Le parole inaspettate di Luigi di Maio sulla Premier Giorgia Meloni – Ecco cosa ha detto

Che Luigi Di Maio elogi Giorgia Meloni non è una notizia qualsiasi. L’ex leader del Movimento 5 Stelle, già ministro degli Esteri nei governi Conte e Draghi e per anni avversario politico del centrodestra, oggi inviato speciale dell’Unione Europea per il Golfo, definisce la presenza della premier al vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) in Bahrein un “riconoscimento storico senza precedenti per l’Italia e per l’Unione Europea”.

Dal suo viaggio in Oman, Di Maio sottolinea che, vista “con gli occhi della regione”, la partecipazione di Meloni al summit di Manama è un passaggio politico e diplomatico che va ben oltre la foto di rito: sancisce il peso crescente dell’Italia – e, per estensione, dell’Ue – negli equilibri del Golfo, in una fase in cui energia, sicurezza e Medio Oriente si intrecciano come non mai.

L’elogio di Di Maio: “Vista dal Golfo, è senza precedenti”

L’ANSA riporta testualmente le parole dell’inviato Ue per il Golfo:

“Vista dall’ottica del Golfo, sono in Oman adesso, è un riconoscimento storico senza precedenti per l’Italia ma anche per l’Unione Europea”.

Per capire il peso di questa frase bisogna ricordare chi è Di Maio oggi e chi è stato:

EU Special Representative for the Gulf dal 1° giugno 2023, incarico creato ad hoc dal Consiglio Ue per rafforzare i rapporti con Bahrein, Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Kuwait e Oman;

ex ministro degli Esteri (2019–2022) e vicepremier nel governo Conte I, già figura simbolo dei 5 Stelle, oggi fuori dal perimetro nazionale ma pienamente inserito nella diplomazia europea.


Il fatto che sia proprio lui, ex “nemico politico”, a certificare l’importanza della mossa di Meloni nel Golfo, fornisce alla premier una legittimazione che va oltre il perimetro del centrodestra: agli occhi delle capitali del CCG, l’Italia appare come un attore affidabile e, soprattutto, continuo nelle sue scelte di politica estera, al di là dei cambi di maggioranza.

Il vertice in Bahrein: la prima volta di un premier italiano al tavolo del CCG

Il contesto è quello del 46° vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo a Manama, Bahrein, che riunisce:

Arabia Saudita

Bahrein

Emirati Arabi Uniti

Kuwait

Oman

Qatar


Per la prima volta, un presidente del Consiglio italiano viene invitato a partecipare ai lavori dell’organizzazione. Diverse testate sottolineano come si tratti di un invito “che suggella un asse ormai strategico” e apre la strada a una cooperazione più strutturata con i principali attori della regione.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche, l’agenda di Meloni in Bahrein prevede:

colloqui bilaterali con le autorità del Regno, a partire dal principe ereditario e premier Salman bin Hamad Al Khalifa;

la partecipazione alla sessione plenaria del vertice;

incontri con altri leader del Golfo, in un fitto giro di contatti diplomatici che punta a consolidare l’immagine dell’Italia come ponte tra Europa, Mediterraneo e Penisola arabica.


È questa cornice – un’Europa che cerca nuovi equilibri energetici e politici, e un’Italia che prova a giocare un ruolo più assertivo nella regione – che rende “storica” agli occhi di Di Maio la presenza della premier.

Meloni–bin Salman: il dossier Medio Oriente e la sfida del partenariato strategico

Uno dei momenti chiave della visita è stato l’incontro tra Giorgia Meloni e il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman (MbS), a margine dei lavori del vertice.

Come riferiscono Palazzo Chigi e le agenzie internazionali, il colloquio ha affrontato:

la situazione in Medio Oriente, tra guerra a Gaza, tensioni regionali e rischi di allargamento del conflitto;

la guerra civile in Sudan, dove Roma e Riad condividono l’interesse a una stabilizzazione che riduca le ricadute migratorie e umanitarie;

la comune volontà di collaborare “in favore della stabilità e della pace nella Regione”.

Meloni ha ribadito inoltre:

l’importanza di proseguire l’attuazione politica ed economica del partenariato strategico bilaterale,

lanciato nel summit di Al-Ula del gennaio 2025, quando Italia e Arabia Saudita hanno elevato le relazioni al rango di “strategic partnership”;

e ha invitato ufficialmente Mohammed bin Salman a una visita in Italia per approfondire ulteriormente i dossier comuni.


Quella di Al-Ula non è stata solo una dichiarazione d’intenti: in quell’occasione, Italia e Arabia Saudita hanno firmato accordi per circa 10 miliardi di dollari in vari settori – energia, infrastrutture, industria, sport, turismo – confermati poi da successive intese in campo energetico, in particolare sull’idrogeno “verde” destinato all’Europa.

Il Golfo come frontiera strategica per Roma e Bruxelles

Lo sguardo di Di Maio, oggi inviato Ue per il Golfo, è quello di chi vede la scena “da dentro” la regione. Dal suo punto di vista, l’arrivo di Meloni al tavolo del CCG ha almeno tre significati:

1. Energia e transizione
Il Golfo resta il cuore degli idrocarburi mondiali, ma sta investendo massicciamente in rinnovabili, idrogeno, tecnologie verdi. L’Italia si propone come hub di ingresso verso l’Europa per l’energia prodotta nella Penisola arabica – dal gas all’idrogeno – e il rafforzamento dei legami politici serve anche a dare solidità a questa strategia.


