La Premier Meloni se la ride e difende il suo fidato Delmastro dopo il caso shock – IL VIDEO

Non un passo indietro, non una presa di distanza, non un invito alla prudenza. Al contrario. Nel momento in cui il caso politico si allarga, le opposizioni alzano il tiro e le immagini pubblicate nelle ultime ore rendono ancora più pesante il quadro, Giorgia Meloni sceglie la linea più netta possibile: difendere Andrea Delmastro, tenerlo al suo posto e contrattaccare. È questa la decisione che incendia la giornata politica e apre una nuova bufera attorno alla presidente del Consiglio, accusata dall’opposizione di voler coprire un caso incompatibile con il ruolo delicatissimo ricoperto dal sottosegretario alla Giustizia.

La posizione della premier arriva dopo giorni di pressioni e polemiche su una vicenda che coinvolge Delmastro per i suoi rapporti societari con la figlia di Mauro Caroccia, nome che torna al centro della cronaca politica e giudiziaria per il legame, ricostruito dalla stampa, con ambienti della criminalità romana e con il clan Senese. Una storia che si è ulteriormente aggravata con la diffusione di una foto del 2023 che ritrae il sottosegretario insieme allo stesso Caroccia, all’interno del locale poi finito al centro del caso. Un’immagine pesante, simbolicamente ancora più forte delle carte societarie, perché trasforma una vicenda difensivamente presentata come casuale o inconsapevole in qualcosa di più difficile da ridimensionare sul piano politico.

La scelta della premier: Delmastro resta

È stata la stessa Giorgia Meloni a chiudere il caso, almeno per quanto riguarda Palazzo Chigi. Alla domanda se Delmastro resti al suo posto, la risposta è stata secca: sì. Prima ancora, la premier aveva provato a delimitare il perimetro della contestazione, ammettendo al massimo una leggerezza, non certo una contiguità.

Secondo Meloni, al sottosegretario si può rimproverare semmai di non essere stato abbastanza accorto. Ma da qui ad affermare che vi sia una vicinanza alla mafia, ha detto in sostanza la presidente del Consiglio, ci sarebbe un abisso. Una linea difensiva precisa: ridurre il caso a un problema di superficialità, respingendo con forza ogni lettura politica o morale più ampia.

È una mossa che ha un significato molto chiaro. Meloni non sta solo proteggendo un suo sottosegretario. Sta dicendo che non intende offrire all’opposizione il terreno di una resa, tanto meno su un nome che per Fratelli d’Italia ha assunto un valore identitario anche nello scontro sul referendum e sulla giustizia. Delmastro, in questo momento, non è solo un esponente di governo: è anche uno dei simboli di quella parte della maggioranza che ha impostato la campagna referendaria come una sfida frontale contro un sistema giudiziario ritenuto ostile.

Il caso che imbarazza il governo

Il nodo, però, resta tutto politico. Perché la vicenda non riguarda un incarico minore né un ruolo tecnico secondario. Andrea Delmastro è sottosegretario alla Giustizia, cioè opera dentro uno dei ministeri più delicati dell’intero assetto istituzionale, in una fase in cui il governo ha fatto proprio della riforma della giustizia e del rapporto con la magistratura uno dei terreni decisivi della sua battaglia.

Per questo la storia delle quote societarie, della partecipazione in una srl legata alla gestione di un ristorante romano e della presenza al suo interno della figlia di Mauro Caroccia ha assunto un peso politico enorme. Non solo per ciò che racconta formalmente, ma per ciò che evoca. E l’evocazione, in politica, a volte pesa quasi più dei fatti contestati.

Il problema per la maggioranza è che il caso si presta perfettamente alla narrazione più devastante possibile per l’opposizione: da una parte un governo che chiede severità, legalità e riforme in nome dell’ordine; dall’altra un sottosegretario alla Giustizia coinvolto in una vicenda che, pur senza configurare responsabilità penali dirette in questa fase per quanto emerge sul piano politico, appare comunque incompatibile per opportunità, prudenza e immagine pubblica.

La foto che complica tutto

Se fino a ieri la difesa di Delmastro poteva ancora cercare riparo dietro la formula della inconsapevolezza o della casualità, la foto emersa nelle ultime ore ha cambiato il clima. Lo scatto del 2023, che lo mostra sorridente accanto a Mauro Caroccia, con la maglietta del locale bene in vista, pesa perché rende visibile un rapporto almeno di frequentazione diretta.

