Una proposta forte e simbolica scuote il Parlamento europeo. La delegazione del Movimento 5 Stelle ha presentato un’iniziativa che punta a creare un fondo europeo dedicato ai figli dei giornalisti uccisi a Gaza, un gesto concreto di solidarietà verso le vittime della guerra e verso la libertà di stampa, sempre più sotto attacco.
La proposta: un fondo per i figli dei giornalisti uccisi
L’idea prende spunto dall’appello del filosofo Eugenio Mazzarella e trova sostegno nelle parole degli europarlamentari pentastellati. Secondo il M5S, l’Unione europea non può più limitarsi a dichiarazioni di circostanza, ma deve assumersi la responsabilità di difendere non solo i giornalisti, ma anche le loro famiglie, duramente colpite dal conflitto.
Il fondo servirebbe a garantire sostegno economico e percorsi educativi ai figli dei reporter palestinesi uccisi. Una misura che si ispira a precedenti esperienze, come il Premio Daphne Caruana Galizia per il giornalismo, istituito dal Parlamento europeo in memoria della cronista maltese assassinata nel 2017.
Gaza: giornalisti nel mirino
Il contesto in cui nasce la proposta è drammatico. Solo pochi giorni fa, un attacco a un ospedale di Gaza ha provocato la morte di cinque giornalisti. Ma i numeri sono ben più gravi: dall’inizio del conflitto, 270 operatori dell’informazione hanno perso la vita sotto i bombardamenti israeliani.
Secondo il M5S, non si tratta di episodi casuali: “Per l’esercito israeliano eliminare tutte le voci libere è una precisa e deliberata volontà politica”. Una denuncia dura che mette in evidenza la volontà del governo Netanyahu di soffocare ogni testimonianza indipendente proveniente dalla Striscia.
Le accuse all’Unione europea
Il Movimento 5 Stelle non risparmia critiche a Bruxelles. Finora, sostengono gli eurodeputati, l’UE è rimasta afona di fronte al massacro. Non è stato promosso alcun embargo di armi contro Israele, né è stato messo in discussione l’accordo di associazione UE-Israele del 2000, che regola i rapporti commerciali e politici tra le due parti.
Il M5S accusa l’Europa di essersi rifugiata dietro comunicati di condanna vuoti, che non hanno prodotto alcun effetto concreto e non hanno fermato il genocidio in corso.
Il richiamo alla lettera di Mariam Abu Dagga
La proposta è stata rafforzata anche dal riferimento a una vicenda che ha commosso l’opinione pubblica internazionale: la lettera dedicata al figlio della giornalista Mariam Abu Dagga, uccisa a Gaza pochi giorni fa.
Partendo da questo gesto, il M5S chiede all’Europa di passare dalle parole ai fatti, trasformando la solidarietà simbolica in azioni tangibili di supporto a chi ha perso non solo un genitore, ma anche un punto di riferimento insostituibile.
Una sfida politica e morale
L’iniziativa pentastellata è tanto più significativa perché mette l’Unione europea davanti a un bivio politico e morale: continuare a mantenere rapporti privilegiati con Israele, nonostante le violazioni del diritto internazionale, oppure schierarsi apertamente a fianco delle vittime, difendendo la libertà di stampa e i principi umanitari.
Il contesto: cronisti nel mirino e risposta dell’UE
Secondo il M5S Europa, i cinque reporter uccisi si aggiungono a un bilancio tragico: 270 operatori dei media hanno perso la vita a Gaza dall’inizio del conflitto . Sostenendo che l’Europa è rimasta finora “afona” di fronte a questi attacchi, la delegazione chiede misure concrete: un fondo solidale che assista i figli delle vittime, oltre a chiedere un embargo sulle armi indirizzate a Israele e la revisione dell’accordo di associazione UE-Israele del 2000.
La portata simbolica dell’iniziativa è rafforzata dalla concomitanza con una storica votazione politica in Italia: la Camera ha approvato all’unanimità una legge che istituisce il 3 maggio come Giornata Nazionale in memoria dei giornalisti uccisi nell’esercizio della professione.
Supporto civile e il ruolo dell’Ordine dei Giornalisti
A livello civile, Articolo21 ha rilanciato l’urgenza della mobilitazione, esortando a “alzare la voce”, organizzando presidi davanti a ambasciate e chiedendo protezione concreta per i cronisti a Gaza.
Anche l’Ordine dei Giornalisti ha condannato “l’ennesima uccisione di giornalisti a Gaza” come un atto “vile e spietato” e ha denunciato il tentativo di offuscare la memoria e il lavoro delle vittime, sottolineando la necessità di un’azione più vigorosa da parte delle istituzioni
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Conclusione: un segnale di rottura
La mossa del M5S in Parlamento europeo è destinata a far discutere. Non solo perché propone un aiuto concreto alle famiglie dei giornalisti palestinesi uccisi, ma anche perché rompe il silenzio assordante delle istituzioni europee sul conflitto.
Se l’iniziativa dovesse trovare sostegno, potrebbe segnare un cambio di passo nelle politiche dell’UE, oggi accusata di immobilismo. In caso contrario, resterebbe comunque un atto di denuncia forte e simbolico, capace di mettere in luce le contraddizioni di un’Europa che proclama i diritti ma fatica a difenderli.



















