Dall’intervista a la Repubblica: l’attore e conduttore attacca duramente l’ex presidente USA e risponde all’“amico di Israele” della lite in tv — “Vuole stringermi la mano? Si stringa la sua”
Un Enzo Iacchetti diretto, lucido e tagliente come poche volte si era visto.
In un’intervista pubblicata su la Repubblica il 25 ottobre 2025, l’attore e conduttore torna a commentare la recente lite televisiva che lo ha visto protagonista, ma allarga lo sguardo alla politica internazionale e alla figura di Donald Trump, con parole che stanno facendo discutere.
“Trump dice che la pace l’ha portata lui adesso. Ma io mi chiedo: non ci sarà un altro Repubblicano più intelligente? Chi vuole il suo male se lo prenda, ma il problema è che ce lo stiamo prendendo tutti.”
“Ha messo lo zampino dappertutto: le guerre che ha aperto sono ancora tutte vive”
L’intervista prende presto una piega politica.
Iacchetti non risparmia l’ex presidente americano, che da mesi rivendica il proprio presunto ruolo di “pacificatore globale” e protagonista di una nuova stagione di equilibrio nel mondo.
“Ha messo lo zampino dappertutto, e adesso ha la mania di dire che le guerre sono finite grazie a lui.
Ma sono tutte ancora vive, tutte.
Compresa questa inutile finta pace in Medio Oriente. Perché anche ieri, anche oggi, e chissà per quanto ancora, si spareranno, si uccideranno.”
Un attacco durissimo a quella che l’attore definisce una narrazione falsa e autocelebrativa, una “favola da campagna elettorale” costruita da chi, a suo dire, non ha mai realmente voluto la pace, ma solo usato i conflitti per rafforzare il proprio potere personale.
“Vuole stringermi la mano? Si stringa la sua”
Il passaggio più discusso dell’intervista è la risposta secca di Iacchetti all’“amico di Israele” con cui aveva avuto un acceso scontro televisivo nei giorni precedenti.
A chi gli chiedeva se fosse disposto a riconciliarsi o a chiarire, l’attore ha replicato con sarcasmo:
“L’amico di Israele della lite in tv vuole stringermi la mano?
Si stringa la sua.
Lui fa così e se la stringe, perché quegli uomini lì sono posseduti da un senso di potere assoluto.”
Parole che hanno scatenato centinaia di commenti sui social, rilanciate anche dalla pagina Italia Mattanza, che ha titolato: “Un grande Enzino Iacchetti”.
Un modo ironico e amaro per denunciare, ancora una volta, l’arroganza di chi si crede al di sopra di tutto e di tutti, anche dopo aver pronunciato parole violente e divisive.
“Sentirsi dare del fascista da un nazista non è una cosa piacevole”
Nel prosieguo dell’intervista, Iacchetti torna sul momento più teso dello scontro in tv:
“Il mio gesto di stizza e di pancia di fronte a ciò che ha detto lui è stato come bere acqua calda.
Perché lui intanto si permette di dare del fascista a me.
Ma sentirsi dare del fascista da un nazista non è una cosa piacevole.”
Una frase durissima, che suona come una condanna morale e politica verso la deriva del dibattito pubblico: etichette urlate, insulti reciproci e una crescente perdita di senso del confronto civile.
Iacchetti ammette l’irritazione, ma rivendica il diritto alla reazione davanti a chi, a suo dire, “usa la violenza verbale per imporre il proprio pensiero come verità assoluta”.
“Trump e i suoi simili sono posseduti dal potere”
Nella parte finale, l’attore si sofferma sul tema più profondo del suo ragionamento: il rapporto tra potere e responsabilità.
“Quelli come lui — dice riferendosi a Trump e a certi leader israeliani e occidentali — sono uomini posseduti dal potere.
Hanno bisogno di dominare, di farsi vedere, di sentirsi necessari.
Parlano di pace, ma vivono di guerra.
E intanto il mondo, quello vero, continua a soffrire.”
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L’intervista a la Repubblica mostra un Enzo Iacchetti tutt’altro che accomodante.
Dietro le battute e il tono disincantato, c’è una denuncia forte contro l’ipocrisia del potere, il cinismo della politica internazionale e il silenzio dei media di fronte alle menzogne dei potenti.
“Speriamo che si sia calmato, che non abbia più il caso Parigi tra le mani — conclude Iacchetti, riferendosi a Trump — perché lui era questo che voleva, la scena, il clamore, il caos.
Ma la pace, quella vera, non si annuncia: si costruisce in silenzio.”
Un messaggio schietto, provocatorio e autentico — nello stile inconfondibile di Enzo Iacchetti, che ancora una volta sceglie di dire ciò che pensa, anche a costo di dividere.




















