La nuova gaffe di Nordio? Ecco cosa ha detto in Senato. Tutti rimasti sotto shock! – IL VIDEO

Se scatta l’allarme, la vittima si rifugi in una chiesa o in una farmacia”. Le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, pronunciate durante il question time al Senato il 15 maggio, hanno scatenato un’ondata di polemiche e indignazione. Il tema è delicatissimo: l’utilizzo del braccialetto elettronico nei casi di violenza sulle donne. Un dispositivo pensato per prevenire reati gravi e, in molti casi, salvare vite.

Ma è proprio l’efficacia di questo strumento a finire sotto la lente, e soprattutto il carico di responsabilità che – nelle parole del ministro – sembra gravare ancora una volta sulle spalle delle vittime.

Nordio: “Il braccialetto dà l’allerta, ma non basta. La vittima deve agire”

“Il funzionamento del braccialetto elettronico è molto spesso incompatibile con i mezzi di trasporto delle persone – ha detto Nordio –. Quando scatta l’allarme, la distanza tra vittima e potenziale aggressore è spesso tale che le forze dell’ordine non riescono ad arrivare in tempo”. Da qui la proposta implicita: “Serve un’allerta alla vittima, affinché possa trovare da sola un rifugio sicuro, magari in una chiesa, in una farmacia o in un luogo protetto”.

Un’affermazione che ha immediatamente acceso il dibattito pubblico. “Queste parole rappresentano una resa dello Stato”, ha commentato sui social una nota attivista contro la violenza di genere. “Si scarica sulla vittima l’onere di salvarsi, quando dovrebbe essere compito delle istituzioni proteggerla”.

I limiti del dispositivo: “Dieci chilometri possono non bastare”

Nordio ha poi affrontato un nodo tecnico cruciale: la distanza minima che dovrebbe separare vittima e aggressore affinché il sistema funzioni. “Se si ritiene che dieci chilometri siano sufficienti – ha spiegato – si sottovaluta la rapidità con cui oggi ci si può spostare. Il magistrato deve valutare caso per caso, tenendo conto dei mezzi di locomozione, che spesso annullano le distanze”.

Insomma, il messaggio del ministro è chiaro: il braccialetto elettronico non è un salvavita automatico. È solo un deterrente, e il margine di intervento delle forze dell’ordine è limitato. Da qui l’appello, a tratti surreale, alla “autodifesa” delle vittime.

I dati: calano gli omicidi, ma il problema resta grave

Nordio ha però rivendicato alcuni risultati positivi ottenuti con l’adozione più estesa del braccialetto elettronico. “Sono circa 13mila i dispositivi attivati – ha detto – di cui oltre 5.800 per casi di stalking e 7.000 per monitoraggi in ambito penale. L’effetto tangibile è una maggiore efficacia della tutela preventiva”.

Il ministro ha citato numeri precisi: tra il 1° gennaio e il 22 settembre 2024, gli omicidi sono scesi da 260 a 215 (-17%). Le vittime di genere femminile sono passate da 91 a 76 (-16%). I delitti in ambito familiare e affettivo da 116 a 103 (-11%). “Non possiamo essere soddisfatti – ha precisato – ma il trend è in calo. Ed è un segnale importante”.

Critiche da opposizione e centri antiviolenza

Nonostante i numeri, il passaggio più discusso resta quello sull’autodifesa delle donne. “Una dichiarazione gravissima – ha detto la senatrice Cecilia D’Elia (PD) – che tradisce l’idea di fondo di questo governo: la sicurezza delle donne non è una priorità”. Sulla stessa linea anche l’ex ministra Valeria Fedeli: “Chiedere alle vittime di correre in farmacia è disumano. Serve prevenzione, serve formazione, serve più personale nelle procure”.

Durissime anche le reazioni delle associazioni: “Lo Stato deve garantire protezione, non indicare rifugi di fortuna”, ha dichiarato l’associazione D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. “Le chiese e le farmacie non sono presidi di salvezza, sono luoghi pubblici e non protetti. Serve una rete capillare di case rifugio, interventi rapidi e misure realmente dissuasive”.

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Un modello che funziona a metà

Il braccialetto elettronico è stato introdotto nel 2001 in Italia per controllare soggetti sottoposti a misure restrittive. Da allora ha trovato applicazione anche nei casi di violenza di genere. Ma il sistema presenta lacune note: i dispositivi sono costosi, pochi, e spesso l’attivazione è lenta. Inoltre, le vittime non sono sempre adeguatamente informate o preparate a reagire.

Nel 2023, l’Unione Europea ha raccomandato agli Stati membri di rafforzare i sistemi di protezione per le vittime di violenza domestica, prevedendo anche l’utilizzo congiunto di braccialetto elettronico e dispositivi “antipanico” forniti alle vittime stesse. Ma in Italia la copertura resta parziale.

Una dichiarazione che fa rumore

Nel clima teso di un Paese dove il femminicidio è ancora una piaga quotidiana, le parole di Nordio risuonano come un campanello d’allarme. Non solo per ciò che dicono, ma per quello che implicano: una gestione della sicurezza fondata più sulla responsabilità individuale che su una reale tutela collettiva.

Il ministro ha cercato di giustificare l’inefficacia di uno strumento presentato fino a pochi mesi fa come “centrale nella strategia di prevenzione”. Ma lo ha fatto suggerendo una via di fuga, letteralmente. E stavolta, per molti, è la fiducia nelle istituzioni a doversi rifugiare altrove.
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