Il video dell’attacco
Le immagini diffuse da SOS Méditerranée Italia e rilanciate da Report mostrano attimi di terrore. È il 24 agosto scorso, in acque internazionali al largo della Libia. A bordo della nave umanitaria Ocean Viking, impegnata in missioni di soccorso nel Mediterraneo centrale, si trovano anche quattro cittadini italiani. All’improvviso, una motovedetta libica apre il fuoco, costringendo l’equipaggio a ripararsi sul ponte e a comunicare con urgenza sia con la Guardia costiera libica che con il Centro di Coordinamento Marittimo della Guardia costiera italiana.
Ma le raffiche di spari arrivano comunque, e la voce concitata degli operatori umanitari testimonia il dramma: “Siamo tutti a terra perché ci stanno sparando”.
Una motovedetta donata dall’Italia
Un dettaglio che rende la vicenda ancora più inquietante: la motovedetta libica che ha sparato contro la Ocean Viking è stata donata dall’Italia nell’ambito degli accordi di cooperazione con Tripoli. Un paradosso che trasforma un presunto “supporto alle operazioni di salvataggio” in uno strumento di intimidazione e violenza contro chi salva vite in mare.
La Procura di Siracusa ha aperto un’indagine sul caso, ma dal Governo non è arrivata alcuna reazione ufficiale.
La denuncia dei Radicali: “Complicità politica”
Durissimo il commento di Filippo Blengino, segretario di Radicali Italiani, che parla senza mezzi termini di corresponsabilità:
“Non servivano le immagini diffuse oggi da SOS Mediterranée sull’attacco armato subito dalla cosiddetta Guardia costiera libica: sappiamo da anni che si tratta di una vera e propria milizia armata, finanziata e legittimata dal Governo italiano, che fornisce motovedette, risorse e formazione militare”.
Blengino sottolinea che le registrazioni delle comunicazioni tra la Ocean Viking e il Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo del ministero dei Trasporti dimostrano un fatto gravissimo: “Nessuna autorità italiana si è mobilitata per fermare l’aggressione o contattare Tripoli. Roma ha lasciato che i banditi agissero indisturbati”.
“Un Governo dalla parte di chi deporta”
La nota dei Radicali prosegue con un atto d’accusa ancora più netto:
“Dietro quell’attacco c’è la complicità politica del nostro Governo, da sempre al fianco di chi deporta migranti nei lager libici, pratica violenze contro imbarcazioni civili e calpesta sistematicamente i diritti umani. Chiediamo che chi ha armato quegli aggressori risponda non solo dei vetri infranti, ma del sangue e della speranza infranta di migranti che scappano da fame e guerra”.
Silenzio del Governo, sdegno della società civile
Mentre a livello internazionale cresce la pressione sull’Italia per la collaborazione con la Guardia costiera libica, da Palazzo Chigi e dai ministeri competenti non è giunta alcuna dichiarazione ufficiale. Un silenzio che pesa e che alimenta la percezione di una complicità tacita.
Intanto, il video di Report è diventato virale sui social, raccogliendo indignazione, solidarietà verso l’equipaggio e nuove critiche alla linea dura dell’esecutivo sui migranti.
Una vicenda che interroga l’Italia
L’attacco alla Ocean Viking non è solo un fatto di cronaca: è un episodio che mette in discussione l’intero impianto delle politiche migratorie italiane e gli accordi con la Libia. Le immagini delle raffiche di mitra sparate contro una nave civile di soccorso – per di più con italiani a bordo – pongono un interrogativo drammatico: quanto è lecito sacrificare i diritti umani sull’altare del controllo dei flussi migratori?
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VIDEO:
L’attacco alla Ocean Viking, ripreso dalle telecamere e rilanciato da Report, non può essere liquidato come un semplice “incidente” in mare. Le immagini raccontano di un’aggressione armata portata avanti con mezzi forniti dall’Italia, mentre le autorità restano in silenzio. È qui che il nodo politico diventa inevitabile: il Governo Meloni, scegliendo di continuare a sostenere la Guardia costiera libica, si espone all’accusa di complicità in pratiche che violano apertamente il diritto internazionale e i principi fondamentali di umanità. La vicenda interroga il Paese: la sicurezza dei confini può davvero giustificare la connivenza con chi spara sui civili e rimanda i migranti nei lager?



















