Il Fatto Quotidiano ricostruisce il malumore della premier per come è stata gestita la crisi Rai. Nel mirino, secondo il quotidiano, non tanto l’uscita di Sigfrido Ranucci dalla conduzione quanto la sequenza di errori, retromarce e tensioni che ha accompagnato la scelta
Un retroscena pesante, che aggiunge un nuovo tassello al caos scoppiato attorno a Report e alla decisione della Rai di togliere Sigfrido Ranucci dalla conduzione del programma.
Secondo quanto ricostruito da Il Fatto Quotidiano nell’edizione del 4 settembre, Giorgia Meloni sarebbe molto irritata per la gestione dell’intera vicenda. Non tanto, sostiene il giornale, per l’esito finale della scelta, quanto per il modo in cui i vertici coinvolti avrebbero affrontato la crisi, trasformando una decisione editoriale in un caso politico e mediatico sempre più difficile da controllare.
Il senso del ragionamento attribuito alla presidente del Consiglio sarebbe durissimo: a quel punto, sarebbe stato quasi meglio lasciare Ranucci al suo posto, perché attraverso una gestione confusa si sarebbe finito per rafforzarne ulteriormente l’immagine pubblica.
“Tanto valeva tenere Ranucci”
Il titolo del Fatto Quotidiano sintetizza il retroscena con una frase molto netta:
“Meglio tenere Ranucci: così l’avete fatto martire”.
Secondo gli autori dell’articolo, Alessandro Mantovani e Giacomo Salvini, chi avrebbe parlato con Meloni in questi giorni descriverebbe una premier “furiosa” per la gestione del dossier.
Il quotidiano precisa però un elemento importante: da Palazzo Chigi filtrerebbe da tempo la linea secondo cui Meloni non starebbe seguendo personalmente ogni passaggio della vicenda Rai, impegnata su dossier internazionali e interni e con l’orizzonte delle prossime elezioni ormai sempre più vicino.
Il punto del retroscena, dunque, non sarebbe quello di descrivere una premier direttamente al comando dell’operazione contro Ranucci, ma quello di raccontare il suo malcontento per come la questione sarebbe stata amministrata.
Il dossier Rai e il ruolo di Fazzolari
Secondo la ricostruzione del quotidiano, il dossier Rai sarebbe tradizionalmente seguito soprattutto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, uno degli uomini più vicini alla premier.
È qui che il retroscena si fa particolarmente interessante.
Il Fatto sostiene che Meloni avrebbe rapporti non semplici anche con l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi, ma che in questa occasione il giudizio negativo avrebbe riguardato soprattutto la gestione concreta della vicenda Report.
In particolare, il quotidiano chiama in causa Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento Rai e figura politicamente vicina a Fratelli d’Italia.
Nel mirino la gestione di Paolo Corsini
Secondo il retroscena, a Meloni non sarebbe piaciuto il modo in cui Corsini avrebbe gestito la successione di Ranucci.
La sequenza degli eventi è ormai nota.
Prima le rassicurazioni date a Ranucci. Poi il tentativo di costruire un nuovo equilibrio con la redazione. Successivamente l’annuncio di una nuova conduzione affidata a Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti. Infine, il passo indietro di Presutti e la necessità di trovare una nuova soluzione, che ha portato in primo piano il nome di Claudia Di Pasquale.
Una catena di decisioni che ha dato l’immagine di una Rai in difficoltà nel governare la transizione.
Ed è proprio questo, secondo il Fatto, il punto che avrebbe irritato Palazzo Chigi: anziché chiudere rapidamente il caso, ogni passaggio avrebbe prodotto una nuova polemica.
Dalla rimozione di Ranucci alla rivolta della redazione
La decisione di non confermare Sigfrido Ranucci alla conduzione ha provocato una reazione durissima all’interno di Report.
La redazione ha contestato apertamente le scelte dei vertici, difendendo il giornalista e mettendo in discussione la nuova struttura immaginata per il programma.
Da quel momento la vicenda ha smesso di essere una normale riorganizzazione televisiva.
