Un discorso infuocato, quello pronunciato da Corrado Formigli durante l’ultima puntata di Piazzapulita su La7.
Il giornalista ha puntato il dito contro il governo Meloni, accusandolo di usare la riforma della giustizia come strumento politico di vendetta nei confronti della magistratura.
Sul banco degli imputati, il tema più discusso delle ultime settimane: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, appena approvata in via definitiva dal Parlamento e ora destinata — come annunciato da Pd, M5S e Avs — a un referendum popolare.
“E così Meloni vuole mettere al loro posto i giudici”
Formigli ha aperto il suo editoriale con un tono sarcastico ma tagliente, riprendendo le parole della premier dopo le critiche della Corte dei Conti sul progetto del Ponte sullo Stretto:
“Di chi è la colpa se il Ponte sullo Stretto non sta in piedi economicamente? Naturalmente dei giudici, di chi potrebbe essere colpa?”
Una frase che riassume, secondo il conduttore, la logica di contrapposizione instaurata dal governo nei confronti della magistratura: ogni ostacolo tecnico o giuridico alle grandi opere e ai provvedimenti dell’esecutivo viene interpretato come un “atto di invasione” dei giudici nel campo della politica.
“E infatti — ha proseguito Formigli — come dice la presidente del Consiglio, è l’ennesimo atto di invasione. E allora i giudici, intanto, li mettiamo a posto così, con una bella riforma sulla separazione delle carriere.”
“Non serve a velocizzare i processi, lo dice lo stesso Nordio”
L’attacco più diretto è arrivato poco dopo, quando il giornalista ha smontato la narrazione del governo secondo cui la riforma renderebbe la giustizia più efficiente.
“Questa riforma — ha detto — non porterà efficienza al sistema giudiziario manco un po’. Lo dice lo stesso ministro Nordio, e ve lo faremo ascoltare tra poco.”
Formigli ha ricordato come il Guardasigilli avesse in passato ammesso che la separazione delle carriere non riduce i tempi dei processi né risolve i problemi strutturali della giustizia italiana, ma rappresenta piuttosto una battaglia ideologica del centrodestra, utile a ridisegnare i rapporti di forza tra politica e magistratura.
“Non serve a velocizzare i processi, non serve a dare più giustizia — ha insistito Formigli — ma serve a sistemare un po’ questi magistrati e a dargli una botta.”
Un’operazione di potere, non una riforma
Secondo il conduttore di Piazzapulita, la riforma non nasce per risolvere i problemi della giustizia, ma per limitare l’autonomia dei giudici e ridurre la capacità delle procure di indagare sui poteri forti.
Formigli ha collegato questo disegno alla crescente tensione tra governo e magistratura dopo le indagini su alcuni dossier politici e la bocciatura di vari provvedimenti da parte della Corte dei Conti.
“Non è una riforma, è un’operazione di potere — ha commentato —. Si parte da un principio: chi controlla troppo, chi osa criticare o bloccare, deve essere messo in riga. Ecco allora la separazione delle carriere, ecco l’attacco alle toghe.”
Il riferimento al Ponte sullo Stretto
L’editoriale ha poi intrecciato la vicenda della riforma con quella del Ponte sullo Stretto di Messina, progetto simbolo del governo Meloni.
Dopo i dubbi espressi dagli organi tecnici e di controllo sui conti e sulla sostenibilità dell’opera, la presidente del Consiglio aveva accusato parte della magistratura di “ostacolare lo sviluppo del Paese”.
Formigli ha ribaltato questa narrazione:
“Il Ponte non sta in piedi economicamente, i costi lievitano e i conti non tornano. Ma invece di rispondere nel merito, la colpa viene scaricata sui giudici. È sempre la stessa logica: la realtà è un fastidio, la magistratura è un nemico.”
“Ci sarà un referendum: vedremo cosa succede”
Formigli ha concluso il suo intervento guardando già al futuro:
“Ci sarà un referendum, vedremo quello che succede.”
Un richiamo diretto all’iniziativa di Pd, M5S e Avs, che proprio in queste ore hanno avviato la procedura per raccogliere le firme necessarie a chiedere il referendum confermativo, ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione.
L’obiettivo: lasciare decidere ai cittadini se accettare o respingere la riforma che separa giudici e pubblici ministeri.
Un attacco frontale alla narrazione del governo
Con il suo editoriale, Formigli ha segnato uno dei momenti più duri di scontro mediatico tra giornalismo e governo.
La sua accusa — quella di voler “mettere al loro posto i giudici” — colpisce al cuore la narrativa del centrodestra, che presenta la riforma come una misura di civiltà e neutralità.
Ma per il conduttore di Piazzapulita la verità è un’altra:
“Non è una riforma per la giustizia, ma contro la giustizia. È una vendetta politica mascherata da efficienza.”
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VIDEO:
L’atacco di Corrado Formigli arriva in un momento in cui la tensione tra potere politico e magistratura è al massimo livello.
Il governo Meloni rivendica una riforma “storica”, l’opposizione parla di “stravolgimento della Costituzione”, mentre la società civile si prepara a un nuovo voto popolare.
Con il suo commento, il conduttore di Piazzapulita non si limita a criticare la riforma: ne svela il senso politico più profondo — un tentativo di ridefinire il rapporto di forza tra chi giudica e chi governa.
E, come ha detto in chiusura, “la vera partita comincia ora, davanti agli italiani”.



















