Pomezia (RM) – Serata di terrore ieri a Campo Ascolano, sul litorale di Pomezia. Intorno alle 22.00, due deflagrazioni in sequenza hanno incendiato e distrutto l’auto di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, e quella della figlia, parcheggiate davanti all’abitazione di famiglia. Le fiamme hanno avvolto i mezzi nel giro di pochi secondi; i vigili del fuoco hanno domato il rogo, ma le vetture sono andate completamente distrutte.
Nessun ferito, ma paura e danni ingenti
Per fortuna nessuno è rimasto ferito. La figlia del giornalista, secondo quanto si apprende, era passata a casa circa mezz’ora prima delle esplosioni. Ranucci era rientrato da poco. Il boato ha richiamato in strada i vicini, mentre sul posto sono intervenuti Carabinieri e Digos, che hanno immediatamente cinturato l’area e avviato i rilievi tecnici.
Indagini: pista intimidatoria in cima alle ipotesi
Gli investigatori stanno ricostruendo i minuti precedenti e successivi all’attentato: acquisizione delle immagini delle telecamere di zona, ascolto di testimoni, repertamento di residui esplosivi e tracciamento di eventuali vie di fuga. La natura dolosa del duplice rogo è l’ipotesi più probabile, ma saranno i rilievi a chiarire quali ordigni siano stati usati e con quali modalità. La doppia esplosione, ravvicinata e mirata a due auto della stessa famiglia, lascia pensare a un chiaro messaggio intimidatorio.
Precedenti minacce
Ranucci non è nuovo a intimidazioni e minacce, più volte denunciate negli anni e affidate alle indagini della magistratura. La sua attività giornalistica – inchieste su corruzione, criminalità organizzata, affari opachi e zone grigie del potere – lo ha spesso posto al centro di campagne d’odio e tentativi di delegittimazione. L’episodio di Campo Ascolano segna tuttavia un salto di qualità per la pericolosità e la prossimità alla sfera familiare.
Il quadro penale possibile
Se confermata la pista esplosiva, potrebbero configurarsi reati gravi: danneggiamento seguito da incendio/esplosione, detenzione e uso di materiale esplodente, con possibili aggravanti legate alle finalità intimidatorie e all’attentato alla libertà di stampa. La Procura valuterà anche l’eventuale tutela rafforzata per il giornalista e i suoi congiunti.
Un avvertimento alla stampa, una ferita pubblica
Colpire davanti a casa, nel luogo che dovrebbe essere più sicuro, significa intimidire non solo una persona ma un’intera redazione e, più in generale, il diritto dei cittadini a essere informati. È un attacco che interroga istituzioni, politica e società civile: quando la violenza prova a zittire un cronista, la minaccia si allarga alla democrazia.
Solidarietà e richiesta di protezione
Dopo l’esplosione, sono arrivate manifestazioni di solidarietà a Ranucci e alla sua famiglia da colleghi, associazioni e semplici cittadini. L’auspicio è che la risposta dello Stato sia rapida e visibile: verità sui mandanti ed esecutori, protezione per chi indaga e per chi racconta, tolleranza zero verso chi pensa di sostituire al confronto pubblico la legge dell’intimidazione.
Cosa succede adesso
Le indagini proseguiranno nelle prossime ore con:
mappatura completa dei sistemi di videosorveglianza nel raggio di alcune strade;
analisi dei residui per identificare la tipologia di ordigno;
verifica di eventuali minacce recenti connesse all’attività di Report;
valutazione di misure di tutela per il giornalista e i familiari.
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Piena vicinanza a Sigfrido Ranucci e ai suoi cari. Il messaggio che deve prevalere è uno solo: le bombe non chiuderanno le inchieste.



















