ROMA, 7 novembre 2025 – Una nuova, clamorosa inchiesta di Report riaccende i riflettori sul rapporto tra politica e istituzioni indipendenti. Secondo documenti esclusivi mostrati dal programma di Sigfrido Ranucci, Agostino Ghiglia, membro del Garante per la Privacy e indicato a suo tempo da Fratelli d’Italia, avrebbe avvisato Giorgia Meloni – allora leader dell’opposizione – in anticipo sul parere negativo dell’Autorità in merito al Green Pass.
L’episodio risale al 23 aprile 2021, in piena pandemia, quando il Garante inviò al governo Draghi un parere molto critico sul decreto “Riaperture”, segnalando “gravi criticità per i pass vaccinali”.
Secondo quanto ricostruito da Report, Ghiglia avrebbe scritto alla Meloni in tempo reale per informarla della posizione assunta dall’Autorità, anticipando un documento riservato e di grande impatto politico.
La risposta della leader di FdI sarebbe stata telegrafica ma eloquente:
“Visto, ora esco. Bravo.”
Poco dopo, Fratelli d’Italia fu il primo partito a diffondere una nota pubblica contro il governo Draghi, citando il parere del Garante e denunciando “un decreto inaccettabile che calpesta le libertà degli italiani”.
Lo scambio “riservato” e le nuove ombre sull’indipendenza del Garante
Secondo Report, Ghiglia avrebbe poi informato gli uffici dell’Autorità di aver avuto quell’interlocuzione con la Meloni. Tuttavia, il fatto che un membro di un organo indipendente abbia anticipato a un leader politico il contenuto di un atto istituzionale riservato solleva un caso delicato sul piano dell’etica pubblica e dell’autonomia delle Authority.
L’inchiesta si inserisce in un quadro già teso, dopo le recenti polemiche sulla multa da 150mila euro inflitta a Report dal Garante, decisione che aveva spinto Ranucci a denunciare “pressioni e condizionamenti politici”.
Ora, il nuovo capitolo rischia di trasformarsi in una bomba istituzionale.
Il Movimento 5 Stelle, con una nota ufficiale dei suoi parlamentari in Commissione di Vigilanza Rai, ha reagito duramente:
“Secondo quanto emerge da Report, il 23 aprile 2021 Ghiglia avvisava Giorgia Meloni, allora leader dell’opposizione, mentre il Garante ‘indipendente’ ammoniva il governo Draghi. Lei rispondeva: ‘Bravo, ora esco’. Tempismo perfetto, quasi da cinema.”
M5S: “Ghiglia si dimetta. La privacy non si gestisce da Colle Oppio”
Il gruppo M5S parla di un “rapporto di complicità politica” tra Ghiglia e Fratelli d’Italia, e chiede le dimissioni immediate del componente del Garante e dell’intero Collegio:
“La privacy degli italiani non può essere amministrata come una succursale di Colle Oppio. È inaccettabile che un’autorità indipendente diventi il megafono del partito di governo.”
I pentastellati ricordano inoltre che Ghiglia, pochi giorni prima della sanzione contro Report, era stato visto entrare nella sede romana di Fratelli d’Italia in via della Scrofa, dove si trovava Arianna Meloni, sorella della premier e responsabile organizzativa del partito.
“Curioso – aggiungono i 5 Stelle – che dopo quella visita e la successiva multa, nessuno a destra abbia sentito l’urgenza di spiegare il perché. Forse il silenzio è diventato il gioco preferito a casa Meloni: chi parla perde.”
Meloni e la “tempesta perfetta”: tra passato e presente
Per la presidente del Consiglio, la rivelazione arriva in un momento politicamente delicato: da una parte la manovra economica sotto accusa per i benefici concentrati sui redditi più alti, dall’altra le tensioni sulla Rai e il caso Ranucci, diventato ormai simbolo dello scontro tra libertà d’informazione e potere politico.
La nuova inchiesta di Report riapre anche il dibattito sulla permeabilità delle istituzioni indipendenti rispetto ai partiti. Se confermata, la corrispondenza tra Ghiglia e Meloni minerebbe uno dei pilastri dell’ordinamento: la separazione tra politica e autorità di garanzia.
La replica del Garante e le prossime mosse
Per ora, nessuna dichiarazione ufficiale da parte del Garante per la Privacy, che si limita a parlare di “ricostruzioni giornalistiche da verificare”.
Ma a Montecitorio e a Palazzo Madama già si parla di una possibile audizione urgente di Ghiglia in Commissione Affari Costituzionali.
Anche in Rai, dove Report continua a subire pressioni e tagli, l’atmosfera è elettrica.
Sigfrido Ranucci, che in queste settimane ha denunciato querele e minacce, commenta con amarezza:
“Non è una questione personale, ma di trasparenza. I cittadini hanno il diritto di sapere se chi controlla la loro privacy risponde al Parlamento o a un partito.”
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Conclusione: un’altra crepa nel muro dell’indipendenza
La rivelazione di Report getta una nuova ombra sull’attuale governo e sulle dinamiche di potere che collegano organi di garanzia e politica.
Se i messaggi tra Ghiglia e Meloni saranno confermati, non si tratterà solo di una questione di opportunità, ma di una potenziale violazione della fiducia istituzionale.
Nel frattempo, Report promette di mostrare i documenti integrali domenica sera, in una puntata che si preannuncia esplosiva.
“Ancora una volta – scrive Ranucci – la verità è scomoda. Ma il nostro mestiere è proprio questo: non smettere mai di cercarla.”



















