Roma, Senato – 22 ottobre. La seduta sulle comunicazioni della premier in vista del Consiglio europeo del 23-24 ottobre si trasforma in un duello frontale tra Giorgia Meloni e il Movimento 5 Stelle. In pochi minuti arrivano parole durissime, interruzioni e richiami dell’Aula: la senatrice Alessandra Maiorino definisce la presidente del Consiglio “cheerleader di Trump”, il centrodestra insorge e il presidente Ignazio La Russa interviene più volte per riportare la calma.
L’innesco: “Cheerleader di Trump”
Nel suo intervento, Maiorino attacca la linea del governo su Ucraina, migranti e Medio Oriente e bolla la premier come “cheerleader” del presidente statunitense. Dalle file della maggioranza partono proteste e mormorii; La Russa richiama più volte i senatori, ricordando che la parlamentare “ha diritto di dire quello che vuole”. Tensione anche tra i banchi: La Russa invita alla calma il 5S Marco Croatti e, poco dopo, richiama anche il meloniano Menia.
La replica di Meloni: “Io non uso Gaza per propaganda”
Riprendendo la parola, Meloni risponde direttamente alla senatrice M5S:
“Io non uso la sofferenza di Gaza per propaganda. Ho rispetto per le piazze, ma non le considero un metro del consenso. Se dite che erano contro di me, va bene: ma qual è il cinismo di usare il dolore di un popolo per raccattare voti?”
La premier rivendica la linea sull’area mediorientale: disponibilità italiana a co-organizzare la Conferenza per la ricostruzione di Gaza, sostegno agli sforzi diplomatici e, sul riconoscimento dello Stato di Palestina, un sì “quando Hamas sarà disarmato e fuori da ogni governance”.
Maiorino vs Meloni in Senato: le accuse su Albania, periferie e sicurezza
1) Un anno dopo la promessa sui centri in Albania
Maiorino apre ricordando “un compleanno speciale”: è passato un anno da quando, durante una festa di partito, la Presidente del Consiglio aveva assicurato che i centri in Albania “avrebbero funzionato”. L’esponente d’opposizione chiede a Meloni di ammettere il fallimento del progetto, contestando che, a distanza di dodici mesi, non vi siano risultati coerenti con le promesse.
2) “Basta annunci: governate da tre anni”
Secondo Maiorino, il discorso della Premier continua a essere proiettato al futuro (“faremo, diremo, realizzeremo”), come se fosse un discorso di insediamento, mentre il governo è in carica da tre anni. Da qui l’accusa di scarto tra retorica e bilancio dei risultati.
3) Periferie e ceto medio: “risorse promesse, ma nessun beneficio”
La Premier ha affermato che i risparmi di spesa andranno alle periferie; Maiorino replica che, in tre anni, queste aree sarebbero state abbandonate e che nella manovra non ci sarebbe “assolutamente nulla” per colmarne i divari. L’unico segnale citato è un aumento di 1,70 €, definito dall’opposizione un insulto al ceto medio e alle fasce deboli.
4) Forze dell’ordine: il comunicato dei sindacati
Sul capitolo sicurezza, Maiorino contrappone alle parole della Premier un presunto comunicato dei sindacati di polizia sulla bozza di Legge di Bilancio 2026, che parlerebbe di:
“Disattenzione grave” verso le forze dell’ordine;
Misure che sembrano “più colpire che sostenere”;
Innalzamento dell’età pensionabile;
Nessuna assunzione straordinaria né copertura piena del turnover;
Un vuoto di oltre 18.000 agenti e, nel 2026, la perdita di altri 1.300 poliziotti.
Per Maiorino, si allarga una “voragine” di organico mentre si chiedono più sacrifici a chi resta in servizio.
Il tema del riarmo e la libertà di stampa
Maiorino ha poi collegato il clima di repressione politica al crescente silenzio sui temi più divisivi:
“Mentre l’Italia aumenta le spese militari e ignora il Freedom Media Act europeo, la premier parla di ‘piazze dell’odio’. Ma l’unico odio vero è quello verso chi osa dissentire.”
La senatrice ha anche ricordato il caso di Sigfrido Ranucci e il sostegno trasversale alla libertà di stampa:
“Lo stesso governo che dice di difendere i giornalisti continua a querelarli e a ostacolare l’informazione libera. L’Italia è scivolata al 49° posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa. Altro che governo della libertà.”
5) Stile istituzionale e responsabilità politica
Il senatore critica anche il linguaggio e lo stile della maggioranza, reclamando maggiore misura istituzionale e rispetto verso opposizioni e corpi dello Stato, in coerenza con le priorità dichiarate su periferie e sicurezza.
Il j’accuse di Maiorino si regge su tre pilastri: promesse non mantenute (Albania), manovra giudicata inadeguata per periferie e ceto medio, e forze dell’ordine lasciate senza risposte strutturali. L’invito alla Premier è di passare dagli annunci ai risultati verificabili: tempi, obiettivi misurabili e coperture certe. In assenza di riscontri concreti — sostiene l’opposizione — la distanza tra narrazione e realtà rischia di diventare il vero tema politico dei prossimi mesi.
Analisi: perché questo scontro pesa
1. Narrazione internazionale. Il marchio “cheerleader di Trump” tocca il cuore della postura estera del governo e obbliga Palazzo Chigi a ribadire autonomia e “non subalternità”.
2. Libertà di stampa. Il botta e risposta con il M5S riapre un fronte sensibile con ricadute sul rapporto con l’informazione e con le piazze.
3. Agenda Ue. Difesa, regole fiscali, clima e dazi: la premier prepara un Consiglio europeo di frizione con Bruxelles, puntando su competitività e sicurezza.
4. Gaza e Palestina. La condizionalità sul riconoscimento dello Stato palestinese tiene insieme sostegno umanitario e linea di fermezza su Hamas, ma espone a critiche sul piano politico-diplomatico.
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La giornata in Senato consegna l’immagine di un confronto muscolare tra governo e M5S, con il lessico della campagna permanente che travasa nel dibattito istituzionale. Meloni porta in Europa una piattaforma centrata su sicurezza, sovranità e prudenza economica, mentre l’opposizione – divisa sulle risoluzioni – trova unità solo nello scontro verbale. Il caso “cheerleader” resterà come la fotografia di un clima politico acceso, alla vigilia di un Consiglio Ue in cui Roma vuole marcare la propria linea.



















