Il Presidente del Senato Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato e figura di spicco del partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, è finito al centro di una durissima polemica politica dopo aver dichiarato pubblicamente che farà “propaganda perché la gente se ne stia a casa” in occasione dei referendum dell’8 e 9 giugno. Il tema? Diritti sul lavoro e cittadinanza. L’uscita è arrivata durante un evento organizzato da Fratelli d’Italia a Firenze, dedicato alla cultura, e ha immediatamente innescato una valanga di reazioni indignate da parte delle opposizioni, che accusano La Russa di attentare al principio stesso della democrazia.
“Io continuo a dire che ci penso, ma farò propaganda perché la gente se ne stia a casa”, ha detto La Russa, lasciando intendere di non avere ancora deciso se parteciperà personalmente al voto, ma chiarendo la sua intenzione di sostenere attivamente l’astensione. La posizione non è nuova per Fratelli d’Italia, che nei giorni scorsi aveva già espresso l’intenzione di boicottare le urne. Tuttavia, che a pronunciarsi sia stata la seconda carica dello Stato, ha dato al messaggio un peso istituzionale che ha scatenato un’ondata di indignazione.
Tra i primi a intervenire è stato Arturo Scotto del Partito Democratico, che ha parlato senza mezzi termini: “Non era mai accaduto che la seconda carica dello Stato facesse un appello di questo tipo. Siamo di fronte a un atteggiamento che non esito a definire eversivo”. Sulla stessa linea Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, che ha lanciato un attacco durissimo sia sul piano istituzionale sia su quello politico e morale.
“Il Presidente del Senato Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato, dice: ‘farò propaganda perché la gente resti a casa al referendum’. Parliamo del voto che permetterebbe ai cittadini di aumentare diritti e tutele in termini di sicurezza sul lavoro, contro i licenziamenti illegittimi, contro il precariato“, ha scritto Conte sui social.
“E come se non fosse abbastanza, sempre La Russa parla di ‘eventuali errori’ di Netanyahu. Sono ‘eventuali errori’ oltre 50mila palestinesi sterminati, bambini e madri ridotti alla fame e alla malnutrizione con il blocco degli aiuti, gli attacchi a ospedali e ambulanze? Sembra un horror, invece sono le esternazioni dei vertici delle nostre Istituzioni“.
Il riferimento di Conte riguarda infatti anche altre recenti dichiarazioni di La Russa in tema di politica estera, in particolare sul conflitto israelo-palestinese, che hanno suscitato ulteriore sconcerto nell’opinione pubblica e nelle opposizioni.
A rincarare la dose è stato Riccardo Magi di Più Europa, uno dei principali promotori del referendum sulla cittadinanza: “Abbiamo capito che il presidente del Senato non sa nemmeno cosa sia la democrazia, visto che insieme al governo Meloni ha trasformato il Senato nel passacarte di Palazzo Chigi. Ma che annunci apertamente che farà campagna perché la gente stia a casa è indegno. Da ultima carica dello Stato, altro che seconda”.
Ancora più duro Angelo Bonelli, co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra: “Quella di La Russa è una dichiarazione di guerra alla Costituzione e alla nostra democrazia. Si dimetta e torni nella sua casa ad ammirare i busti del suo duce”, facendo riferimento al noto collezionismo del Presidente del Senato di cimeli del Ventennio.
Cosa si vota l’8 e 9 giugno
I referendum promossi da una larga fetta del mondo progressista e sindacale mirano a:
Ripristinare le tutele contro i licenziamenti illegittimi abolite dal Jobs Act;
Estendere i diritti dei lavoratori nelle piccole imprese;
Limitare l’abuso dei contratti a termine e combattere la precarietà;
Rafforzare la sicurezza sul lavoro;
Consentire il riconoscimento della cittadinanza italiana dopo cinque anni di residenza regolare e continuativa.
Per il Movimento 5 Stelle e altri partiti progressisti, si tratta di una consultazione cruciale per la giustizia sociale e i diritti fondamentali. La campagna a favore dell’astensione viene quindi letta non solo come una mossa politica, ma come un attacco diretto alla partecipazione popolare.
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Il caso La Russa ha fatto emergere, ancora una volta, la tensione crescente tra maggioranza e opposizioni sul ruolo delle istituzioni democratiche. La scelta del presidente del Senato di esporsi in prima persona per promuovere l’astensione, al di là delle sue convinzioni politiche, rappresenta per molti una grave violazione del dovere di imparzialità e di garanzia che dovrebbe caratterizzare le alte cariche dello Stato.
In un Paese in cui la partecipazione elettorale è già messa alla prova da sfiducia e disaffezione, l’idea che sia una delle massime autorità repubblicane a invitare all’astensione mina ulteriormente il tessuto democratico. La polemica non riguarda solo il merito dei referendum, ma tocca il cuore del patto costituzionale: il diritto – e il dovere – del popolo di essere sovrano attraverso il voto. E in questo, l’astensione pilotata dall’alto rischia di trasformarsi in una ferita alla credibilità delle istituzioni stesse.
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