È stato un momento semplice, sobrio e potentissimo.
Di quelli che, senza bisogno di slogan o grandi discorsi, sanno raccontare tutto.
Oggi, di fronte al Mausoleo delle Fosse Ardeatine a Roma, luogo sacro della memoria antifascista italiana, è accaduto qualcosa che merita di essere ricordato.
Durante la visita istituzionale del ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, un uomo si è avvicinato a lui. Portava al collo una bandiera della pace, simbolo universale di dialogo, rispetto e non violenza. Con calma, senza alcuna ostilità, gli ha rivolto parole che risuonano come un monito e insieme come una carezza alla nostra democrazia.
«Le voglio ricordare, a lei e a tutto il governo, che voi governate in questo Paese, in democrazia e libertà, grazie alla lotta partigiana.
Lo ricordi a tutti i ministri e alla Presidente del Consiglio.
Canti con noi “Bella ciao”.»
Poi, tra la folla radunata per celebrare il 25 aprile, sono risuonate le note di Bella ciao, il canto partigiano per eccellenza, simbolo della Resistenza italiana contro il nazifascismo.
Un coro spontaneo, pieno di emozione e dignità.
Il ministro che se ne va
Tajani non ha risposto.
Non ha cantato.
Si è allontanato in silenzio.
La sua reazione – o meglio, la sua non reazione – ha lasciato un vuoto pesante nell’aria, come se un’occasione importante fosse stata sciupata.
Un’occasione per riconoscere, senza ambiguità e senza paura, che la libertà di cui tutti oggi godiamo – governo compreso – è stata conquistata con il sacrificio di migliaia di donne e uomini che seppero dire no al fascismo, no alla dittatura, no all’orrore.
Non si trattava di esibire appartenenze politiche.
Non si trattava di ideologie.
Si trattava semplicemente di ricordare che la nostra democrazia esiste perché qualcuno, settant’anni fa, ha avuto il coraggio di lottare per essa.
La forza della memoria
La scena accaduta alle Fosse Ardeatine racchiude perfettamente il senso profondo del 25 aprile.
Non è una festa “di parte”. Non è una celebrazione divisiva, come alcuni vorrebbero far credere.
È la festa della libertà ritrovata.
È il giorno in cui si onora chi ha restituito dignità a un Paese che il fascismo aveva gettato nella guerra, nella miseria, nella vergogna.
Il cittadino con la bandiera della pace non ha insultato, non ha gridato, non ha provocato.
Ha solo ricordato, pacatamente, un dato storico che nessuno dovrebbe dimenticare: senza la Resistenza, oggi non saremmo qui a discutere liberamente, a votare liberamente, a governare liberamente.
Ed è giusto che chi riveste ruoli pubblici, chi siede nei palazzi del potere, non smarrisca mai questa memoria.
Bella ciao: molto più di una canzone
Cantare Bella ciao il 25 aprile non è un vezzo nostalgico.
Non è una questione di appartenenze ideologiche.
Bella ciao è diventata, per il mondo intero, l’inno dei popoli che si ribellano all’oppressione.
È la voce della dignità umana che si leva contro ogni forma di tirannia.
Rifiutarsi di riconoscere il valore di quella canzone – o di partecipare al suo coro – significa rinnegare la storia migliore di questo Paese.
Significa dimenticare che la libertà non è mai un dono: è sempre una conquista.
Una giornata da non dimenticare
Oggi, mentre qualcuno cerca di riscrivere il passato, di “sdrammatizzare” il fascismo, di delegittimare l’antifascismo come valore universale, quel semplice gesto, quel semplice ricordo alle Fosse Ardeatine assume un valore ancora più grande.
In quel luogo di dolore, dove 335 italiani – civili, militari, sacerdoti, ebrei – furono trucidati per rappresaglia dai nazisti nel marzo 1944, un cittadino ha ricordato al potere politico un fatto essenziale: senza la Resistenza, senza il coraggio di chi lottò contro l’occupazione e la dittatura, oggi nessuno potrebbe parlare di libertà, di diritti, di democrazia.
E forse proprio lì, davanti a quelle tombe silenziose, sarebbe bastato un piccolo gesto: un sì.
Un canto.
Una parola chiara.
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Una frase netta, quasi celebrativa, che in poche ore ha fatto il giro dei social. Con un post pubblicato sulle
Sarebbe bastato dire: “Sì, ricordiamo. Sì, siamo grati. Sì, siamo antifascisti.”
Invece, il ministro è andato via.
Ma le parole di quell’uomo, il suo invito a non dimenticare, resteranno.
Sobriamente.
Con la forza di chi sa che la memoria non si spegne.
Con la dolcezza ostinata di chi sa che la libertà va difesa ogni giorno.
Buon 25 aprile a chi non dimentica.
Buon 25 aprile a chi sa che la libertà non è mai scontata.
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