Roma, 4 novembre 2025 —
La tensione tra la redazione di Report e il governo Meloni si accende ulteriormente. Dopo giorni di polemiche sul caso Agostino Ghiglia, componente del Garante per la protezione dei dati personali, il conduttore del programma Rai Sigfrido Ranucci rompe il silenzio e punta il dito contro la maggioranza, in particolare contro Arianna Meloni, sorella della premier e responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia.
“Arianna Meloni ci attacca, ma non ha ancora detto nulla sui suoi incontri con Ghiglia”, ha dichiarato Ranucci ai cronisti davanti a Palazzo San Macuto, sede della Commissione Antimafia, dove è stato ascoltato questa mattina.
Il giornalista è stato convocato per riferire in merito all’attentato subito il 9 ottobre, quando le auto sue e di sua figlia furono danneggiate da un’esplosione davanti alla loro abitazione di Capo Ascolano, vicino Roma.
“Un Paese malato, abituato alla propria patologia”
Davanti ai giornalisti, Ranucci non si è espresso sui dettagli dell’audizione, ma ha voluto lanciare un messaggio durissimo sullo stato della democrazia e della libertà di stampa in Italia.
“Viviamo in un Paese malato, che convive con la sua patologia come se fosse la normalità. Ci sono anomalie che non vengono analizzate, e questo è il problema più grande”, ha detto.
Il riferimento è alle recenti dichiarazioni del presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone (FdI), secondo cui nel caso Ghiglia “non ci sono anomalie”.
Per Ranucci, invece, proprio la mancanza di una riflessione pubblica su episodi del genere rappresenta “il sintomo più grave di un sistema che ha smesso di interrogarsi”.
Il caso Ghiglia e la mail prima della multa alla Rai
La vicenda a cui Ranucci fa riferimento è quella esplosa con l’inchiesta di Report andata in onda domenica scorsa.
Il programma ha rivelato che Agostino Ghiglia, membro del Garante Privacy ed ex dirigente di Fratelli d’Italia, si era recato nella sede del partito in via della Scrofa pochi giorni prima che l’Autorità decidesse di sanzionare la Rai per la diffusione di un audio privato riguardante Gennaro Sangiuliano, allora ministro della Cultura, e la moglie Federica Corsini.
Secondo quanto emerso, Ghiglia avrebbe anche inviato una PEC alla redazione di Report chiedendo di non mandare in onda la puntata, sostenendo che contenesse “materiale acquisito illecitamente”.
L’inchiesta ha inoltre svelato l’esistenza di una mail interna inviata dallo stesso Ghiglia ai suoi collaboratori, nella quale si faceva riferimento proprio ai rapporti con Fratelli d’Italia.
Un episodio che, secondo l’opposizione e diversi costituzionalisti, mette in discussione l’indipendenza del Garante per la Privacy, organo che dovrebbe operare in piena autonomia rispetto al potere politico.
Il silenzio di Arianna Meloni
Nelle scorse ore, Arianna Meloni aveva espresso forte indignazione contro la trasmissione, definendo “indecente” la puntata di Report e sostenendo che “così si rovinano le vite delle persone”.
Ranucci, tuttavia, le ha risposto in modo diretto:
“Mi sembra che Arianna Meloni non abbia ancora detto nulla sui contenuti di quei colloqui. Ha solo espresso la sua opinione sull’opportunità di pubblicarli, ma non ha smentito i fatti.”
Il riferimento è all’incontro tra Ghiglia e Arianna Meloni presso la sede del partito, avvenuto — secondo l’inchiesta — poche ore prima della delibera del Garante contro la Rai.
Un episodio su cui, finora, né Fratelli d’Italia né la diretta interessata hanno fornito chiarimenti ufficiali.
L’audio Sangiuliano-Corsini: “Come fa a non essere interesse pubblico?”
Durante le interviste a margine dell’audizione, Ranucci ha difeso la scelta di mandare in onda l’audio al centro della polemica, rivendicando la funzione pubblica del giornalismo investigativo.
“Io mi chiedo da giornalista: come fa a non essere di interesse pubblico un audio in cui la moglie di un ministro — che non è una persona privata, ma una collega Rai — chiede al marito di intervenire sul suo capo di gabinetto per bloccare una nomina?”
Per Ranucci, il tentativo di bloccare la trasmissione con una diffida del Garante rappresenta una grave interferenza sulla libertà d’informazione, che dovrebbe invece essere tutelata dallo Stato.
Le accuse di bavaglio e la difesa della stampa libera
Il conduttore di Report ha denunciato pubblicamente il clima di intimidazione che circonda il giornalismo d’inchiesta in Italia, definendo “pericoloso” il modo in cui vengono trattati i giornalisti che indagano sui poteri istituzionali.
“Stiamo vivendo una stagione in cui chi racconta fatti scomodi viene messo all’indice. Io ho fiducia nelle istituzioni, ma la libertà di stampa non può diventare negoziabile.”
Nel frattempo, in Parlamento, PD e Movimento 5 Stelle hanno chiesto ufficialmente le dimissioni di Agostino Ghiglia dal Garante Privacy, accusandolo di “comportamento incompatibile con il ruolo di indipendenza e terzietà”.
La solidarietà del mondo dell’informazione
Dopo le parole di Ranucci, diverse redazioni e sindacati dei giornalisti hanno espresso solidarietà al conduttore di Report, sottolineando la necessità di proteggere chi indaga sul potere.
L’UsigRai, in una nota, ha parlato di “un segnale allarmante” e ha chiesto all’azienda pubblica di “difendere i propri giornalisti dalle pressioni esterne”.
Anche la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) ha ricordato che “la libertà di informazione è un presidio democratico, non un fastidio da contenere”.
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VIDEO:
Il caso Ghiglia-Meloni-Report è ormai diventato una questione politica nazionale.
Da un lato, un organo indipendente accusato di prossimità al potere politico; dall’altro, una trasmissione giornalistica che rivendica il diritto di raccontare ciò che il potere vorrebbe restasse nascosto.
L’intervento di Ranucci davanti alla Commissione Antimafia — dove ha collegato la sua audizione sul grave attentato subito alle pressioni sul giornalismo d’inchiesta — segna un nuovo punto di scontro tra il governo e la stampa libera.
“La verità non è mai comoda — ha concluso Ranucci — ma se il giornalismo rinuncia a cercarla, allora è il Paese intero a perdere la propria libertà.”




















