In Senato è in discussione il disegno di legge n. 1627 a prima firma Maurizio Gasparri (Forza Italia), presentato come intervento “per il contrasto all’antisemitismo”. Il testo, però, sta accendendo un dibattito acceso perché salda il tema dell’odio antiebraico alla critica delle politiche dello Stato di Israele, con possibili ricadute su scuola, università, diritto di parola e di protesta.
I punti chiave del disegno di legge
Adozione integrale della definizione IHRA
L’articolo 1 “adotta l’integrale definizione operativa di antisemitismo” dell’IHRA, con riferimento alla risoluzione del Parlamento europeo 2017/2692. È la cornice concettuale su cui poggia l’intero ddl. Senato della RepubblicaFormazione obbligatoria (anche su antisionismo)
L’articolo 2 affida a cinque ministeri (Difesa, Giustizia, Interno, Istruzione e Università) corsi di formazione iniziale e continua destinati a militari, magistrati, prefetture, forze di polizia, docenti delle scuole di ogni grado e docenti/ricercatori universitari. Il comma 2 prevede inoltre corsi annuali per studenti “per contrastare le manifestazioni di antisemitismo, incluso l’antisionismo”.
Prevenzione, segnalazioni e sanzioni in scuole e atenei
L’articolo 3 demanda a un regolamento (a firma di Istruzione, Università, Interno e Giustizia) procedure per la tempestiva segnalazione di “atti a carattere razzista o antisemita” e prevede sanzioni disciplinari per personale scolastico, docenti e ricercatori che non ottemperino ai doveri di prevenzione e segnalazione (richiamo all’art. 492 T.U. Scuola e all’art. 10 legge 240/2010). Senato della RepubblicaModifica all’art. 604-bis c.p.
L’articolo 4 inserisce tra le ipotesi punite anche la propaganda/istigazione fondata su avversione o violenza contro gli ebrei e “la negazione della Shoah o del diritto all’esistenza dello Stato di Israele o alla sua distruzione”, con aumento di pena se commessa tramite segni/simboli/immagini.
Perché il testo fa discutere
Il nodo sta nel rapporto tra antisemitismo e antisionismo. La definizione IHRA è spesso accompagnata da esempi applicativi che, secondo i critici, rischiano di sovrapporre la critica dello Stato di Israele (o dell’ideologia sionista) all’odio antiebraico. A preoccupare, nel ddl, è soprattutto la ricaduta operativa: la formazione che include l’“antisionismo” tra i fenomeni da contrastare e il sistema di segnalazioni/sanzioni in ambito scolastico e accademico, visto come possibile disincentivo alla libertà di insegnamento e di ricerca. Analisi critiche in questa direzione sono state rilanciate in queste settimane da osservatori e testate che seguono l’iter parlamentare.
Non solo Gasparri: gli altri testi in Commissione
In 1ª Commissione Affari Costituzionali sono stati incardinati anche altri due disegni di legge sul tema “antisemitismo e ordine pubblico”:
un ddl a prima firma Massimiliano Romeo (Lega);
un ddl a firma Ivan Scalfarotto (Italia Viva).
Diverse ricostruzioni giornalistiche sottolineano che tali proposte potrebbero comprimere la libertà di manifestazione (specie sulle piazze pro-Palestina), alimentando il timore di un “effetto bavaglio” nel dibattito pubblico. L’iter risulta effettivamente assegnato alla 1ª Commissione; i contenuti sono in discussione e oggetto di pareri di più commissioni.
La denuncia politica: “legge bavaglio”
In questo clima si inserisce la denuncia pubblica di Tosa (rilanciata in rete), che definisce il ddl 1627 “la madre di tutte le leggi vergogna”, accusandolo di:
vietare paragoni storici (es. crimini di Israele vs Germania nazista);
bollare come “antisemita” l’uso del termine “apartheid” riferito allo Stato di Israele;
criminalizzare l’accusa di “genocidio”;
creare a scuola un clima di delazione e sospetto;
confondere antisemitismo (odio razziale) e antisionismo (posizione politica).
Si tratta di una presa di posizione politico-civile, dura nei toni, che riflette l’allarme di una parte della società civile su libertà di espressione, accademia e diritto di protesta (posizione che convive con quella, opposta, di chi considera l’IHRA uno strumento necessario a contrastare l’odio antiebraico).
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Il ddl Gasparri pone una domanda di fondo: come reprimere efficacemente l’antisemitismo senza trasformare la critica delle politiche di uno Stato in reato d’opinione?
L’adozione integrale della definizione IHRA, l’estensione della formazione obbligatoria che include l’“antisionismo”, l’obbligo di segnalazione con sanzioni in scuole e atenei e l’innesto sull’art. 604-bis c.p. sono scelte che alzano l’asticella: da un lato possono rafforzare gli strumenti contro l’odio, dall’altro rischiano di comprimere libertà accademica e diritto di critica quando entrano in un’area grigia (paragoni storici, terminologia come “apartheid”, valutazioni su crimini internazionali).
In parallelo, i ddl Romeo e Scalfarotto alimentano l’idea di un pacchetto restrittivo che, nel complesso, potrebbe ridisegnare spazi di dissenso e protesta. Toccherà al Parlamento circostanziare definizioni, delimitare ambiti applicativi, garantire che nessuna norma trasformi l’opinione politica in reato, mantenendo saldo l’obiettivo condiviso: combattere davvero l’antisemitismo, senza scivolare in un bavaglio che indebolirebbe la democrazia costituzionale.



