2. Sicurezza regionale
Crisi come Gaza, Yemen, il confronto con l’Iran, i rischi nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa rendono il Golfo uno snodo essenziale per la sicurezza mediterranea ed europea. L’Italia, con la sua proiezione nel Mediterraneo allargato, ha interesse a essere seduta al tavolo dove si decide il futuro di questi equilibri.


3. Autonomia strategica europea
L’UE parla da anni di “autonomia strategica”, ma spesso resta schiacciata tra Washington e Pechino. Avere una premier di un Paese fondatore invitata al summit del CCG significa – nella lettura di Di Maio – che l’Europa viene percepita come attore autonomo e interlocutore credibile dai partner del Golfo, non solo come “coda” diplomatica degli Stati Uniti.

 

In questo senso, il “riconoscimento senza precedenti” non riguarda solo Meloni, ma l’intero sistema europeo che, attraverso l’inviato Ue e i suoi vertici, sta cercando di impostare un rapporto strutturato con il CCG.

Luigi Di Maio, da avversario interno a “certificatore” internazionale

C’è poi la dimensione tutta politica della storia. Solo pochi anni fa, Di Maio e Meloni si fronteggiavano da fronti opposti:

lui leader del M5S, forza anti-establishment e inizialmente molto critica verso l’Atlantismo tradizionale;

lei guida di Fratelli d’Italia, all’opposizione dei governi Conte e Draghi.


Nel 2022 Di Maio rompe con il M5S sul sostegno all’Ucraina, fonda un suo gruppo e poi esce di scena dalla politica nazionale dopo il flop elettorale. Due mesi dopo, il nuovo governo Meloni osteggia la sua nomina ad inviato Ue per il Golfo, salvo poi non riuscire a bloccarla in sede europea.

Oggi lo scenario è ribaltato:

Di Maio è pienamente integrato nel sistema diplomatico dell’UE,

Meloni è premier e ospite d’onore dei Paesi del Golfo,

e l’ex capo politico M5S è proprio la figura che, con le sue parole, legittima e valorizza la presenza della presidente del Consiglio a Manama.


Per il governo italiano, questo ha un doppio vantaggio:

all’esterno, mostra un’Italia capace di muoversi in modo coerente nel tempo, anche cambiando esecutivi;

all’interno, consente a Meloni di presentare la sua politica nel Golfo come qualcosa che supera i confini della coalizione, trovando riconoscimento persino in un ex avversario.

Le ombre del Golfo: interessi, diritti e realpolitik

Dietro il linguaggio dei “riconoscimenti storici” restano naturalmente anche i nodi irrisolti:

la questione dei diritti umani in Paesi come l’Arabia Saudita o il Bahrein,

il caso Khashoggi che ancora pesa sull’immagine internazionale di MbS,

i rischi di affidare una parte strategica della transizione energetica a regimi autoritari.


L’Europa – e l’Italia con lei – si muovono in equilibrio tra:

la necessità di assicurarsi energia, investimenti e stabilità in una regione cruciale;

e la volontà dichiarata di mantenere una politica estera che tenga conto di diritti, stato di diritto, libertà fondamentali.


Meloni, nel presentare il partenariato con Riad e il dialogo con il Golfo, insiste molto sulla dimensione di stabilità regionale e pace, tema che torna anche nel colloquio con bin Salman su Medio Oriente e Sudan.

Il punto, nei prossimi mesi, sarà capire se l’Italia e l’Ue riusciranno a trasformare questo nuovo protagonismo nel Golfo in una vera capacità di influenza politica, e non solo in un elenco di accordi economici.

 

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Conclusione: un asse che dice qualcosa di nuovo su Italia, Europa… e su Di Maio

L’uscita di Luigi Di Maio su Giorgia Meloni – definita da molti come “shock” proprio per la sua provenienza – è più di una curiosità politica: è il segnale di come la partita del Golfo stia ridisegnando ruoli e alleanze.

Per l’Italia, la presenza al vertice del CCG e il dialogo diretto con i leader della regione rappresentano un passaggio di livello: Roma non è più solo “uno dei tanti” partner occidentali, ma punta a essere ponte strutturale tra Europa, Mediterraneo e Penisola arabica.

Per l’Unione Europea, il giudizio di Di Maio segnala che la strategia di dotarsi di un inviato speciale per il Golfo sta producendo i primi dividendi diplomatici: la regione non guarda più solo a Washington, ma inizia a considerare Bruxelles – e alcune capitali chiave – come interlocutori autonomi.

Per Di Maio stesso, è una sorta di “riabilitazione al contrario”: dopo essere stato osteggiato dal governo Meloni nella sua nomina europea, oggi è lui a certificare all’estero il valore strategico di una mossa della premier.

Resta da vedere se questo asse – fatto di energia, investimenti, sicurezza e nuove geometrie politiche – sarà duraturo e se produrrà benefici concreti per cittadini e imprese italiane, o se resterà soprattutto una vetrina diplomatica.

Di certo, una cosa è chiara: dal Golfo, come dice Di Maio, la foto di Meloni al tavolo del Consiglio di Cooperazione non è percepita come routine, ma come un segnale forte. Qualcosa che, nel bene e nel male, dice che l’Italia ha deciso di giocare sul serio la sua partita in una delle regioni più strategiche – e delicate – del pianeta.

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