L’accaduto shock che potrebbe far cadere il Governo Meloni? Ecco cosa sta accadendo

Un “concerto” che fa tremare governo e finanza

Nel nuovo episodio del podcast DIRECT, il direttore di Fanpage.it Francesco Cancellato prova a rispondere a una domanda che circola ormai apertamente nei palazzi della politica e della finanza: l’inchiesta Mps–Mediobanca può davvero far cadere il governo Meloni?

Per capirlo, il direttore parte da una parola chiave del gergo finanziario: “concerto”. Non c’entra nulla con la musica: in Borsa, “agire in concerto” significa che più soggetti, legati da rapporti particolari, comprano titoli diffusi tra il pubblico muovendosi di fatto come un unico soggetto. Se questa azione non viene dichiarata con trasparenza, e serve a scalare una società “di nascosto”, può configurare reati come aggiotaggio e false comunicazioni al mercato.

È esattamente ciò che la procura di Milano ipotizza stia dietro all’operazione che ha visto protagonista il Monte dei Paschi di Siena nei confronti di Mediobanca.

I protagonisti: Delfin, Caltagirone e Lovaglio

Secondo la ricostruzione, i “concertisti” – o presunti tali – sarebbero tre:

Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio (gruppo Luxottica), tra le più ricche d’Italia;

Il Gruppo Francesco Gaetano Caltagirone, colosso dell’immobiliare e dell’editoria (tra le altre cose proprietario del Messaggero);

Luigi Lovaglio, amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena.


A un certo punto, Delfin e Caltagirone lanciano una offerta pubblica di scambio (Ops) agli azionisti di Mediobanca: “voi ci date le vostre azioni Mediobanca, noi vi diamo azioni Mps”. L’obiettivo implicito è chiaro: far sì che Mps prenda il controllo di Mediobanca e che chi cede i titoli entri nel capitale della banca senese, che diventerebbe la nuova “casa madre”.

Il mercato, racconta Cancellato, giudica l’operazione malissimo: non solo perché Mps è più piccola e messa peggio nei conti rispetto a Mediobanca, ma anche perché i due istituti fanno mestieri completamente diversi. Mps è una banca retail tradizionale, Mediobanca è la banca d’affari per eccellenza. Le sinergie industriali sono quasi nulle: perché allora forzare una fusione così azzardata?

Il vero obiettivo si chiama Generali

Il senso dell’operazione, spiega il direttore di Fanpage, non sta nel matrimonio tra Mps e Mediobanca, ma un gradino più in là: nel controllo di Assicurazioni Generali.

Delfin e Caltagirone sono infatti il secondo e terzo azionista di Generali, ma non abbastanza forti da comandare da soli. Mediobanca, a sua volta, è il primo azionista del colosso assicurativo triestino. Se i due grandi investitori italiani riuscissero a prendersi Mediobanca tramite Mps, potrebbero sommare tutte le quote e diventare padroni di Generali.

Non un obiettivo qualunque. Generali è:

uno dei titoli più solidi e ambiti della Borsa italiana;

un luogo “sicuro” in cui milioni di risparmiatori italiani parcheggiano i propri soldi;

uno dei principali acquirenti di debito pubblico italiano, con circa 60 miliardi di Btp in portafoglio, secondo le stime richiamate da Cancellato.

In più, alla guida del gruppo c’è Philippe Donnet, manager francese, impegnato a chiudere un accordo per la gestione degli asset finanziari con il gruppo francese Naxitis. Un’intesa che, nelle intenzioni, sarebbe dovuta diventare operativa il 19 dicembre. L’operazione Mps–Mediobanca ha di fatto congelato quell’accordo, alimentando la lettura “patriottica”: con questa manovra, si sarebbe difesa l’italianità di Generali e, con essa, dei risparmi degli italiani.

L’ipotesi degli inquirenti: la regia occulta del governo

Seguendo il filo della procura di Milano e delle ricostruzioni giornalistiche, Cancellato mette in fila un’ipotesi esplosiva:

1. Il governo Meloni non vuole che Generali finisca in mani francesi.


2. Per questo, avrebbe appoggiato – se non orchestrato – una scalata “patriottica” al colosso assicurativo, partendo da Mps e passando da Mediobanca.


3. Lo Stato, dopo aver salvato Mps, era arrivato a possederne oltre il 70%: avrebbe quindi ceduto una parte significativa delle quote ai due grandi investitori italiani, diventati protagonisti dell’Ops su Mediobanca.

L’ipotesi degli inquirenti: la regia occulta del governo

Seguendo il filo della procura di Milano e delle ricostruzioni giornalistiche, Cancellato mette in fila un’ipotesi esplosiva:

1. Il governo Meloni non vuole che Generali finisca in mani francesi.


2. Per questo, avrebbe appoggiato – se non orchestrato – una scalata “patriottica” al colosso assicurativo, partendo da Mps e passando da Mediobanca.


3. Lo Stato, dopo aver salvato Mps, era arrivato a possederne oltre il 70%: avrebbe quindi ceduto una parte significativa delle quote ai due grandi investitori italiani, diventati protagonisti dell’Ops su Mediobanca.

Le prove, per ora, stanno soprattutto nelle intercettazioni

L’impianto accusatorio, al momento, si regge su 35 pagine di atti. Dentro ci sono alcune intercettazioni considerate “pesanti” dagli inquirenti:

in una, l’ad Lovaglio definisce Caltagirone “il vero ingegnere dell’operazione”;

in un’altra, si parla esplicitamente di Generali come vero bersaglio finale della scalata.


