Durante un evento pubblico Alessandro Di Battista ha lanciato un duro attacco contro Giorgia Meloni, accusandola di incoerenza e silenzio complice di fronte ai massacri in Palestina. Un discorso acceso, ricco di riferimenti storici e personali, che ha messo in discussione la credibilità della premier e dell’intera destra di governo.
“Parlo di lei perché è al potere”
Di Battista ha esordito respingendo le critiche di chi lo accusa di concentrarsi ossessivamente su Meloni: “Qualcuno mi dice, ma parli sempre di lei, ma perché? Perché è Presidente del Consiglio. Se ci fosse un altro Presidente del Consiglio, attaccherei l’altro.” La legittimità della sua critica nasce, quindi, dal ruolo istituzionale della premier e dalla sua responsabilità diretta nelle scelte internazionali dell’Italia.
Un ricordo personale: Meloni e la Palestina nel 2014
Nel cuore del discorso, Di Battista rievoca un episodio del 2014, quando – a suo dire – Giorgia Meloni si esprimeva in Parlamento contro i bombardamenti su Gaza. “Me la ricordo bene,” racconta, “mi parlava della questione palestinese, twittava contro i massacri. Diceva che quando viene versato il sangue dei bambini, perdiamo tutti.”
Oggi, però, secondo l’ex deputato, tutto è cambiato. Meloni “non apre bocca”, tace di fronte alle vittime civili palestinesi e si allinea in maniera acritica alle posizioni israeliane. “Un conformismo osceno”, lo definisce.
Un lungo elenco di massacri dimenticati
Per rafforzare il suo atto d’accusa, Di Battista elenca meticolosamente le operazioni militari israeliane contro Gaza: 2001, 2002, 2003, 2004, 2008, 2009 (l’Operazione Piombo Fuso, con uso di fosforo bianco), 2010, 2012, 2014, 2015. “Quanti bambini sono morti?”, domanda retoricamente.
E aggiunge: “Nel 2014 venne anche ucciso un giornalista italiano, Simone Camilli. Non viene mai ricordato.” La denuncia si allarga così ai media e alla memoria selettiva delle istituzioni italiane, accusate di ignorare o occultare ciò che non è funzionale al racconto dominante.
Una destra sociale scomparsa
L’attacco non risparmia neppure il campo ideologico della destra. “Quella che si definiva destra sociale non esiste più,” afferma Di Battista. “Una volta c’erano persone rispettabili, anche se non la pensavo come loro. Oggi? Nulla di buono.”
Il riferimento è alla metamorfosi di quella parte del mondo post-missino che rivendicava un’antica attenzione per i popoli oppressi, ma che oggi – secondo Di Battista – ha scelto il silenzio, l’allineamento atlantico e l’ipocrisia come cifra politica.
Il ruolo degli Stati Uniti e la complicità occidentale
Secondo l’ex parlamentare, i massacri in Palestina sono avvenuti e continuano ad avvenire “grazie al sostegno statunitense”. Una linea che Di Battista ha sempre denunciato, criticando duramente l’asservimento dell’Italia alle politiche estere di Washington e l’incapacità dei governi italiani, di ogni colore, di sviluppare una politica estera autonoma.
Simone Camilli e i giornalisti dimenticati
Commovente e amara la riflessione su Simone Camilli, giornalista italiano morto a Gaza nel 2014. “Non so se c’è qui sua madre,” ha detto, “ma lui non viene mai ricordato.” L’ex deputato inserisce il suo nome accanto a quelli di Andy Rocchelli e Andrei Mironov, uccisi nel Donbass nel 2014. “Ci sono giornalisti di serie A e giornalisti di serie B,” denuncia, “perché raccontano verità scomode.”
Il messaggio politico dell’evento
Il contesto dell’intervento non è irrilevante. L’associazione Schierarsi, nata per promuovere l’impegno civile e culturale nelle nuove generazioni, ha voluto rilanciare l’idea che “prendere posizione” sia oggi un atto necessario. E Di Battista ha fatto proprio questo concetto: ha scelto di schierarsi, con fermezza, contro un potere che – a suo avviso – ha perso la voce, la dignità e la coerenza.
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Conclusione: una voce fuori dal coro – VIDEO
Con questo intervento, Alessandro Di Battista conferma il suo ruolo di coscienza critica fuori dal Parlamento. Non più parte di un partito, ma ancora una figura riconoscibile, capace di mobilitare, denunciare e suscitare dibattito. Il suo appello è diretto: “schierarsi”, senza compromessi, davanti alla tragedia palestinese e al silenzio delle istituzioni.
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