L’annuncio della Premier Meloni per Emma Bonino – Ecco cosa vuole fare

Emma Bonino avrà le esequie di Stato. L’annuncio arriva direttamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel giorno in cui l’Italia piange la scomparsa a 78 anni di una delle figure più conosciute e longeve della politica repubblicana. Dopo il primo messaggio di cordoglio, la premier ha comunicato durante un punto stampa a Vercelli che il Governo sta già lavorando all’organizzazione della cerimonia: “Stiamo predisponendo le esequie di Stato per Emma Bonino”.

Una decisione dal forte valore istituzionale, che riconosce il ruolo ricoperto da Bonino in oltre mezzo secolo di vita pubblica italiana ed europea. Meloni ha voluto sottolinearlo nonostante la distanza politica che per decenni ha separato la destra italiana dalla tradizione radicale rappresentata dall’ex ministra degli Esteri.

Nel suo ricordo, la presidente del Consiglio ha definito Bonino “una voce forte e riconoscibile della politica italiana”, capace di difendere con determinazione le proprie idee. Un omaggio che arriva da una leader appartenente a una storia politica profondamente diversa e che proprio per questo assume un particolare significato nel giorno della scomparsa.

L’annuncio di Meloni: “Stiamo predisponendo le esequie di Stato”

La notizia più importante arriva nel corso di un punto stampa della presidente del Consiglio a Vercelli.

Meloni conferma che il Governo intende rendere a Emma Bonino il massimo omaggio istituzionale attraverso le esequie di Stato.

“Stiamo predisponendo le esequie di Stato per Emma Bonino”, annuncia la premier.

Poche parole, ma sufficienti a trasformare il cordoglio personale e politico in un riconoscimento ufficiale da parte delle istituzioni della Repubblica.

La decisione testimonia la volontà di ricordare Bonino non esclusivamente come esponente di una determinata area politica, ma come una personalità che ha ricoperto incarichi di primo piano in Italia e in Europa e ha attraversato oltre cinquant’anni della storia politica nazionale.

Meloni: “Per decenni una voce forte e riconoscibile”

Prima dell’annuncio sulle esequie, Meloni aveva affidato il proprio ricordo a un messaggio pubblico.

“Ha rappresentato per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana”, ha dichiarato parlando della storica esponente radicale.

La premier ha ricordato soprattutto la determinazione con la quale Bonino ha sostenuto le proprie idee nel corso di una carriera politica lunghissima.

Un riconoscimento che non cancella le differenze tra le due figure. Al contrario, Meloni le richiama apertamente: le rispettive storie politiche e sensibilità sono state profondamente distanti.

Ma proprio quella distanza, secondo il messaggio della presidente del Consiglio, non impedisce di riconoscere il peso avuto da Bonino nella vita pubblica nazionale.

Due storie politiche lontanissime, ma il riconoscimento è istituzionale

È uno degli elementi più significativi dell’intervento di Giorgia Meloni.

La tradizione politica della premier e quella di Emma Bonino sono state, su moltissimi temi, agli antipodi. Diritti civili, aborto, famiglia, bioetica, integrazione europea e numerose altre questioni hanno visto per anni il mondo radicale e quello della destra confrontarsi da posizioni molto differenti.

Meloni non tenta di nascondere questa distanza.

Sceglie invece di separare il giudizio sulle singole battaglie dal riconoscimento della statura pubblica dell’avversaria.

Il senso del messaggio è proprio questo: si può non condividere una storia politica e allo stesso tempo riconoscere che quella storia sia diventata parte della Repubblica.

Oltre cinquant’anni al centro della vita pubblica

Le esequie di Stato riconoscono anche la straordinaria durata della presenza pubblica di Bonino.

Entrata alla Camera nel 1976, a soli 28 anni, la leader radicale ha attraversato la Prima e la Seconda Repubblica, il passaggio dalla politica dei grandi partiti di massa alla stagione contemporanea e la progressiva costruzione dell’Unione europea.

È stata deputata, senatrice, parlamentare europea, vicepresidente del Senato, commissaria europea e ministra della Repubblica.

Nel governo Prodi II ha ricoperto l’incarico di ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee. Nel 2013, con il governo guidato da Enrico Letta, è diventata ministra degli Affari Esteri.

Una carriera istituzionale che spiega perché la sua morte abbia prodotto reazioni ben oltre l’area politica radicale.

Le battaglie che hanno segnato la figura di Bonino

Ma raccontare Emma Bonino soltanto attraverso gli incarichi istituzionali significherebbe raccontarne solo una parte.

La sua figura è stata innanzitutto associata alle grandi campagne radicali.

Dalla battaglia sull’aborto a quella per il divorzio, dai diritti individuali alla condizione delle carceri, dall’antiproibizionismo al fine vita, fino alle campagne internazionali contro la pena di morte, Bonino ha costruito la propria identità politica intorno a questioni spesso estremamente divisive.

Non tutte le sue battaglie sono state condivise e molte continuano ancora oggi a dividere profondamente la società e i partiti.

Ciò che Meloni le riconosce è però la determinazione con cui quelle idee sono state portate avanti per decenni.

Il radicalismo e il lungo sodalizio con Marco Pannella

La storia di Emma Bonino è inevitabilmente intrecciata a quella di Marco Pannella.

Insieme sono stati per decenni i volti più riconoscibili del radicalismo italiano.

Referendum, scioperi della fame e della sete, disobbedienza civile e campagne per portare nelle istituzioni temi che spesso i grandi partiti non volevano affrontare hanno caratterizzato quella stagione.

Il rapporto tra Bonino e Pannella ha attraversato anche momenti di rottura e incomprensione, soprattutto negli ultimi anni della vita del leader radicale. Ma il loro sodalizio rimane uno dei capitoli più importanti della storia politica italiana del secondo dopoguerra.

L’Europa come seconda casa politica

C’è poi la dimensione europea, fondamentale per comprendere la figura che oggi viene ricordata dalle istituzioni.

Bonino è stata parlamentare europea e, tra il 1995 e il 1999, componente della Commissione europea guidata da Jacques Santer.

Il suo europeismo non è mai stato soltanto economico.

Per tutta la vita ha sostenuto la necessità di una maggiore integrazione politica dell’Unione e ha difeso una visione federalista dell’Europa.

Anche su questo terreno le distanze con parte della destra italiana sono state evidenti. Eppure proprio la lunga esperienza europea contribuisce oggi a spiegare perché il suo nome abbia avuto una risonanza che andava ben oltre i confini nazionali.

Dalle crisi internazionali alla Farnesina

Bonino ha costruito una parte importante della propria attività anche sulla politica internazionale e sui diritti umani.

Africa, Balcani, Medio Oriente, condizione femminile, giustizia internazionale e lotta alla pena di morte sono stati alcuni dei temi sui quali ha lavorato nel corso degli anni.

Quella esperienza trovò il suo punto più alto sul piano istituzionale nel 2013, quando venne nominata ministra degli Esteri.

Il passaggio alla Farnesina rappresentò il riconoscimento di una dimensione internazionale coltivata molto prima dell’ingresso nel governo Letta.

Una figura capace di ottenere rispetto anche dagli avversari

È probabilmente questo il tratto che emerge maggiormente nelle ore successive alla morte.

Emma Bonino è stata una politica divisiva. Non ha mai cercato di essere una figura unanimemente condivisa e molte delle sue posizioni hanno suscitato opposizioni durissime.

Eppure il cordoglio arrivato da aree politiche lontanissime dimostra come la sua figura avesse acquisito nel tempo un peso autonomo.

Il riconoscimento di Meloni è particolarmente significativo proprio perché proviene da una storia politica distante da quella radicale.

Non è un’adesione alle idee di Bonino, ma il riconoscimento del posto che ha occupato nella vita della Repubblica.

Anche Mattarella ricorda il segno lasciato nella Repubblica

Il cordoglio istituzionale ha coinvolto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ricordato come Emma Bonino abbia impresso un segno nella vita della Repubblica.

Il ricordo del Quirinale e la decisione del Governo di predisporre le esequie di Stato contribuiscono così a dare alla giornata una dimensione che supera il confronto tra partiti.

La morte di Bonino viene trattata dalle più alte istituzioni come la scomparsa di una protagonista della storia repubblicana.

Ed è probabilmente questo il significato più profondo della decisione annunciata da Meloni.

Gli ultimi giorni e il peggioramento delle condizioni

La notizia della morte arriva dopo giorni di apprensione.

Il 7 settembre Bonino era stata trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito di Roma dopo un grave malore. Le sue condizioni erano state indicate come critiche e la politica italiana aveva seguito con attenzione gli aggiornamenti provenienti dalla struttura sanitaria.

Il 10 settembre era arrivato un segnale che aveva fatto sperare: Bonino era uscita dalla terapia intensiva ed era stata trasferita in un’altra struttura, anche se il quadro clinico restava delicato.

Poi, l’11 settembre, la notizia della morte.

La lunga battaglia personale contro la malattia

Bonino aveva già affrontato pubblicamente una lunga e difficile battaglia contro il tumore.

Nel 2015 aveva annunciato di avere un microcitoma polmonare. Aveva scelto di parlare apertamente della malattia, continuando parallelamente a partecipare alla vita pubblica.

Nel 2023 aveva comunicato la conclusione delle terapie oncologiche dopo un percorso durato anni.

La malattia non aveva comunque cancellato la sua presenza politica. Anche negli ultimi anni aveva continuato a intervenire sui grandi temi europei, sui diritti e sulla politica internazionale.

Le esequie di Stato come ultimo riconoscimento della Repubblica

La scelta annunciata da Giorgia Meloni assume quindi un valore che va oltre il cerimoniale.

Le esequie di Stato rappresenteranno il momento nel quale le istituzioni renderanno ufficialmente omaggio a una donna che ha dedicato gran parte della propria vita alla politica.

Non sarà necessario condividere le sue idee per riconoscerne il ruolo.

Ed è esattamente questo il punto sul quale insiste la presidente del Consiglio: storie politiche diverse, sensibilità spesso contrapposte, ma il riconoscimento di una protagonista della vita nazionale.

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L’annuncio della premier chiude così simbolicamente una giornata segnata dal cordoglio.

Giorgia Meloni ed Emma Bonino hanno rappresentato mondi politici molto lontani e, su alcuni dei temi più delicati della società italiana, apertamente contrapposti.

Ma nel momento della scomparsa la presidente del Consiglio sceglie il registro istituzionale.

“Una voce forte e riconoscibile della politica italiana”, la definisce. E poi la decisione più significativa: “Stiamo predisponendo le esequie di Stato per Emma Bonino”.

Un ultimo riconoscimento della Repubblica a una donna che, tra consenso e contestazioni, vittorie e sconfitte, incarichi istituzionali e battaglie radicali, ha attraversato oltre mezzo secolo della storia politica italiana senza mai smettere di far sentire la propria voce.

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