L’attacco shock di Mario Giordano a Giorgia Meloni e al suo Governo – Ecco perché – Video

Non è un esponente dell’opposizione, non è un editorialista di sinistra, non è un intellettuale lontano dal mondo del centrodestra.
E proprio per questo, le parole di Mario Giordano fanno rumore.

Ospite da Bianca Berlinguer a È sempre Cartabianca su Rete4, il giornalista ha pronunciato una frase che ha il peso dello strappo politico:

“Il governo non ha fatto, non ha mantenuto quelle promesse sul fronte della sicurezza che avevano fatto ai cittadini. Io credo che lo sappiano benissimo anche tutti i rappresentanti del governo che su questo sono deficitari.”

Un passaggio poi rilanciato anche sui social ufficiali della trasmissione, con il titolo: “Il Governo non ha mantenuto le promesse che aveva fatto ai cittadini sul fronte della sicurezza” .

Per un governo che ha fatto della “sicurezza” uno dei vessilli identitari – dall’immigrazione alle periferie, dal decoro urbano alla lotta alla microcriminalità – sentirsi dire questo non da un avversario, ma da una voce interna al proprio universo mediatico è un colpo non banale.

“Non è percezione, è realtà”: il rifiuto della narrazione rassicurante

Giordano, in studio, va oltre lo slogan. Si aggancia ai servizi e alle immagini di Roma proposti dalla trasmissione, e dice chiaramente che quella raccontata non è una distorsione giornalistica:

“Voi avete dato uno spaccato di Roma e il collega che sta in studio ha dato uno spaccato e dà costantemente con i suoi filmati che sono benemeriti, perché aprono gli occhi, perché per tanto tempo si è continuato a dire che il problema della sicurezza non c’era, che era soltanto una percezione, che non era vero, che eravamo esagerati.”

Qui il bersaglio non è solo il governo attuale, ma un intero modo di trattare il tema: per anni, chi denunciava insicurezza veniva accusato di allarmismo, di “strumentalizzare”, di amplificare episodi isolati.

Giordano lo dice esplicitamente:

“Io ancora adesso quando vado in giro a fare servizi tante volte mi sento dire: ‘ma siete voi che strumentalizzate?’. No, la situazione è quella lì.”

È un passaggio chiave: il giornalista rivendica il proprio lavoro sul campo, i reportage nelle periferie, nelle stazioni, nelle aree degradate, e li usa come prova che il problema non è più confinabile nella categoria della “percezione”, ma è diventato esperienza quotidiana di pezzi di Paese.

La promessa mancata: sicurezza come bandiera tradita

Che la destra al governo avesse promesso una svolta sulla sicurezza è fuori discussione.
Dai comizi di Fratelli d’Italia agli slogan della Lega, fino ai richiami costanti al “decreto sicurezza” e alla “tolleranza zero”, il messaggio era chiaro: con noi al governo vi sentirete più protetti.

Proprio per questo, il giudizio di Giordano è così netto:

il governo non ha mantenuto le promesse fatte ai cittadini;

gli stessi rappresentanti dell’esecutivo, secondo lui, “lo sanno benissimo”;

sul tema, dice, il governo è “deficitario”.


Altre clip circolate in rete e rilanciate da vari profili social, compreso quello di Giuseppe Conte, insistono sullo stesso punto: Giordano contesta apertamente i nuovi provvedimenti in materia di sicurezza, accusandoli di non intervenire sulle vere priorità dei cittadini e di non rispettare le promesse della campagna elettorale .

In sostanza, la critica è duplice:

1. Sul piano dei risultati concreti: le strade, le periferie, i mezzi pubblici non sono percepiti come più sicuri, anzi – in molte aree urbane la sensazione di abbandono è aumentata.


2. Sul piano della coerenza politica: chi aveva costruito la propria identità sulla sicurezza, ora appare incapace di incidere davvero su organici delle forze dell’ordine, prevenzione, riqualificazione urbana, lotta alla microcriminalità.

Cosa dicono i numeri: tra propaganda, nuove leggi e realtà sul territorio

Il punto sollevato da Giordano si intreccia con un’altra domanda: i dati confermano questa sensazione?

Un’analisi della Dataroom del Corriere della Sera ha mostrato come, negli ultimi anni, siano stati introdotti 15 nuovi reati e inasprite diverse pene – dai rave all’occupazione, fino a forme di accattonaggio con minori – senza però un parallelo e adeguato investimento in organici e strutture .