Accanto a queste frasi compaiono una serie di indizi che, messi assieme, delineano il sospetto di un “concerto” finanziario tra Delfin e Caltagirone, con Mps come strumento operativo.

Per alcuni osservatori – ricorda Cancellato – questi elementi sarebbero già sufficienti per mettere seriamente nei guai i protagonisti privati dell’operazione. Per altri, invece, saremmo ancora lontani da quel “solido impianto probatorio” necessario per reggere un processo su un concerto di questo tipo, tanto più se si vuole risalire anche a un coinvolgimento politico del governo.

Cosa rischiano gli scalatori (e cosa rischia il governo)

Se la tesi dell’accusa fosse confermata, le conseguenze per Delfin e Caltagirone potrebbero essere pesanti. Le ipotesi circolate sono due:

la più drastica: gli investitori potrebbero essere costretti a pagare in contanti tutto ciò che non hanno versato ricorrendo allo scambio azionario;

la più realistica: potrebbe scattare la sospensione del diritto di voto sulle azioni Mediobanca, che i due controllano oggi all’86%. In pratica, verrebbe azzerata la loro capacità di indirizzo nella banca e quindi su Generali, svuotando di senso l’intera scalata.


Quanto al governo, la questione è ancora più complessa. Dimostrare un concerto occulto tra soggetti privati è già difficile; individuare e provare in modo inequivocabile il ruolo dell’esecutivo in questa regia è un’impresa giudiziaria ancora più impervia.

Le indagini, comunque, continuano. La procura ha disposto il sequestro dei telefoni degli indagati e di numerose persone in contatto con loro. È da lì che potrebbero emergere nuovi elementi, conferme o smentite dello scenario oggi ipotizzato.

Il filo che porta allo scandalo Paragon–Equalize

Nella parte finale del podcast, il direttore di Fanpage inserisce un tassello ulteriore, quasi da spy-story. Alcuni dei protagonisti della partita Mps–Mediobanca–Generali compaiono anche nelle liste di persone finite nel mirino delle strutture di spionaggio Paragon ed Equalize, già al centro di altre inchieste milanesi.

Tra gli “spiati” con Paragon ci sarebbero:

Francesco Gaetano Caltagirone, protagonista della scalata;

Andrea Orcel, ad di Unicredit, azionista di Generali e grande rivale sia di Caltagirone e Delfin sia del governo in un’altra partita, quella per il controllo di Banco Bpm;

Roberto D’Agostino, direttore di Dagospia, che da anni solleva dubbi e sospetti proprio su Mps e Mediobanca.


Nel mirino di Equalize, invece, sarebbe finito Leonardo Maria Del Vecchio, erede della famiglia e uomo chiave nella governance di Delfin.

Il cortocircuito è evidente: chi si muove attorno a Generali e alle grandi partite bancarie italiane risulta allo stesso tempo sorvegliato, spiato, “attenzionato” da centrali di intelligence parallele. Semplici coincidenze? La domanda resta aperta.

Può cadere il governo Meloni?

Arrivati al punto, Cancellato risponde alla domanda iniziale – l’inchiesta può far cadere il governo? – con una valutazione prudente.

Sul piano giudiziario, al momento, siamo ancora lontani da un quadro probatorio definitivo. Prima bisognerebbe dimostrare senza ombre il concerto tra gli investitori privati; solo dopo si potrebbe pensare di risalire a un eventuale ruolo del governo nella manovra, e questo passaggio è ancora più complesso.

Sul piano politico, però, la vicenda è già potenzialmente devastante. Perché:

chiama in causa l’uso “patriottico” delle banche pubbliche e del risparmio degli italiani;

tocca l’italianità di Generali, uno dei simboli economici del Paese e pilastro del debito pubblico;

si intreccia con lo scandalo dello spionaggio illegale, alimentando il sospetto di un sistema di potere opaco che sorveglia, indirizza, protegge o colpisce i protagonisti della finanza.


Se da questa inchiesta dovessero emergere conferme di una regia politica diretta, la tenuta dell’esecutivo sarebbe inevitabilmente messa in discussione, in Italia e all’estero. Per ora, però, siamo ancora allo stato degli atti, alle prime intercettazioni e a una lunga serie di interrogativi.

Leggi anche

Conclusione: un domino ancora tutto da capire

La ricostruzione del direttore di Fanpage racconta un possibile domino finanziario e politico: Mps che scala Mediobanca, che a sua volta apre la porta a Generali; il governo che, per evitare un accordo francese, scommette su due tra gli uomini più ricchi d’Italia; regole cambiate in corsa, istituti spinti a non opporsi, colossi del risparmio usati come pedine di una partita strategica.

Se questo domino fosse davvero stato costruito in segreto, e se venisse provato in tribunale, le conseguenze sarebbero enormi: per Delfin, per Caltagirone, per Generali e, soprattutto, per il governo Meloni, che rischierebbe di essere travolto dallo scandalo.

Per il momento, conclude Cancellato, non resta che attendere le prossime mosse della procura e le nuove rivelazioni dalle indagini su Paragon ed Equalize. In gioco non c’è solo il futuro di un esecutivo, ma l’idea stessa di come nel nostro Paese si governa il risparmio, la finanza e, in ultima analisi, il potere.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini