Durante la puntata di È sempre Cartabianca su Rete 4, Francesca Pascale, ex compagna di Silvio Berlusconi, ha lanciato un duro attacco al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e al suo progetto di Ponte sullo Stretto di Messina. Un intervento che, a sorpresa, ha riportato nel dibattito pubblico la differenza di approccio tra il berlusconismo originario e la propaganda leghista di oggi.
“Questo ponte è approssimativo e Salvini non ascolta il volere dei cittadini. Il progetto originale era di Berlusconi, ma con criteri ben diversi. Salvini fa solo propaganda”, ha dichiarato Pascale nel corso della trasmissione condotta da Bianca Berlinguer.
Un’affermazione che racchiude non solo una critica politica, ma anche un richiamo alla storia. Pascale ha ricordato come il progetto del Ponte nacque negli anni Duemila, durante i governi Berlusconi, ma non fu mai realizzato per mancanza di condizioni tecniche e finanziarie adeguate.
“Mi piacerebbe ricordare che questo progetto non parte dall’idea di progresso che ha Salvini, ma da quella di Silvio Berlusconi, che aveva un’altra serietà. Era nel programma elettorale, ma non fu mai realizzato perché non c’erano i criteri giusti”, ha spiegato Pascale.
“Le grandi opere vanno fatte con criteri di associazione e di socialità, non con superficialità o per spot elettorali.”
Un progetto simbolico, ma sempre sospeso tra promesse e polemiche
Il Ponte sullo Stretto è tornato al centro della scena politica nel 2023, quando il governo Meloni ha deciso di riattivare la società Stretto di Messina S.p.A., ferma dal 2013, e di riprendere il vecchio progetto del consorzio guidato da Impregilo.
Da allora, le perplessità non sono mancate: costi in crescita, mancanza di studi aggiornati sul rischio sismico, problemi ambientali e infrastrutturali. Nonostante questo, Salvini ha presentato l’opera come “il simbolo del rilancio dell’Italia e del Mezzogiorno”.
Ma secondo Pascale, questa narrazione è pura propaganda: “Il fatto che una grande opera provochi così tanti disagi e disappunti tra i cittadini significa che parte già in maniera fallimentare. Il progresso non si impone dall’alto, si costruisce con serietà e ascolto”.
Il confronto con l’idea berlusconiana
Quando Berlusconi parlava del Ponte, lo faceva come grande sogno infrastrutturale, ma sempre subordinato alla sostenibilità economica e tecnica. Persino durante i suoi governi, nonostante la retorica ottimista, non si posò mai la prima pietra: “Servono criteri, non annunci”, ricordava spesso l’allora premier.
Oggi, invece, l’operazione di Salvini — già approvata dal CIPESS ad agosto 2025 — sembra procedere senza solide basi finanziarie né valutazioni ambientali definitive.
Secondo gli ultimi documenti, il costo stimato supera 13,5 miliardi di euro, ma mancano ancora fondi certi e aggiornamenti tecnici fondamentali, come il nuovo studio di impatto ambientale, richiesto da più parti.
Una frattura anche simbolica nel centrodestra
Le parole di Francesca Pascale hanno un peso che va oltre il merito del progetto. Rappresentano anche una presa di distanza dal nuovo corso della destra, che ha trasformato le grandi opere in strumenti di identità politica più che di sviluppo.
Il richiamo alla “serietà di Berlusconi” è, in fondo, una critica implicita alla superficialità di Salvini, accusato di cercare consenso più che risultati.
“Salvini fa solo propaganda”, ha ripetuto Pascale. “La vera modernità è ascoltare i cittadini, non imporre un’opera che divide e non convince.”
Una frase che suona come una lezione politica al leader leghista, e forse anche come un monito al governo: le grandi opere non si costruiscono sui social, ma sul consenso reale dei territori.
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In definitiva, l’intervento di Francesca Pascale riporta il Ponte sullo Stretto dal terreno della propaganda a quello della verifica di realtà: numeri, studi aggiornati, sostenibilità economica, impatto sismico e ambientale, consenso dei territori. Il confronto non è più tra “visionari” e “guastafeste”, ma tra chi pretende serietà progettuale e chi usa un’opera come bandiera identitaria.
Se il governo vuole che il Ponte diventi simbolo di rilancio e non di divisione, deve dimostrarlo con trasparenza sui costi, tempistiche credibili, coperture certe e un ascolto vero delle comunità coinvolte. Altrimenti, il progetto resterà ciò che Pascale denuncia: un esercizio di marketing politico che consuma fiducia pubblica. Il Ponte, insomma, è un test di governo: o sta in piedi nei conti e nella realtà, oppure precipita nella retorica.



















