La Russa beccato così dalle telecamere: Ecco come si infuria con i giornalisti perché… VIDEO

 finita in polemica la cerimonia per i cinquant’anni dalla morte di Sergio Ramelli, il giovane militante del Fronte della Gioventù ucciso brutalmente nel 1975 da un commando legato ad Avanguardia Operaia. Un momento che avrebbe dovuto essere solenne e pacificatore, si è trasformato in un confronto teso tra il presidente del Senato Ignazio La Russa e i giornalisti presenti. Il motivo dello scontro: la consueta manifestazione neofascista prevista in serata, con il rito del saluto romano, già sotto osservazione della magistratura milanese.

Il contesto: memoria e tensione
L’evento commemorativo si è svolto in un clima carico di simboli e contrapposizioni. Presente anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, la cerimonia ha rappresentato il culmine di due giorni di iniziative in memoria di Ramelli, divenuto nel tempo figura simbolica per la destra radicale italiana.

La tensione è però esplosa quando i giornalisti hanno chiesto a La Russa un commento sui saluti romani che, come ogni anno, alcuni gruppi di estrema destra ripropongono durante la manifestazione serale: il cosiddetto “appello del Camerata”, in cui i partecipanti rispondono “presente” al nome di Ramelli con il braccio teso. Una liturgia già definita in passato come “apologia di fascismo” dalla Procura di Milano, che anche quest’anno segue con attenzione l’evento, per cui si prevede la partecipazione di oltre duemila militanti.

Il battibecco: “Non voglio parlare dei saluti romani”
Il momento di maggiore attrito si è avuto quando un cronista ha chiesto:
“Presidente del Senato, un messaggio per chi saluterà Ramelli con i saluti romani. Basta saluti romani oppure no?”

La Russa, visibilmente contrariato, ha replicato:

“Ti sembra una domanda bella da fare? Lo chiedo cortesemente.”

Alla replica del giornalista (“È una domanda, presidente”), La Russa ha reagito negando il senso della questione:

“La domanda è: che significato ha oggi essere qui a ricordare Ramelli? Ha un senso di volontà contro ogni odio, contro ogni violenza e contro ogni strumentalizzazione, compresa la tua ultima domanda. Qui non mi pare che ci siano stati segnali che ti possano preoccupare.”

Il giornalista insiste, ma il presidente si chiude:
“Vai via!” ripete più volte.

“Mi scusi, però il Governo parlava di sobrietà…”, ribatte un altro cronista.

La Russa cerca di allontanarsi, visibilmente infastidito:

“Fatemi passare”, chiede, mentre alcuni colleghi lo incalzano:
“Ci saranno 2.000 neofascisti… Chiamare ‘camerata Ramelli’ non allontana la memoria collettiva?”

La posizione di La Russa: “Non posso influire su chi alza il braccio”
Il presidente del Senato cerca infine di riportare l’attenzione sulla figura di Ramelli e sul significato della commemorazione:

“Ti interessa quante mani si alzeranno, ma non il fatto che siamo qui per dire no alla violenza. E non posso influire su ciò che faranno stasera. La cosa importante è che non ci sia violenza. Mai.”

Nel momento conclusivo, La Russa chiarisce definitivamente la sua posizione:

“Non voglio parlare dei saluti romani. Voglio parlare di Sergio Ramelli. Voi volete solo strumentalizzare. È possibile che non capite la differenza? Parlate di una cosa su cui io non posso influire.”

Poi, senza ulteriori dichiarazioni, è salito sull’auto blu scortato dalla sicurezza e si è allontanato.

Le reazioni e il contesto politico
Lo scontro riaccende il dibattito sulla gestione della memoria storica e sulla tolleranza – o ambiguità – delle istituzioni verso manifestazioni di chiaro stampo neofascista. La Procura di Milano ha ribadito nei giorni scorsi che il saluto romano è da considerarsi apologia di fascismo, aprendo la strada a possibili interventi giudiziari.

Allo stesso tempo, le parole della premier Giorgia Meloni, che ha definito la morte di Ramelli “assurda” e “ingiusta”, cercano di rafforzare la linea ufficiale della destra di governo come forza “costituzionale”, ma restano ambigue rispetto alle derive nostalgiche che si esprimono in occasioni come quella odierna.

Infine, resta aperta la questione dello slargo intitolato a Ramelli, oggetto di forti polemiche da parte dell’opposizione e di attivisti antifascisti, che lo definiscono “un’infamia”. La zona è attualmente presidiata dalle forze dell’ordine, per evitare incidenti.

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Conclusione
La Russa ha scelto di concentrare l’attenzione sulla memoria personale di Ramelli e sulla condanna della violenza, evitando – o rifiutando esplicitamente – di entrare nel merito del saluto fascista, tema che resta però centrale nel dibattito pubblico e giuridico. La tensione con i media testimonia quanto il confine tra celebrazione storica e propaganda politica resti, in Italia, sottile e controverso.

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