: “Lei non ha detto nulla”
Durante il suo intervento, Silvestri non ha lasciato spazio a interpretazioni. Rivolgendosi direttamente a Tajani, ha affermato senza giri di parole:
«Ministro, lei nel suo intervento non ha detto nulla».
Il deputato pentastellato ha contestato la linea del governo, accusandolo di nascondersi dietro le competenze europee per giustificare la propria incapacità di incidere sulle politiche commerciali e sull’export.
“Vi nascondete dietro l’Europa perché non avete idee”
Silvestri ha poi affondato il colpo sul piano politico, accusando il governo Meloni di non avere una visione né sul commercio internazionale né sul ruolo dell’Italia in Europa:
«Continuate a nascondervi dietro l’Europa perché non avete un’idea comune delle politiche di export e di cosa deve essere l’Europa stessa».
Un’accusa che mette in luce le divisioni interne alla maggioranza e la difficoltà di elaborare strategie autonome, soprattutto su temi cruciali come i dazi e la politica estera.
Il caso Libia e gli schiaffi subiti in silenzio
Non è mancato un riferimento alla politica estera, dove Silvestri ha richiamato l’atteggiamento remissivo dell’esecutivo:
«Lo si è visto anche con quello che è successo in Libia, dove abbiamo preso uno schiaffo in faccia e il governo non ha detto nulla».
Un’accusa che riporta alla ribalta il dossier libico, terreno su cui l’Italia, secondo l’opposizione, avrebbe subito umiliazioni senza reagire, confermando un approccio debole e subalterno agli interessi altrui.
“Noi audaci, voi pavidi”: il paragone con i governi passati
Silvestri ha poi rivendicato l’azione del governo Conte, sottolineando come, a suo dire, il Movimento 5 Stelle fosse riuscito ad ottenere risultati senza avere il potere formale per farlo:
«Quando noi abbiamo guidato il Paese, abbiamo preso per le orecchie i Paesi frugali e li abbiamo portati sulle nostre posizioni. Non avevamo i poteri per farlo, ma lo abbiamo fatto».
Il deputato grillino ha citato anche il rapporto con gli Stati Uniti, ricordando quando l’allora presidente Donald Trump annunciò investimenti in Italia:
«Quando siamo andati negli Stati Uniti, Trump ha detto: verremo a investire in Italia. Noi non avevamo il potere di farglielo dire, ma lo abbiamo fatto».
Il monito sull’Oriente e la stoccata finale
Silvestri ha poi rimarcato la necessità di diversificare i rapporti commerciali per non essere esposti ai ricatti di meccanismi come i dazi:
«Ci siamo voltati verso Oriente, per non essere più ricattati proprio con meccanismi come i dazi, e abbiamo attivato rotte commerciali».
Da qui, l’ultima, durissima stoccata contro Tajani e il governo:
«Oggi voi venite in Parlamento, dopo aver promesso l’acquisto di armi e di gas agli Stati Uniti, per dirci che il 10% dei dazi sarebbe un successo. Ha ragione nel dire che lei, Meloni e Salvini siete un po’ sfigati. Ma sa perché? Perché la fortuna aiuta gli audaci e non i pavidi».
L’imbarazzo di Tajani e il gelo in Aula
Il colpo di scena è arrivato proprio su queste ultime parole, con il termine «sfigati» pronunciato apertamente in Aula. Un’espressione che ha provocato brusii e sguardi imbarazzati tra i banchi della maggioranza, mentre Tajani, visibilmente infastidito, ha scelto di non replicare immediatamente, forse per non alimentare ulteriori polemiche.
Un episodio destinato a pesare sul governo
Questa dura reprimenda rappresenta un chiaro segnale delle tensioni crescenti tra maggioranza e opposizione, soprattutto su temi che toccano la credibilità internazionale del governo Meloni. L’episodio non passerà inosservato: la figuraccia di Tajani, rimasto senza risposte concrete e attaccato con termini così duri, rischia di indebolire ulteriormente l’immagine dell’esecutivo sul fronte della politica estera e commerciale.
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L’intervento di Silvestri ha evidenziato non solo una profonda spaccatura politica, ma anche un problema strutturale nella strategia del governo. Tajani è stato accusato di portare avanti una politica estera «pavida», incapace di difendere gli interessi nazionali in Europa e nel mondo, e di cedere troppo facilmente ai diktat americani.
La polemica non si esaurirà qui: l’opposizione è pronta a cavalcare il tema dei dazi e dell’export per mettere alle strette Meloni e i suoi ministri, in un’estate che si annuncia incandescente sul piano politico e diplomatico. Tajani, dopo questa figuraccia, dovrà necessariamente studiare una controffensiva per non rimanere schiacciato tra le critiche interne ed esterne.



















