Le forti parole di Sommi per il nuovo Papa Leone XIV. Intervento profondo contro i soliti critici – VIDEO

L’intervento televisivo al di fuori del suo spazio abituale su Nove, Luca Sommi — giornalista de il Fatto Quotidiano e volto di Accordi & Disaccordi — è intervenuto a Dritto e Rovescio, il talk show di Rete 4 condotto da Paolo Del Debbio, per commentare l’elezione e il primo discorso pubblico di Papa Leone XIV. Le sue parole hanno tracciato un ritratto intenso e partecipe del nuovo Pontefice, sottolineandone fin da subito la continuità con la linea pastorale e umana di Papa Francesco.

«Papa Leone XIV ha ricordato più volte Papa Francesco nel suo discorso», ha osservato Sommi. «È un segnale di continuità, soprattutto sul tema dei diritti». Un’eredità che non si limita alla citazione, ma si manifesta nelle scelte lessicali e nei toni: «La parola più ricorrente è stata “pace”, ma ancora più interessante è il modo in cui ne ha parlato: pace disarmata e disarmante».

Sommi ha voluto mettere in evidenza l’approccio dialogico e aperto del nuovo Papa, capace di parlare al mondo intero, e non solo ai fedeli. «Ha parlato di aiutare la Chiesa a costruire ponti, non a erigere muri», ha detto, rileggendo il discorso papale alla luce della tradizione agostiniana cui Leone XIV appartiene. Un riferimento profondo e spirituale arriva dalla Confessioni di Sant’Agostino: “Ma chi ti invoca se non ti conosce, o forse non ti si invoca proprio per conoscerti”. Una citazione che, secondo Sommi, mostra la volontà del nuovo Papa di aprirsi anche ai non credenti, come già aveva fatto Francesco.

Sommi, con il suo stile riflessivo e mai banale, ha tracciato un primo profilo del nuovo Papa, cogliendone da subito il tratto distintivo: la continuità con il pontificato di Papa Francesco, non solo nei contenuti, ma soprattutto nello spirito.

«Pace», la parola chiave del primo discorso

«La parola più ricorrente nel discorso di Papa Leone XIV è stata “pace”», ha detto Sommi. Ma ha voluto subito chiarire che non si tratta di un semplice richiamo retorico. «Non una pace generica o astratta, ma una pace disarmata e disarmante», ha precisato, sottolineando come il Papa abbia scelto toni netti e visioni concrete: una pace che non si limita all’assenza di conflitti, ma che si costruisce giorno per giorno, abbattendo barriere e riconoscendo nell’altro un fratello, non un nemico.

Questa è una visione che si inserisce in quella “Chiesa del dialogo” che Papa Francesco aveva costruito con fatica e coraggio, parlando alle periferie del mondo e del cuore. Leone XIV sembra voler proseguire su quel sentiero, con parole che non cercano di accontentare tutti, ma che vogliono scuotere coscienze.

Ponti, non muri: un’eredità spirituale che continua

«Ha parlato di aiutare la Chiesa a costruire ponti, non a erigere muri», ha aggiunto Sommi, ricordando una delle metafore più forti del pontificato di Francesco. L’immagine del ponte, in contrapposizione al muro, non è solo simbolica: è una dichiarazione di intenti, una presa di posizione chiara in un mondo in cui la chiusura, la paura e il sospetto sembrano dominare il discorso pubblico.

È in questa visione che Sommi legge la vera eredità di Papa Francesco, che Leone XIV sembra voler onorare: non un’imitazione, ma una prosecuzione fedele. Lo stesso richiamo ad Agostino, l’ordine spirituale di appartenenza del nuovo Papa, rafforza questa direzione.


L’apertura ai non credenti: il Vangelo come bene comune

In uno dei passaggi più intensi del suo intervento, Sommi ha citato le Confessioni di Sant’Agostino: “Ma chi ti invoca se non ti conosce, o forse non ti si invoca proprio per conoscerti?” Un invito che, secondo il giornalista, si rivolge anche e soprattutto ai non credenti. «Il Papa che serve oggi — ha detto — è quello capace di parlare anche a chi non crede, perché il verbo di Cristo non è riservato a pochi, ma è una parola che va sempre verso il bene».

Per Sommi, il Vangelo può e deve essere una traccia etica anche per chi non ha fede, perché contiene un messaggio umano, prima ancora che religioso. Questa capacità di parlare al mondo intero, senza proselitismo ma con autenticità, è ciò che ha reso Papa Francesco una figura rivoluzionaria — e ciò che potrebbe fare di Papa Leone XIV un suo degno erede.

Dalla fine del mondo a Gaza: la Chiesa che non dimentica

Il momento forse più toccante dell’intervento è arrivato quando Sommi ha parlato di Gaza. «Ci sono luoghi nel mondo dove il volto di Dio sembra non avere più spazio», ha detto con voce grave. E ha evocato un passo dantesco: “Qui non ha locto”, detto da un diavolo a Dante e Virgilio nei gironi dell’Inferno. Gaza, oggi, sembra uno di quei luoghi dimenticati da Dio e dagli uomini, devastata dalla guerra e dal dolore.

Sommi ha ricordato che Papa Francesco aveva espresso il desiderio di visitarla, “dove il mondo sta finendo”, come lui stesso aveva detto. Un gesto simbolico impedito dalle circostanze, ma che dimostra il coraggio e la lucidità di un pontificato. «Spero che Papa Leone XIV segua quella stessa traccia», ha concluso. Perché oggi, più che mai, c’è bisogno di una Chiesa che non distolga lo sguardo, ma che si sporchi le mani, che testimoni, che vada.

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Conclusione: un Papa per il tempo presente

L’intervento di Luca Sommi non è stato solo un’analisi, ma una presa di posizione culturale e spirituale. In un contesto spesso dominato da voci gridate o polemiche sterili, le sue parole hanno restituito profondità e visione a un evento che riguarda credenti e non credenti, il sacro e il profano, la coscienza collettiva.

Papa Leone XIV si affaccia al mondo in un’epoca segnata da crisi multiple. Se saprà davvero farsi portatore di un messaggio di pace disarmata, di apertura verso l’altro, di vicinanza agli ultimi, allora potrà rappresentare quella guida che — come ha detto Sommi — “irradi il verbo di Cristo non solo ai credenti, ma soprattutto a chi non ha ancora trovato la luce”.

Un Papa per il nostro tempo. Un tempo buio, che ha bisogno più che mai di parole che illuminano.
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