Roma, 11 novembre 2025 – ore 21:30
Un intervento lucido, netto, e diventato subito virale.
Durante la puntata di Otto e Mezzo su La7, la storica Michela Ponzani ha demolito le posizioni del generale e vice segretario della Lega Roberto Vannacci, accusandolo di «analfabetismo storico» e di un uso distorto della memoria collettiva italiana.
Con tono pacato ma deciso, Ponzani ha dichiarato:
“Siamo nel 2025. Perché il vice segretario della Lega dovrebbe riscrivere pagine di storia, che tra l’altro non è il suo lavoro?”
Una frase che ha immediatamente fatto il giro dei social, raccolta da migliaia di utenti che hanno rilanciato le sue parole come una risposta necessaria al revisionismo che da settimane accompagna le dichiarazioni pubbliche di Vannacci.
“Ignoranza della storia contemporanea”
La storica ha poi incalzato, parlando apertamente di una preoccupante deriva culturale nel discorso politico:
“Vannacci dimostra un’evidente ignoranza della storia contemporanea. Non serve essere accademici per capire cosa rappresentò il fascismo nella storia italiana. Basterebbe leggere ciò che Benito Mussolini scriveva nel 1919 sul Popolo d’Italia:
‘Noi siamo la dittatura sorta dalla piazza contro il Parlamento. Vogliamo sovvertire il Parlamento, schiuma infetta della società italiana.’”
Parole che, secondo Ponzani, dovrebbero bastare a “sgomberare ogni dubbio” sulla natura autoritaria e antidemocratica del fascismo, oggi spesso banalizzato o reinterpretato da chi tenta di proporne una lettura “patriottica” o “identitaria”.
Un colpo diretto al revisionismo politico
L’intervento di Michela Ponzani arriva in un momento in cui il generale Vannacci, ormai stabilmente nel ruolo di vice segretario della Lega, è protagonista di una serie di dichiarazioni controverse sulla storia italiana, la Resistenza e la memoria antifascista.
La storica ha però rifiutato la logica del “dibattito politico” su questioni che dovrebbero essere dati di fatto:
“Non possiamo discutere se il fascismo sia stato bene o male: lo dicono i documenti, lo dice la storia. Il punto non è l’opinione, ma la conoscenza.”
Una stoccata che ha colpito nel segno, ribadendo la differenza tra il mestiere dello storico e la propaganda politica.
Ponzani: “La storia non si riscrive a colpi di slogan”
Durante la trasmissione condotta da Lilli Gruber, Michela Ponzani ha sottolineato come il problema non sia soltanto Vannacci, ma una tendenza sempre più diffusa a manipolare la memoria pubblica:
“Oggi assistiamo a un linguaggio politico che vuole piegare la storia a un racconto identitario, travisandola. Ma la storia non si riscrive a colpi di slogan.”
La studiosa, nota per i suoi lavori su fascismo, memoria e violenza di Stato, ha poi ricordato che «la libertà democratica di cui godiamo oggi nasce proprio dall’antifascismo», invitando a difendere la verità storica come fondamento della vita civile.
Le reazioni: applausi e sostegno sui social
Il commento di Ponzani ha scatenato un’ondata di consensi online.
Su X (ex Twitter), l’hashtag #Vannacci è finito in tendenza insieme a #ottoemezzo e #Ponzani, con centinaia di utenti che hanno ringraziato la storica per “aver riportato la storia nei suoi confini reali, lontani dalla propaganda”.
Molti hanno sottolineato come le sue parole rappresentino una risposta «alta e civile» all’imbarbarimento del dibattito pubblico.
Altri, ironicamente, hanno scritto: “Servirebbe un corso accelerato di storia contemporanea per certi politici.”
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Michela Ponzani, con la calma degli studiosi e la precisione dei fatti, ha ricordato che la memoria storica non è un campo di battaglia ideologico, ma una responsabilità collettiva.
E il suo messaggio, in un tempo di revisionismi e fake news, risuona più forte che mai:
“La storia non è un’opinione. È un’eredità che va conosciuta, rispettata e difesa. Sempre.”




















