Un disegno di legge per silenziare chi sa troppo
Un disegno di legge nato con un obiettivo preciso: mettere a tacere Roberto Scarpinato e Federico Cafiero de Raho. È questa la denuncia che arriva con forza dalle pagine di AntimafiaDuemila, sostenuta da firme autorevoli del mondo della giustizia, del giornalismo e dell’antimafia. A guidare l’atto d’accusa è Nino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia, che parla senza mezzi termini di “strumentalizzazione istituzionale” e di tentativo di cancellare dalla Commissione parlamentare antimafia le voci più libere e competenti.
La norma ad personam per estromettere i magistrati scomodi
Il disegno di legge n. 1277, attualmente in discussione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, punta a introdurre un “obbligo di astensione” per i membri della Commissione antimafia in caso di “conflitto di interessi”. Apparentemente neutra, la proposta è in realtà mirata, secondo i suoi oppositori, a colpire proprio Scarpinato e de Raho, entrambi ex magistrati con una lunga storia di inchieste sulle stragi del ’92-’93 e sui rapporti tra mafia e Stato.
A promuovere il ddl sono nomi noti del centrodestra, tra cui Gasparri, Cantalamessa, Iannone, Sallemi, Sigismondi e altri. La proposta è partita dalla presidente della Commissione, Chiara Colosimo, già al centro di polemiche per i suoi rapporti con l’ex terrorista nero Luigi Ciavardini.
Di Matteo: “Si vuole neutralizzare chi conosce troppo bene le stragi”
Nino Di Matteo è netto nella sua lettura: “Vogliono eliminare chi ha gli strumenti per comprendere, chi può fare le domande giuste, chi può mettere in crisi la versione comoda secondo cui le stragi furono solo opera di Riina”. Per l’ex consigliere del CSM, il ddl è una vendetta politica mascherata da riforma regolamentare.
La sua voce si unisce a quella del M5S, che difende con forza i propri parlamentari: “È una ritorsione dopo le denunce sul depistaggio istituzionale della strage di via d’Amelio”, hanno dichiarato i capigruppo Ricciardi e Patuanelli.
La retroattività e l’arbitrio della Commissione
A rendere ancora più preoccupante il disegno di legge è il meccanismo che prevede che sia la stessa Commissione, a maggioranza, a decidere se un parlamentare debba essere escluso dai lavori per presunto conflitto. Una dinamica che, di fatto, attribuisce al gruppo di maggioranza il potere di epurare i membri scomodi.
Non solo: il testo è retroattivo, e può quindi applicarsi anche a situazioni maturate prima della sua approvazione o nel corso delle indagini parlamentari. In sostanza, basta una segnalazione interna per avviare un procedimento che può portare all’estromissione da interrogazioni, audizioni, accesso agli atti.
Li Gotti: “Un atto contro la democrazia parlamentare”
Dura anche la posizione dell’avvocato Luigi Li Gotti, storico difensore dei principali collaboratori di giustizia italiani: “Si sindacano le prerogative di un parlamentare, si mette in discussione la sua competenza. Ma chi meglio di Scarpinato può lavorare su queste materie?”.
Li Gotti accusa apertamente il centrodestra di voler riscrivere la storia delle stragi: “Scarpinato ha presentato memorie dettagliate, ha indicato testimoni, ha chiesto di acquisire documenti fondamentali. È questo che dà fastidio”. E conclude: “Escludere Scarpinato è un atto contro il Parlamento e contro la verità”.
Un disegno “fascista” per riscrivere le stragi
L’articolo di AntimafiaDuemila non usa mezzi termini: “È un disegno di legge fascista”, un tentativo sistematico di eliminare le voci che ancora cercano verità scomode. “Non è Scarpinato ad avere un conflitto di interessi. Il conflitto ce l’ha chi vuole imbavagliarlo per proteggere i segreti di Stato e le complicità istituzionali”, si legge nel durissimo editoriale.
Scarpinato, ricordano i giornalisti Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari, fu tra i magistrati più attivi nel post-stragi. Ha indagato su Giulio Andreotti, sulle connessioni tra mafia, politica e massoneria, e sulle trame nere che legano la destra eversiva a pezzi dello Stato.
Le stragi e il tentativo di archiviare la verità
Per i promotori del ddl, la presenza di magistrati come Scarpinato e de Raho nella Commissione è un intralcio. Per chi invece difende la loro permanenza, è l’unico vero presidio di verità contro una deriva revisionista. Come scrive Di Matteo, “chi vuole eliminare Scarpinato vuole impedire che si faccia luce sulle vere responsabilità delle stragi di Capaci, via D’Amelio, Roma, Firenze e Milano”.
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La tensione era salita rapidamente, nel giro di poche ore. Prima le indiscrezioni, poi le ricostruzioni sui malumori interni, infine
Conclusione: verità sotto attacco
La vicenda del ddl 1277 non è solo uno scontro politico o tecnico. È lo specchio di una battaglia molto più profonda: quella tra chi vuole proteggere i poteri e le verità scomode e chi, come Scarpinato, continua a cercare giustizia oltre i confini comodi delle versioni ufficiali.
Come scrive AntimafiaDuemila, “non si vuole solo far fuori un magistrato, si vuole mettere una pietra tombale sulla ricerca della verità”. E in gioco, oggi più che mai, c’è la credibilità della democrazia e della memoria stessa della Repubblica.
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