Le magiche parole di Marco Travaglio su Pertini che hanno fatto il giro del web – IL VIDEO VIRALE

È il 1974. L’Italia è attraversata da una profonda crisi economica, l’inflazione morde, i salari perdono valore reale, le famiglie arrancano. In quel contesto difficile, Sandro Pertini – allora Presidente della Camera dei Deputati – compie un gesto che oggi suona rivoluzionario: si rifiuta di firmare il decreto che aumentava le indennità dei parlamentari. Un atto di coraggio, di coerenza, ma soprattutto di etica pubblica.

“So che il mio modo di fare il Presidente della Camera può essere irritante. Mi sono rifiutato di firmare il decreto di aumento delle indennità ai deputati. Ma come dico io, in un momento grave come questo, quando il padre di famiglia torna a casa con la paga decurtata dall’inflazione, voi date questo esempio di insensibilità. Io deploro l’iniziativa.”
Una frase che ha il peso di una pietra. Non solo per il contenuto, ma per lo spirito con cui fu pronunciata: quello di un uomo delle istituzioni che si sentiva, prima di tutto, custode dei diritti e del dolore dei cittadini, non garante dei privilegi dei colleghi.

Il confronto impietoso con l’oggi

Quell’intervista, ritrovata oggi grazie a un video condiviso da Marco Travaglio, è un pugno allo stomaco per chi guarda alla politica contemporanea. Un confronto impietoso, soprattutto se si osserva l’attuale panorama parlamentare, segnato da una crescente distanza tra eletti ed elettori. A cinquant’anni da quel gesto, ci si chiede: esistono ancora figure disposte a sacrificare qualcosa per coerenza morale?

In un momento storico in cui l’inflazione è tornata, i salari sono nuovamente sotto pressione e l’emergenza sociale è palpabile, il dibattito sui privilegi della classe politica torna con forza. Eppure, difficilmente si sentono voci autorevoli dentro le istituzioni che rinuncino a qualcosa, anche solo simbolicamente, per dare un segnale alla popolazione.

Una lezione di sobrietà istituzionale

Sandro Pertini non era un populista né un demagogo. Era un uomo che credeva profondamente nello Stato, ma che non confondeva mai il potere con il privilegio. Il suo rifiuto di firmare quell’aumento non fu un atto di ostilità verso il Parlamento, ma di difesa della sua dignità. Come a dire: la politica non è un rifugio per privilegiati, ma un servizio.

Quella lezione vale ancora oggi, anzi vale di più. In un tempo in cui la sfiducia verso le istituzioni è alimentata anche da atteggiamenti autoreferenziali, Pertini ci ricorda che l’autorevolezza si conquista con l’esempio, non con le conferenze stampa o le passerelle televisive.

Dalla memoria al presente: la politica del “tutore”

Il video rilanciato in rete da Travaglio rilancia anche una domanda più ampia: chi sono oggi i veri tutori dei cittadini in Parlamento? Chi è disposto a dire no, anche quando costa, anche quando significa mettersi contro il proprio partito, il proprio “sistema”?

Di fronte ai nuovi aumenti delle indennità, ai vitalizi mascherati, ai privilegi mai del tutto scalfiti, i cittadini italiani continuano ad attendere un gesto di rottura, una testimonianza autentica che indichi che qualcosa è cambiato davvero.

E invece, troppo spesso, si assiste a una politica chiusa in se stessa, che si premia anche nei momenti di maggiore difficoltà nazionale, incapace di cogliere il valore simbolico – e concreto – di una rinuncia. In quel gesto di Pertini, rifiutare una firma, c’era una potenza etica che oggi pare sconosciuta.

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A distanza di mezzo secolo, Sandro Pertini ci parla ancora. Non da monumento imbalsamato, ma da esempio vivente di ciò che la politica dovrebbe essere: coraggio, servizio, onestà.

La sua frase – “mi sono rifiutato di firmare” – dovrebbe campeggiare all’ingresso di ogni aula parlamentare, accanto all’articolo 54 della Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore.”

Perché se non si comincia da lì, non ci sarà riforma che tenga, né governo che duri davvero.
VIDEO:

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