È diventata uno scontro pubblico sul futuro del principale programma d’inchiesta del servizio pubblico, sulla libertà editoriale della Rai e sul rapporto tra politica e informazione.
Ogni tentativo di ricomporre la situazione ha finito per generare ulteriori tensioni.
Il tentativo di costruire un nuovo asse con gli inviati
Secondo la ricostruzione del Fatto Quotidiano, uno dei passaggi falliti sarebbe stato proprio il tentativo di isolare Ranucci cercando un’intesa diretta con alcuni componenti della redazione.
Ma l’operazione non avrebbe funzionato.
La squadra di Report ha continuato a mostrare una forte compattezza attorno al suo storico conduttore e alla linea editoriale costruita negli anni.
Da qui il cortocircuito: più la Rai tentava di costruire il “dopo Ranucci”, più il caso Ranucci diventava centrale.
Il caso Giulia Presutti
Uno dei momenti più delicati è arrivato con la scelta di Giulia Presutti.
La giornalista era stata indicata come uno dei volti destinati alla nuova conduzione insieme a Piervincenzi.
Ma il clima diventato ormai incandescente ha portato rapidamente a un nuovo cambiamento.
Presutti ha deciso di fare un passo indietro, definito successivamente da Corsini una “scelta personale”.
La sua rinuncia ha costretto la direzione a ripensare nuovamente l’intero progetto.
Ed è proprio questa sequenza di annunci e retromarce che, secondo il retroscena, avrebbe contribuito alla convinzione di Meloni che la gestione sia stata politicamente disastrosa.
Claudia Di Pasquale come soluzione per ricucire lo strappo
Dopo il ritiro di Presutti, il nome che ha iniziato a prendere quota è quello di Claudia Di Pasquale, giornalista storica di Report.
La sua possibile conduzione accanto a Piervincenzi è stata accolta molto favorevolmente dalla redazione.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, l’ipotesi avrebbe provocato addirittura applausi e commozione durante l’incontro tra la squadra del programma e Corsini.
Una soluzione che potrebbe consentire alla Rai di mantenere almeno una parte della discontinuità voluta dai vertici senza rompere completamente con l’identità storica della trasmissione.
Ma il problema politico rimane.
Gli anni di scontri tra Report e il centrodestra
Il Fatto Quotidiano inserisce il retroscena in un quadro più ampio.
I rapporti tra Report e il centrodestra sono da anni estremamente conflittuali.
La trasmissione ha realizzato inchieste su numerosi esponenti e vicende legate a Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, provocando reazioni politiche, interrogazioni, scontri in Commissione di Vigilanza e, in alcuni casi, contenziosi giudiziari.
Tra gli argomenti ricordati dal quotidiano figurano le inchieste riguardanti Ignazio La Russa e la sua famiglia, quelle sui giovani di Fratelli d’Italia, vicende legate alla famiglia della stessa Meloni e il caso dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.
Il giornale ricorda inoltre le storiche inchieste dedicate ai rapporti tra mafia, Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi e altri dossier che negli anni hanno coinvolto esponenti della Lega.
Le polemiche dell’estate contro Ranucci
Il clima si era ulteriormente inasprito durante l’estate.
Il Fatto ricorda una campagna molto dura contro Ranucci portata avanti da alcuni quotidiani dell’area di centrodestra, con una particolare attenzione anche alle vicende relative a Valter Lavitola.
Ma le tensioni tra Rai, politica e Report non sarebbero nate soltanto negli ultimi mesi.
Il quotidiano richiama anche precedenti tentativi di modificare la programmazione del programma.
Il precedente delle repliche estive
Due anni prima, ricorda il giornale, era emersa anche l’ipotesi di cancellare le repliche estive di Report.
Una decisione che sarebbe poi rientrata dopo le proteste dell’opposizione e dello stesso Ranucci, che aveva prospettato la possibilità di diffondere i contenuti direttamente online.
