Le parole shock di Bandecchi sui bambini di Gaza… IL WEB SCATENATO! – il video shock

Il video e il commento che scatenano la bufera

Sta facendo il giro dei social il video in cui il sindaco di Terni Stefano Bandecchi afferma che “lo Stato vero della Palestina non è certo quello guidato da Hamas, perché gli stessi palestinesi dicono che Hamas se ne deve andare. Io sto con Israele”. A infiammare definitivamente le polemiche è però una risposta a un commento lasciata dallo stesso primo cittadino sotto il post: “20mila bambini non sono mai morti”. In un altro passaggio, riportato da esponenti politici, Bandecchi aggiunge: “20mila non sono mai esistiti, gli altri sono soldati di Hamas. Non voluto neppure dell’Autorità Palestinese, che poteva essere Stato dal 1948”.

L’indignazione di Avs e Pd

Le frasi del sindaco hanno provocato reazioni durissime. Per Nicola Fratoianni (Avs) sono “parole schifose”: “Questo è il sindaco di Terni. Meloni ha nulla da dire sulle parole schifose di un suo alleato?”. