La decisione di Madrid
La Spagna di Pedro Sánchez rompe gli indugi e annuncia misure durissime contro Israele per il massacro in corso a Gaza. Il premier ha dichiarato che Madrid imporrà un embargo totale sulla vendita di armi e un divieto di ingresso nei porti spagnoli a navi e aerei che trasportano carburante o materiale militare destinato all’Idf (le Forze di difesa israeliane). Una scelta che segna un punto di svolta nella posizione europea e che mette in difficoltà i governi rimasti fermi alle condanne di circostanza.
Sánchez: “Non è difesa, è sterminio”
Il premier ha usato parole chiarissime: “Quello che fa Israele non è difendersi, ma sterminare un popolo indifeso e violare le leggi del diritto umanitario”. Sánchez ha ricordato i numeri dell’orrore: 60mila palestinesi morti, di cui oltre 20mila bambini, due milioni di sfollati dalle proprie case, metà dei quali minorenni. “Proteggere il tuo Paese è una cosa, bombardare ospedali e uccidere per fame bambini innocenti è un’altra. Questo – ha aggiunto – è un attacco ingiustificabile contro la popolazione civile che il relatore delle Nazioni Unite definisce genocidio”.
L’attacco all’Europa: indifferenza e complicità
Sánchez ha poi rivolto un duro monito ai governi europei che, a differenza di Madrid, non hanno ancora assunto misure concrete: “Le grandi potenze finiscono per trovarsi intrappolate tra indifferenza e complicità”. Nel mirino soprattutto l’Italia di Giorgia Meloni, che non ha ancora varato l’embargo sulle armi, e che continua a mantenere rapporti politici e commerciali con Israele, limitandosi a frasi di condanna generiche.
Il riconoscimento dello Stato di Palestina
Il premier socialista ha ricordato come la Spagna sia stata la prima in Europa a proporre ufficialmente il riconoscimento dello Stato di Palestina, invitando gli altri Paesi a seguirne l’esempio. “Senza un atto di coraggio politico – ha spiegato – l’Europa continuerà a guardare da spettatrice a un genocidio”.
Italia immobile: il paradosso Meloni-Salvini
Il contrasto con l’Italia è lampante. Mentre Sánchez assume decisioni storiche, il governo Meloni si limita a proclami e indignazioni di facciata. La premier ha parlato di Israele che “ha superato il limite”, ma nei fatti continua a sostenere Netanyahu, anche con forniture di armi prodotte in Italia. E Salvini, che dovrebbe occuparsi di infrastrutture e sicurezza, non ha speso una parola chiara sulla carneficina in corso, preferendo concentrarsi sul Ponte sullo Stretto.
L’attacco di Giuseppe Conte
“Sanchez sta offrendo il suo contributo per tentare di fermare il genocidio a Gaza: ha annunciato misure per consolidare l’embargo di armi con Israele, il divieto di transito nei porti e nei cieli spagnoli di navi e aerei che trasportano combustibile e materiale di difesa destinato a Israele, il divieto di accesso in Spagna per chi partecipa alla mattanza di palestinesi e altre ancora. E il Governo Meloni? Selfie con il cappellino, la traduzione in arabo della “Pimpa” e premi ai ministri per l’amicizia con un governo criminale.”
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Più Sánchez, meno Meloni
La mossa della Spagna mostra come l’Europa possa alzare la voce e incidere davvero contro l’orrore di Gaza. Più Sánchez, meno Meloni e Salvini: questa la lezione che arriva da Madrid. Mentre in Italia il governo resta immobile e ambiguo, la Spagna sceglie la strada del coraggio politico, schierandosi dalla parte del diritto internazionale e dei bambini palestinesi massacrati.
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La scelta di Pedro Sánchez segna un cambio di passo che mette a nudo le contraddizioni dell’Europa e, in particolare, dell’Italia. Mentre Madrid passa dalle parole ai fatti, adottando misure concrete contro Israele, il governo Meloni resta fermo a dichiarazioni di facciata, incapace di assumere decisioni coraggiose.
A sostegno del premier spagnolo si è schierato anche Giuseppe Conte, che ha definito le misure annunciate da Madrid un contributo essenziale per fermare il genocidio a Gaza, contrapposte al vuoto politico e alle ambiguità del governo italiano.
Il messaggio che arriva da questa sponda europea è chiaro: non basta indignarsi, occorre agire. Più Sánchez e Conte, meno Meloni e Salvini: solo con scelte coraggiose e coerenti l’Europa potrà davvero difendere il diritto internazionale e i bambini palestinesi massacrati.



