È questo il punto che politicamente mette più in difficoltà la narrazione difensiva. Perché non si parla più soltanto di una società intestata a una giovane socia formalmente estranea a procedimenti, ma di un contesto relazionale che adesso appare più definito. La foto, da questo punto di vista, non è solo un dettaglio: è la prova iconografica che rende la vicenda comprensibile e immediata anche a chi non segue le pieghe societarie o le ricostruzioni giornalistiche.

E infatti è proprio dopo la pubblicazione di quell’immagine che la pressione su Meloni è salita. Le opposizioni hanno chiesto una presa di posizione netta, e la premier ha risposto blindando Delmastro. Una scelta che però non chiude la polemica, anzi la moltiplica.

L’attacco a Schlein e il fronte delle fake news

Meloni non si è limitata a difendere il sottosegretario. Ha scelto anche di contrattaccare duramente Elly Schlein, accusandola di aver letto e rilanciato una fake news. Il passaggio più politico della sua risposta è proprio questo: la premier prova a spostare il fuoco dalla vicenda Delmastro al metodo con cui la vicenda viene raccontata.

Secondo la leader di Fratelli d’Italia, lei avrebbe saputo del caso solo dalla stampa e quindi non potrebbe averne avuto conoscenza da tempo, come invece sostenuto dalle opposizioni. Da qui l’affondo contro un certo modo di fare giornalismo e la definizione di “fake news” riferita alla ricostruzione rilanciata dalla segretaria del Pd.

È un doppio movimento molto riconoscibile nella strategia di Meloni: difendere il proprio uomo e contemporaneamente delegittimare il campo che lo attacca, mescolando opposizione politica e informazione critica in un unico fronte accusatorio. Una tecnica che serve a ricompattare la maggioranza, soprattutto quando il caso rischia di produrre crepe interne o imbarazzi più ampi.

Perché la difesa di Meloni apre una nuova bufera

La bufera sulla premier nasce esattamente da qui. Non tanto, o non solo, dalla scelta di non far dimettere Delmastro. Ma dal fatto che Meloni abbia deciso di trasformare una vicenda già molto seria in un nuovo scontro politico-mediatico, difendendo il sottosegretario quasi senza riserve e alzando il livello dell’attacco contro stampa e opposizioni.

Per i suoi critici, la presidente del Consiglio ha perso l’occasione di marcare una distanza istituzionale, di richiamare almeno a una valutazione di opportunità, di mostrare quella prudenza che un caso del genere avrebbe richiesto. Invece ha scelto la copertura piena, offrendo all’opposizione l’argomento perfetto per accusarla di doppio standard: inflessibile con gli avversari, indulgente con i propri.

C’è poi un’altra questione, più profonda. Difendere Delmastro in questo modo significa, per molti osservatori, legare ancora di più la credibilità del governo alla tenuta personale e politica del sottosegretario. Se nei prossimi giorni dovessero emergere nuovi particolari, la scelta di oggi potrebbe diventare molto più costosa di quanto appaia ora.

L’opposizione al contrattacco

Giuseppe Conte aveva già chiesto esplicitamente le dimissioni di Delmastro. Elly Schlein aveva invitato Meloni a parlare prima del referendum e non dopo. Ora, con la blindatura ufficiale della premier, le opposizioni hanno un nuovo terreno su cui colpire: non più solo il comportamento del sottosegretario, ma la responsabilità diretta della presidente del Consiglio.

Il messaggio che proveranno a far passare è semplice: Meloni sapeva, o comunque una volta saputo ha scelto di non agire. E soprattutto ha preferito attaccare chi poneva il problema invece di affrontarlo nel merito. Una linea che può diventare particolarmente insidiosa in una fase in cui il governo cerca di tenere alta la tensione sul referendum e sulla riforma della giustizia, presentandosi come il fronte della legalità e della trasparenza.

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Una vicenda che va oltre Delmastro

A questo punto il caso non riguarda più soltanto il sottosegretario. Riguarda direttamente il metodo politico di Giorgia Meloni e il modo in cui la presidente del Consiglio gestisce le crisi che colpiscono i suoi uomini più vicini. La decisione di blindarlo è un messaggio interno di forza, ma anche un rischio esterno molto alto.

Perché quando una premier difende in modo così netto un esponente finito in una vicenda tanto delicata, finisce inevitabilmente per intestarsene il peso politico. E allora la domanda non è più solo se Delmastro possa restare al suo posto. La domanda diventa se Meloni possa permettersi di farlo restare senza pagare un prezzo sul piano della credibilità.

Ed è qui che la bufera si sposta dal singolo caso al cuore stesso di Palazzo Chigi. Perché da oggi, nel racconto dell’opposizione e in una parte crescente del dibattito pubblico, Delmastro non è più solo il problema del governo. È il problema della premier che ha deciso di salvarlo.

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