Ospite di “Dritto e Rovescio” su Rete4, Ignazio La Russa ha negato che in Italia esista un’emergenza democratica: «No, oggi in Italia si respira un’aria di libertà molto superiore a quella di altri momenti della vita politica italiana». Commentando il clima seguito all’attentato contro Sigfrido Ranucci, il presidente del Senato ha detto di essersi «stupito del fatto che il più moderato sia stato proprio Ranucci», che non ha attribuito un movente politico all’episodio. Per La Russa, la reazione di chi parla di “allarme democrazia” rischia di ideologizzare la doverosa vicinanza al giornalista «in attesa che sia punito il responsabile».
Il caso Ranucci e la piazza
La Russa ha letto la manifestazione di solidarietà al conduttore di Report come un momento che alcuni hanno usato per alzare i toni. In netto contrasto con chi, nelle ultime settimane, ha denunciato un clima di delegittimazione dell’informazione critica: Roberto Saviano ha parlato di giornalista “trasformato in bersaglio”, mentre nell’arena politica si sono incrociate le accuse tra Elly Schlein («con l’estrema destra al governo la libertà è a rischio») e la replica durissima di Giorgia Meloni («puro delirio… vergogna»). In questo quadro, La Russa ribalta la prospettiva: nessun bavaglio, anzi «spazi di libertà che si allargano anche in Rai e nella cultura».
“Più libertà di prima”: la tesi del presidente del Senato
Secondo La Russa, l’Italia vive oggi un contesto mediatico più aperto: «Gli spazi che erano stretti non si sono ristretti, semmai se ne sono aggiunti». Una lettura ottimistica che contrasta con le piazze e con parte della comunità giornalistica, ma coerente con la linea di governo: condanna degli atti intimidatori e, insieme, rifiuto dell’idea di un sistema repressivo o “illiberale”.
Il passaggio sui sindacati: la nostalgia “operaia”
Sul capitolo lavoro, La Russa ha evocato una nostalgia del sindacato “di fabbrica”: «Antifascista, di sinistra, comunista, ma orientato a difendere i diritti dei lavoratori… non il capo dell’opposizione». Un affondo indiretto a Maurizio Landini e alla Cgil, accusati di trasformare la rappresentanza sociale in guida politica del dissenso. È la stessa faglia che attraversa scioperi e mobilitazioni su Gaza, salari e manovra: per il presidente del Senato la protesta è legittima, ma non deve diventare un grimaldello politico.
Le parole che dividono
Le frasi di La Russa spaccano il dibattito per almeno tre motivi:
1. Attentato e cornice politica: riconoscere che Ranucci non indichi un movente politico non equivale, per i critici, a minimizzare il clima verso il giornalismo d’inchiesta. Per La Russa, invece, è un invito a non strumentalizzare.
2. Libertà vs. delegittimazione: la tesi della “maggiore libertà” cozza con chi denuncia querele temerarie, pressioni sulle redazioni e un uso politico della narrazione mediatica.
3. Ruolo dei sindacati: rivendicare un sindacato “non politico” incontra l’obiezione opposta: quando povertà, sanità, salari e guerra sono scelte politiche, la rivendicazione sociale è inevitabilmente politica.
Cosa resta dopo la tv
La solidarietà a Ranucci è stata generale; diverge il giudizio sulle cause e sul contesto: “clima tossico” per alcuni, “nessun allarme” per La Russa.
Sul fronte media, la distanza resta: tra chi rivendica spazi allargati e chi denuncia delegittimazione e ritardi su tutele europee per i cronisti.
Sul lavoro, si riaccende il confronto storico: sindacato come forza sociale autonoma o soggetto politico nel conflitto distributivo?
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L’ospitata di La Russa da Del Debbio non archivia il caso: lo ri-encadra. Per il presidente del Senato l’Italia vive più libertà, non meno. Per opposizioni, sindacati e una parte della stampa, la realtà quotidiana racconta invece pressioni, cause temerarie e delegittimazioni. Tra queste due narrazioni si gioca oggi una partita cruciale: che cos’è davvero libertà di stampa e quale spazio hanno conflitto sociale e critica in una democrazia matura.



















