Dopo il monologo di Marco Travaglio sul surreale “kit di sopravvivenza” europeo, a Accordi&Disaccordi è intervenuto Andrea Scanzi. Il giornalista, con il suo consueto tono diretto e privo di giri di parole, ha analizzato le dinamiche interne al centrosinistra e il posizionamento del Movimento 5 Stelle, lanciando un messaggio chiaro: “Nel caos generale, il M5S è l’unico ad aver ritrovato la sua identità. Il Partito Democratico, invece, è in piena crisi esistenziale. E Schlein rischia di esserne travolta”.
Il M5S “partito più odiato”: e per questo cresce
Scanzi parte da una constatazione politica ben precisa: “Il Movimento 5 Stelle è tornato ad essere il partito più odiato da tutti: destra, sinistra, centro, stampa, alieni, informazione. E quando succede questo, il Movimento cresce. Gode. È la sua comfort zone”.
Secondo il giornalista, gli attacchi incrociati – soprattutto dopo la netta presa di posizione contro il riarmo europeo e l’esclusione categorica di Renzi da qualsiasi alleanza – non indeboliscono il M5S, anzi: “Non tornerà al 33%, non è quello lo scenario. Ma vedrete che dal 13% salirà al 15, al 17… magari non al 20, ma salirà. E Conte, che di certo starà facendo anche qualche calcolo elettorale, un po’ ne gode”.
La chiarezza del messaggio politico, spiega Scanzi, paga. Anche se può sembrare velleitario, utopico o radicale, “il Movimento ha una linea chiara. Piaccia o no, sai dove si posiziona”.
Il PD e il vicolo cieco del “campo largo”
Decisamente diversa la situazione nel Partito Democratico, secondo Scanzi. E qui il bersaglio si chiama Elly Schlein: “Il problema principale ce l’ha il centrosinistra, e in particolare la Schlein. Perché mentre di Conte e Fratoianni si sa cosa pensano, così come di Renzi e Calenda – in maniera diametralmente opposta – la Schlein è incastrata in un equilibrio impossibile”.
Il riferimento è chiaro: da una parte c’è una parte del PD che guarda a sinistra, e che sarebbe più vicina a Conte e Fratoianni. Dall’altra, però, c’è una componente – soprattutto parlamentare – ancora legata all’asse riformista-renziano. “Il vero dramma è che Elly Schlein ha un partito che non è davvero suo. Il suo elettorato forse sì, ma i parlamentari no”.
E questo rende ingestibile, secondo Scanzi, la costruzione di un vero “campo largo”. “Quando Calenda dice che l’unica cosa da fare con i 5 Stelle è annientarli – lo ha detto testualmente tre ore fa al suo congresso – come può esserci dialogo? Come può Schlein tenerli insieme?”.
“Il campo larghissimo? Una sciocchezza”
Scanzi non fa giri di parole: “Il campo larghissimo è una grande sciocchezza. Non esiste in nessun Paese del mondo una coalizione che tenga insieme Calenda e Conte. È una follia politica”.
E se Schlein provasse a fare sintesi? Per Scanzi, non è possibile: “Se va verso Conte, perde Renzi e Calenda. Per me perderebbe poco, ma comunque li perde. Se invece va verso Renzi e Calenda, magari ottiene un’alleanza più solida, ma lei politicamente è finita. Tornerebbe a essere percepita come un prodotto di laboratorio, e le elezioni non le vincerà mai”.
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La sintesi impossibile
La diagnosi è amara ma lucida. “Schlein è in trappola”, conclude Scanzi. “La sua leadership rischia di sfarinarsi perché non riesce a risolvere il paradosso di un partito che non le appartiene. E mentre il M5S cresce perché è coerente, il PD continua a oscillare tra due visioni inconciliabili. E in politica l’ambiguità si paga sempre”.
In un contesto di crisi economica, tensioni sociali e prospettive belliche sempre più concrete, Accordi&Disaccordi ha messo in scena l’immagine nitida di un centrosinistra diviso e incerto, e di un Movimento 5 Stelle che – proprio perché contestato da tutti – sembra aver ritrovato la sua forza.
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