Alcuni elementi che emergono:

a fine 2023 c’era una carenza di oltre 10mila unità nella Polizia di Stato, salita a oltre 11mila a fine 2024;

il turnover è penalizzato: entrano nuove forze, ma più persone vanno in pensione di quante vengano assunte;

le carceri sono sovraffollate, il sistema penitenziario è in sofferenza, i percorsi di reinserimento sono bloccati;

i reati complessivi, nel primo semestre 2025, mostrano una tendenza al calo generale (-4,9%) a livello nazionale, ma con aumenti in specifiche tipologie (furti nei negozi, reati legati agli stupefacenti) e con fortissime differenze da città a città.


Il quadro è complesso: sul piano statistico, non si può parlare di un’esplosione generalizzata dei reati; sul piano della sicurezza percepita, soprattutto nelle grandi città come Roma, Milano, Bologna, Torino, la sensazione di insicurezza resta altissima .

È proprio in questo scarto tra numeri e realtà vissuta che si inserisce il discorso di Giordano: la politica, dice, non può più nascondersi dietro l’argomento della “mera percezione”. Se milioni di persone hanno paura a prendere un treno la sera, ad attraversare un parco, ad aspettare l’autobus in periferia, quella è realtà politica, che vada o meno a braccetto con il grafico dei reati.

Il paradosso della destra al governo: securitaria nei discorsi, debole nei fatti

La critica di Giordano tocca un nervo particolarmente scoperto della maggioranza.
La destra che per anni accusava la sinistra di essere “buonista”, “lassista”, incapace di garantire ordine e sicurezza, oggi si trova nei panni del governo giudicato inadempiente.

Il paradosso è evidente:

da un lato, il governo continua a presentare nuove norme “simboliche” – più reati, più pene, più divieti – che hanno forte impatto mediatico;

dall’altro, non riesce a sanare le falle strutturali: organici insufficienti, mancanza di pattuglie sul territorio, degrado urbano, lentezza della giustizia, sistema carcerario al collasso.


Giordano, con il suo stile diretto, dice esattamente questo: i cittadini non si sentono più sicuri di prima, nonostante le promesse e le conferenze stampa. E chi prova a raccontarlo, aggiunge, viene spesso accusato di fare propaganda, di “strumentalizzare”.

In diretta da Berlinguer, rovescia l’accusa: la vera strumentalizzazione, lascia intendere, è quella di chi usa il tema sicurezza per vincere le elezioni, senza poi incidere davvero sulla vita delle persone.

Le ricadute politiche: quando lo dice “uno di loro”

Il punto forse più esplosivo non è nemmeno il contenuto, ma il mittente.
Che sia un esponente del PD, del M5S o della sinistra a dire che il governo non ha mantenuto le promesse sulla sicurezza rientra nell’ordine delle cose. Ma quando lo dice uno come Giordano – volto Mediaset, da sempre collocato culturalmente nell’area del centrodestra – lo scenario cambia.

Per l’opposizione, le sue parole diventano un assist perfetto: Giuseppe Conte, ad esempio, ha rilanciato i video in cui Giordano “smonta” il decreto sicurezza, invitando il governo ad approvare le proposte del M5S .

Per il governo, invece, è un campanello d’allarme: se anche il fronte mediatico più vicino comincia a criticare apertamente i risultati su sicurezza e immigrazione, significa che la narrazione di “governo forte” inizia a perdere presa.


Non è detto che queste fratture si traducano subito in effetti elettorali, ma è evidente che aprono una crepa: la sicurezza smette di essere un terreno “blindato” per la destra e torna a essere un campo contendibile, su cui anche altre forze politiche possono avanzare proposte e critiche.

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VIDEO:

Nella sua tirata da Berlinguer, Mario Giordano non si limita a una polemica di giornata.
Mette il governo Meloni davanti a uno specchio scomodo:

le promesse sulla sicurezza non sono state mantenute come annunciato;

la distanza tra discorso pubblico e vita reale dei cittadini è ancora grande;

non basta evocare il “pugno duro” se poi mancano agenti, risorse, politiche di prevenzione e riqualificazione.


Che questo venga detto in diretta TV, in prima serata, da un giornalista difficilmente classificabile come “nemico politico”, è il segnale di una fase nuova: la destra di governo non può più dare per scontato il monopolio del tema sicurezza, né contare solo sul racconto rassicurante dei propri provvedimenti.

Se vorrà recuperare credibilità, dovrà fare i conti non solo con l’opposizione, ma anche con quelle voci – come quella di Giordano – che, dall’interno del proprio mondo, ricordano una verità semplice: sulla sicurezza non si governa con gli slogan, ma con risultati misurabili nella vita di tutti i giorni.

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