Anche quello era stato interpretato dai sostenitori della trasmissione come un tentativo di ridimensionarne la presenza nel palinsesto.
Lo spostamento alla domenica sera
Il Fatto cita inoltre il trasferimento di Report dal lunedì alla domenica sera.
La scelta arrivò nel momento in cui la Rai dovette riempire il vuoto lasciato dall’uscita di Fabio Fazio.
Anche quella modifica, ricorda il quotidiano, non era stata percepita come un favore al programma.
Nonostante ciò, Report ha continuato a registrare ascolti considerati importanti e a mantenere una forte centralità nel dibattito politico.
Il paradosso: cercare di indebolire Ranucci e finire per rafforzarlo
Ed è qui che si concentra il cuore del retroscena.
Secondo la ricostruzione del Fatto, l’operazione pensata per cambiare volto a Report avrebbe prodotto l’effetto opposto.
Ranucci, invece di uscire silenziosamente di scena, è diventato il protagonista di un caso nazionale.
Ha ricevuto solidarietà politica, giornalistica e da parte di una parte consistente del pubblico.
La sua redazione si è schierata apertamente con lui.
Ogni passaggio della crisi ha prodotto nuovi titoli, nuove dichiarazioni, nuovi scontri.
Da qui il ragionamento attribuito a Meloni: se questo doveva essere il risultato, forse sarebbe stato più conveniente lasciarlo dov’era.
“Martire” mediatico suo malgrado
Il termine utilizzato nel titolo del Fatto Quotidiano è politicamente molto significativo.
Trasformare Ranucci in un “martire” significa, in questa lettura, avergli fornito una forza simbolica che prima non aveva.
Il caso non riguarda più semplicemente chi presenterà Report.
Riguarda la libertà dell’informazione, l’autonomia del servizio pubblico, il rapporto tra governo e Rai e perfino l’idea che un programma d’inchiesta possa essere modificato perché sgradito al potere.
È proprio questa narrazione che Palazzo Chigi, secondo il retroscena, avrebbe voluto evitare.
Ora la Rai deve ricomporre il caso
La nuova ipotesi Di Pasquale-Piervincenzi potrebbe rappresentare una via d’uscita.
Claudia Di Pasquale garantirebbe continuità con la squadra storica. Piervincenzi consentirebbe alla direzione di mantenere almeno una parte del progetto originario.
Ma la questione più delicata non riguarda più soltanto i nomi.
La Rai dovrà ricostruire un rapporto di fiducia con una redazione che nelle ultime settimane ha mostrato di non voler accettare passivamente decisioni calate dall’alto.
E soprattutto dovrà dimostrare che Report continuerà a essere libero di realizzare le proprie inchieste senza condizionamenti.
Leggi anche

Non buone notizie per Re Carlo – La fonte arrivata pochi attimi fa – Ecco cosa gli sta accadendo
Un’assenza inattesa, proprio in occasione di un appuntamento particolarmente importante per la monarchia britannica, ha riacceso l’attenzione sulle condizioni di
Se il retroscena del Fatto Quotidiano corrisponde realmente all’umore di Palazzo Chigi, la vicenda assumerebbe un significato ancora più clamoroso.
La stessa premier sarebbe arrivata alla conclusione che la strategia seguita abbia prodotto un boomerang.
L’obiettivo, qualunque fosse, avrebbe finito per rafforzare Ranucci, compattare la sua redazione e accendere i riflettori sulla questione dell’indipendenza della Rai.
E ora, a poche settimane dalla nuova stagione di Report, il vero problema per i vertici non è soltanto decidere chi siederà in studio.
È riuscire a chiudere una crisi che, giorno dopo giorno, ha trasformato un cambio di conduzione in uno dei casi politici e televisivi più esplosivi dell’anno.
La frase attribuita a Meloni fotografa perfettamente il paradosso: “Meglio tenere Ranucci”. Perché nel tentativo di voltare pagina, la Rai avrebbe finito per rendere Sigfrido Ranucci ancora più centrale di prima.



















