L’assurda rivelazione del Prof Alessandro Orsini su Matteo Renzi: “La telefonata a…” – VIDEO

Durante un dibattito pubblico in occasione del Premio Bancarella, il professore Alessandro Orsini ha lanciato accuse pesantissime sul rapporto tra Italia e Stati Uniti, definendo il sistema politico italiano “profondamente corrotto” e “politicamente compenetrato” da Washington.

“Nulla si capisce senza comprendere questa corruzione”

Secondo Orsini, per capire la politica estera italiana e il modo in cui l’informazione tratta la politica internazionale, bisogna partire da un presupposto:

“Il sistema è profondamente corrotto, nel senso che è politicamente compenetrato. La Casa Bianca ha acquisito la capacità di controllare il vertice della Repubblica Italiana.”

Orsini collega questa influenza alla fase successiva alla caduta del Muro di Berlino, sostenendo che, col tempo, gli Stati Uniti avrebbero consolidato la capacità di orientare le scelte sulle principali cariche istituzionali del Paese.

Il racconto di Renzi su Frattini

Per supportare la sua tesi, Orsini cita un episodio raccontato dallo stesso Matteo Renzi in televisione, durante una puntata di Non è l’Arena di Massimo Giletti, andata in onda tra maggio e giugno 2022.

In quell’occasione, Renzi ricordò che Franco Frattini, già ministro degli Esteri nel 2011, era un candidato molto forte alla Presidenza della Repubblica per sostituire Sergio Mattarella. Tuttavia, Renzi disse di aver ricevuto una telefonata dagli Stati Uniti in cui gli veniva comunicato che Frattini “non poteva” essere eletto, perché considerato “filorusso”.

La telefonata a Letta

Renzi, sempre secondo il proprio racconto, avrebbe poi telefonato a Enrico Letta per riferire il messaggio ricevuto:

“Enrico, tu sai benissimo che gli americani non vogliono che Frattini diventi Presidente della Repubblica, perché lo hanno detto anche a te.”

Renzi aggiunse di non essere nemmeno sicuro della fondatezza dell’accusa, ma di non aver approfondito e di essersi mosso affinché la candidatura di Frattini venisse accantonata.

“Un potere di veto su vertici e ministri”

Per Orsini, questa testimonianza dimostra che:

“La Casa Bianca ha un potere di veto su chi diventa Presidente della Repubblica, su chi diventa Presidente del Consiglio, su chi diventa Ministro della Difesa e su chi diventa Ministro degli Esteri.”

Secondo la sua ricostruzione, questo meccanismo influenzerebbe anche larga parte del sistema dell’informazione, creando un legame diretto tra vertice politico e narrativa mediatica dominante.

Un’accusa che farà discutere

Le parole di Orsini, pronunciate in un contesto pubblico e riportate integralmente, toccano uno dei nervi più scoperti della politica italiana: la reale autonomia decisionale delle sue massime istituzioni.
Resta da vedere quali reazioni susciteranno, sia nel dibattito politico interno sia nelle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.

Le dichiarazioni di Alessandro Orsini gettano un sasso nello stagno della politica italiana, sollevando interrogativi profondi su quanto margine di autonomia conservi davvero il nostro Paese nelle scelte strategiche, soprattutto in politica estera. Accuse come quelle pronunciate al Premio Bancarella — sul presunto potere di veto della Casa Bianca su vertici istituzionali italiani — sono destinate a far discutere, dividere, forse anche a scandalizzare. Ma proprio per questo meritano attenzione.

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In un panorama dove la sudditanza geopolitica è spesso accettata come dato di fatto o occultata sotto il linguaggio rassicurante dell’“alleanza atlantica”, Orsini ribalta la narrazione dominante e invita a guardare dietro le quinte del potere. Le sue parole non sono semplici provocazioni accademiche: pongono un tema essenziale per ogni democrazia — chi decide davvero? E fino a che punto l’Italia è sovrana?

Al netto delle reazioni che seguiranno, resta un fatto: sollevare il velo sul rapporto tra potere politico, media e influenze straniere non è un atto di complottismo, ma di responsabilità civile. E che a farlo sia un docente universitario, con nomi, date e fonti verificabili, impone alla politica e all’opinione pubblica di uscire dal silenzio comodo e iniziare a fare le domande scomode. Anche se non piacciono.

 

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