La giovanissima deputata UE mette a tacere l’Europarlamento – Il discorso epico – VIDEO

Nell’aula di Strasburgo, nel pieno di una fase in cui l’Unione europea tenta faticosamente di ricalibrare il rapporto con la nuova amministrazione americana e con un quadro geopolitico sempre più instabile, l’eurodeputata Benedetta Scuderi (Alleanza Verdi e Sinistra, gruppo Verdi/ALE) ha portato in plenaria un messaggio netto: la sovranità europea non può essere una parola d’ordine buona per i comunicati, ma deve diventare una scelta politica concreta.

La frase che sintetizza il senso del suo intervento è tagliente e immediata: «Trump chiede, l’Europa esaudisce». Un’accusa che, nelle intenzioni della parlamentare, descrive un’Europa troppo spesso pronta ad adattarsi all’agenda altrui – dagli Stati Uniti alle dinamiche di potenza globali – rinunciando pezzo dopo pezzo a autonomia strategica e credibilità internazionale.

Il contesto: sovranità europea tra crisi, pressioni esterne e risposta UE

Il discorso di Scuderi si colloca in un passaggio politicamente denso: in plenaria si discuteva, tra l’altro, delle conclusioni del Consiglio europeo del 18 dicembre 2025 e del rafforzamento della sovranità europea “di fronte alle crescenti tensioni geopolitiche”. È il terreno su cui oggi si misura la capacità dell’UE di agire da soggetto politico, non solo da mercato.

In quei giorni, lo stesso clima europeo era descritto come una prova di compattezza (o di fatica) nei rapporti con Washington, tra posture più prudenti e tentazioni di “appeasement” e, al contrario, ipotesi di contromisure e risposta commerciale.

“Basta doppi standard”: l’attacco sulla credibilità e sul diritto internazionale

Il punto più politico dell’intervento di Scuderi è il tema dei doppi standard. Secondo la parlamentare, l’Europa perde autorevolezza quando invoca regole e diritto internazionale “a geometria variabile”, cioè non in modo universale. Per Scuderi la sovranità non si difende con slogan, ma con una coerenza verificabile: stesse regole per tutti, sempre.

Nel suo intervento – riportato dalle cronache – l’eurodeputata arriva ad accusare una parte dell’Aula di rifiutare sanzioni contro Netanyahu e parla di “genocidio” riferendosi a Gaza: un passaggio volutamente durissimo, che punta a denunciare una frattura tra principi proclamati e scelte politiche praticate.

“Subalternità agli Stati Uniti”: dazi, gas americano e spesa militare

La seconda linea di attacco è diretta: l’Europa – sostiene Scuderi – accetta decisioni e indirizzi che rafforzano nuove dipendenze, invece di costruire autonomia. È qui che pronuncia la sequenza più polemica: «Abbiamo accettato i dazi, abbiamo accettato di comprare il gas americano e l’aumento della spesa militare», fino alla conclusione: «Trump chiede, l’Europa esaudisce».

Il senso politico della frase è chiaro: per Scuderi, il problema non è “essere anti-americani”, ma essere europei. Cioè evitare che la postura dell’Unione venga dettata dalla necessità di compiacere l’alleato o di inseguire l’urgenza del momento, senza una strategia propria.

L’idea di sovranità proposta da Scuderi: non un’Europa più dura, ma più autonoma

La parte più strutturata dell’intervento non si ferma alla denuncia. Scuderi propone una definizione operativa di sovranità europea, articolata su tre pilastri che riprendono esattamente il senso del testo che hai riportato:

1) Autonomia energetica e industriale
Per l’eurodeputata la risposta “seria” passa da un’accelerazione della transizione e dalla costruzione di basi industriali europee più solide, così da non sostituire una dipendenza con un’altra e da non subire ricatti – espliciti o impliciti – in fase di crisi.

2) Autonomia digitale
Scuderi inserisce l’autonomia digitale nello stesso livello di urgenza di energia e industria: la sovranità, oggi, è anche capacità di controllo su infrastrutture, dati, filiere tecnologiche e potere delle piattaforme. Per questo chiede un’Europa capace di dotarsi di strumenti e regole e di non delegare la propria sicurezza democratica agli algoritmi o a poteri extraeuropei.

3) Politica estera comune e difesa comune
Qui arriva un passaggio decisivo: Scuderi contrappone l’idea di una vera Unione a quella che definisce “il riarmo di ventisette Stati”. In sostanza: se l’Europa vuole contare, non può sommare 27 posture nazionali (spesso divergenti), ma deve costruire una linea comune, una politica estera comune e una difesa comune coerente con il diritto internazionale.

Il bersaglio “interno”: l’Europa divisa e la spinta dell’estrema destra

Nella ricostruzione del suo intervento, Scuderi non individua pressioni solo “esterne”. Parla anche di attacchi interni e cita l’estrema destra europea – con riferimenti a leader come Orban e Salvini – accusandola di giocare di sponda tra Putin e Trump, frammentando l’Unione e indebolendo ogni tentativo di autonomia.

È un punto politicamente centrale: l’autonomia europea, nella sua lettura, non è solo questione di rapporti con Washington, ma anche di equilibri interni all’UE, dove l’idea di sovranità viene spesso usata per riportare potere agli Stati nazionali, rendendo l’Unione più fragile e più ricattabile.

“Non 27 riarmi”: la frase che diventa linea politica

Il cuore del discorso, per come emerge dal testo che hai riportato e dalle cronache, è una tesi: l’Europa è credibile solo se smette di reagire e comincia a decidere.

E decidere, per Scuderi, significa:

applicare il diritto internazionale in modo coerente e universale;

costruire autonomia energetica, industriale e digitale;

agire come una vera Unione, con politica estera comune, non con 27 strategie militari nazionali.

Leggi anche

VIDEO:

Il punto politico che resta, dopo un intervento del genere, è scomodo: l’Europa non può rivendicare “sovranità” se poi la esercita solo a giorni alterni, o solo quando conviene. Per Scuderi, la credibilità europea non si misura nelle dichiarazioni, ma nella capacità di tenere insieme principi e scelte: stessi criteri sul diritto internazionale, stessa ambizione sull’autonomia energetica e tecnologica, stessa direzione sulla politica estera.

In una stagione in cui “autonomia strategica” rischia di diventare un’etichetta vuota – buona per i discorsi ma incapace di orientare le decisioni – Scuderi prova a riempirla di contenuto, anche a costo di usare parole divisive. Ed è proprio lì che il suo messaggio colpisce: non basta dire “Europa”. Bisogna scegliere se l’Europa vuole essere un soggetto o una conseguenza.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini