La sfuriata di Ettore Licheri in TV contro il meloniano Lisei – Ecco cosa gli dice – VIDEO

Lo scontro è avvenuto in diretta televisiva, davanti a milioni di telespettatori. Il senatore Ettore Licheri (M5S) ha affrontato il collega di Fratelli d’Italia Adolfo Urso Lisei sul tema dei centri per migranti in Albania: un progetto simbolo del governo Meloni che, negli ultimi mesi, è diventato terreno di polemica politica.

Licheri non ha usato mezzi termini. Parlando delle strutture previste oltre Adriatico, ha definito l’intera operazione:

“Un bidone vuoto che ci costerà un miliardo.”

Il punto, spiega il senatore M5S, non è solo economico, ma di efficacia, tempistiche e logica operativa.

“Paghiamo per spostare problemi, non per risolverli”

Secondo i dati e i documenti governativi citati dal senatore, i centri in Albania dovrebbero ospitare poche migliaia di persone l’anno, con procedure lente, personale italiano spostato all’estero e costi strutturali enormi.

Licheri ha rilanciato una domanda semplice, che ha lasciato l’avversario politico in evidente difficoltà:

“Perché dovremmo spendere un miliardo per trasferire agenti e personale in Albania, quando le nostre piazze e le nostre periferie sono senza pattuglie?”

Il nodo delle forze dell’ordine

Uno dei punti più duri dell’intervento riguarda la carenza di personale in Italia:

“Stiamo spedendo – a spese degli italiani – un mezzo migliaio di agenti fuori dal Paese. Per fare cosa? Sorvegliare strutture praticamente vuote?”

Secondo il senatore M5S, la priorità dovrebbe essere invertita:

più sicurezza sul territorio nazionale,

più personale nelle città,

meno operazioni simboliche destinate alla propaganda e non ai risultati.

“Un progetto ideologico, non una soluzione”

La definizione di Licheri è secca:

“È un progetto politico, non operativo. Serve a un titolo sui giornali, non a gestire l’immigrazione.”

Il senatore ha ricordato che:

la capacità reale del sistema albanese sarebbe marginale rispetto ai numeri degli arrivi,

l’Unione Europea non ha inserito il modello Meloni tra le strategie consigliate,

altre nazioni che hanno tentato esternalizzazioni simili — come il Regno Unito — hanno fallito o sono state bloccate dai tribunali.

La replica di Lisei: difesa in difficoltà

Il senatore di Fratelli d’Italia ha provato a difendere il piano parlando di:

deterrenza,

sicurezza,

“modello innovativo”.


Ma la risposta è stata immediata:

“Innovazione non è spendere soldi e spostare problemi altrove. Innovazione è investire in accoglienza gestita, sicurezza reale e cooperazione.”

Ma la risposta di Licheri è stata immediata:

“Innovazione non è spendere soldi e spostare problemi altrove. Innovazione è investire in accoglienza gestita, sicurezza reale e cooperazione.”

La chiusura è stata accolta con applausi in studio e reazioni sui social:

“Portiamo a casa le nostre forze dell’ordine. Mettiamole dove servono: nelle strade italiane, non a guardia di container in Albania.”

Lo scontro non è solo televisivo: riguarda una delle misure simbolo del governo Meloni.

Licheri ha trasformato quel tema in un attacco politico strutturato: non ideologico, ma numerico, logistico, operativo.

Il messaggio è chiaro:

il piano Albania non è una soluzione — è una costosa illusione.

E la campagna elettorale entra così in una nuova fase: quella dei conti alla mano.

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VIDEO:
Lo scontro in tv tra Licheri e Lisei va oltre il duello retorico: mette in discussione una delle operazioni simbolo del governo Meloni, il piano sui centri per migranti in Albania. Numeri, costi e impiego delle forze dell’ordine diventano il cuore dell’accusa: per il senatore M5S non si tratta di una strategia di gestione dei flussi, ma di un progetto ideologico, marginale negli effetti reali e pesante per le casse pubbliche e per la sicurezza interna.

Il messaggio che esce dal confronto è netto: mentre il governo rivendica deterrenza e innovazione, l’opposizione denuncia uno “scatolone vuoto” che sposta problemi e risorse lontano dall’Italia, lasciando scoperte le piazze e le periferie. È su questo crinale – tra propaganda e risultati concreti, tra simboli e conti alla mano – che si giocherà una parte rilevante della campagna elettorale.

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