Una vera e propria figuraccia pubblica, quella incassata dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano Giuli (ribattezzato dai più come “ministro Giuli”) durante la cerimonia di presentazione dei David di Donatello al Quirinale. A renderla clamorosa è stato il durissimo intervento dell’attore Elio Germano, che non ha risparmiato critiche né nei toni né nei contenuti: “Meno male che c’è il presidente Mattarella – ha dichiarato – perché io ho fatto fatica invece ad ascoltare il rappresentante della cultura del nostro Paese, il ministro
Un attacco inaspettato, frontale, che ha messo in imbarazzo la platea istituzionale presente. Germano ha poi precisato di non voler entrare nel merito personale, ma ha chiesto un confronto diretto tra il ministero e gli operatori del settore: “Il cinema è davvero in crisi e noi crediamo per grossa responsabilità del ministero della Cultura. Sentirci dire che le cose vanno bene, in questo modo tra l’altro bizzarro, è dal mio punto di vista fastidioso”.
Una cultura in crisi e parole vuote
Il ministro Giuli, già finito in passato nel mirino per esternazioni giudicate superficiali e ideologicamente orientate, aveva cercato di infondere ottimismo nel suo intervento, parlando di numeri positivi e di una presunta ripresa del comparto. Ma il racconto istituzionale è sembrato del tutto disconnesso dalla realtà che vivono attori, registi, tecnici e lavoratori dello spettacolo.
Germano ha affondato ulteriormente il colpo con un paragone pesantissimo: “Mi piacerebbe che invece di piazzare i loro uomini nei posti chiave come fanno i clan, si preoccupassero di fare il bene della nostra comunità mettendo le persone competenti nei posti giusti”. Il riferimento neanche troppo velato è a una gestione clientelare del ministero, più attento ai rapporti di potere che alle reali esigenze del settore.
Il cinema come investimento strategico
Nel suo intervento, l’attore ha anche citato dati concreti per dimostrare l’importanza strategica dell’industria cinematografica: “Non sono solo le armi che aumentano il Pil del paese. Da un’indagine di Cassa Depositi e Prestiti, per ogni euro investito nel cinema rientrano 3-4 euro allo Stato”.
Un messaggio chiaro: il cinema non è solo cultura, ma anche economia. Eppure, secondo Germano e molti altri protagonisti del settore, la politica culturale attuale sembra ignorare tanto il valore simbolico quanto quello produttivo della settima arte.
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L’intervento di Germano non è un caso isolato, ma il segnale di un disagio diffuso. Le sigle di categoria lamentano da mesi una mancanza di ascolto da parte del ministero, una gestione verticale e opaca delle risorse, una programmazione culturalmente miope. In molti si aspettavano che la cerimonia al Quirinale potesse essere occasione di dialogo, ma le parole di Giuli – definite da più fonti come “autocelebrative” – hanno invece generato ulteriore distanza.
Il ministro, almeno per ora, ha scelto di non replicare pubblicamente alle parole dell’attore. Ma il silenzio potrebbe rivelarsi ancora più dannoso della risposta: perché quel “fatico ad ascoltarlo” di Elio Germano rischia di risuonare a lungo, ben oltre la cerimonia dei David.
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