La giornalista de “il sole 24 ore” denuncia tutto in diretta TV su Meloni – Assurdo! IL VIDEO SHOCK

Roma, 24 ottobre 2025 – È uno di quei momenti televisivi destinati a lasciare il segno.
Ieri sera, nella puntata di PiazzaPulita su La7, Corrado Formigli ha pronunciato un editoriale durissimo contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusandola di “ipocrisia” sulla libertà di stampa e sulla difesa del giornalismo d’inchiesta.

Un attacco diretto, lucido e implacabile: dieci domande, una dietro l’altra, che smontano — pezzo dopo pezzo — la narrazione ufficiale del governo sulla libertà dei media in Italia.

“Gentile Presidente Meloni, lei ha espresso solidarietà a Sigfrido Ranucci dopo l’attentato subito. Ma come si concilia quella solidarietà con ciò che realmente fate ogni giorno contro l’informazione libera di questo Paese?”

Con queste parole, Formigli ha aperto quello che molti sui social hanno già definito “l’editoriale più coraggioso della televisione italiana dell’ultimo anno”.

“Libertà di stampa o governo di querele?”

Il punto di partenza è la dichiarazione di Giorgia Meloni dopo l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report:

“La libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori inalienabili delle nostre democrazie”, aveva detto la premier.

Formigli, in diretta, ha ribaltato la narrazione con un elenco serrato di contraddizioni.

“Come si può parlare di libertà di stampa – ha chiesto – quando il suo partito e il suo governo continuano a presentare querele temerarie contro giornalisti e trasmissioni critiche? Quasi tutte queste cause finiscono archiviate o assolte, ma servono a intimidire e a mettere paura.”

Una denuncia che tocca uno dei temi più caldi del dibattito politico: le querele bavaglio, usate come strumento di pressione contro l’informazione d’inchiesta.

“La Rai è occupata, la stampa spiata”

Il conduttore ha poi rivolto l’attenzione al controllo dei media pubblici.

“Come si concilia la libertà di stampa con l’occupazione sistematica e pervasiva della Rai? Come si concilia con il fatto che il direttore del principale telegiornale pubblico fosse stato perfino proposto come suo portavoce a Palazzo Chigi?”

Formigli ha citato anche i casi di spionaggio ai danni dei giornalisti, con riferimento al software Paragon, e le restrizioni legislative introdotte dal governo che limitano la pubblicazione di intercettazioni e ordinanze giudiziarie.

“Queste norme – ha detto – non proteggono la privacy, ma impediscono all’opinione pubblica di sapere, di capire, di giudicare.”

Le “veline di governo” e la propaganda quotidiana

Uno dei passaggi più taglienti è stato quello sulle “veline” che, secondo il conduttore, partono ogni mattina da Palazzo Chigi verso i giornali amici:

“Come si concilia la libertà di stampa con le note del sottosegretario Fazzolari, inviate ai giornalisti ‘amici’ per orientare i titoli e i contenuti delle cronache politiche?”

 

Formigli ha poi ricordato gli attacchi sistematici ai conduttori non graditi, anche attraverso i canali ufficiali del partito di governo, Fratelli d’Italia.

“È accettabile che il primo partito del Paese, che guida il governo, usi i suoi profili ufficiali per denigrare giornalisti e programmi televisivi? È questa la vostra idea di democrazia mediatica?”

“E infine: perché si sottrae alle domande?”

L’ultima delle dieci domande è quella che più sintetizza il senso dell’intero editoriale:

“Come si concilia la libertà di stampa con il suo sistematico sottrarsi alle domande? Con le conferenze chiuse, le interviste concordate, le dirette senza contraddittorio?”

Una domanda che rimanda al rapporto sempre più teso tra Giorgia Meloni e la stampa non allineata: dalla Rai “filtrata” alle tensioni con la stampa estera, fino al caso Report che ha riacceso il dibattito sulla libertà d’informazione in Italia.

“Solidarietà inutile se nulla cambia”

Nella parte finale, il giornalista ha dedicato parole di sostegno a Sigfrido Ranucci e alla redazione di Report, definendo la loro attività “necessaria per il buon funzionamento della democrazia”.

“A che servono tutte queste dichiarazioni di solidarietà se da domani nulla cambierà per chi cerca la verità? Se i giornalisti continueranno a subire querele, intimidazioni, campagne d’odio? Non bastano le parole: servono fatti.”

Un passaggio accolto dallo studio con un applauso spontaneo, mentre sui social esplodevano i commenti di sostegno: “Finalmente qualcuno ha il coraggio di parlare chiaro”, scrivono molti utenti.

 

Un attacco che scuote il dibattito pubblico

L’editoriale di Formigli arriva in un momento delicatissimo per la libertà di stampa in Italia:

il caso Ranucci e la presunta multa del Garante della Privacy;

l’occupazione politica della Rai denunciata anche da organismi internazionali;

il ritardo nel recepimento dello European Media Freedom Act, che rischia di esporre l’Italia a una procedura d’infrazione Ue.


Nel suo discorso, Formigli ha intrecciato tutti questi elementi in una accusa complessiva al sistema di potere meloniano, costruito – secondo lui – su una “rete di controllo mediatico e intimidazione politica”.

Leggi anche

VIDEO:
Conclude Formigli, con la voce ferma ma carica di amarezza:

“Ho fatto quello che ogni giornalista dovrebbe fare: domande. Dieci domande, una più scomoda dell’altra. So che non riceveranno risposta, ma proprio per questo era necessario farle.”

Un monologo che in pochi minuti ha trasformato un talk show in un atto politico di denuncia.
E che oggi, rimbalzando sui social e nelle redazioni, segna una nuova frattura tra la stampa critica e un governo sempre più allergico al dissenso.

“Dieci domande, dieci ferite aperte”, scrive un commentatore.
E forse, come ha detto lo stesso Formigli, “non c’è miglior segnale di libertà che continuare a farle, anche quando chi comanda preferisce il silenzio”.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini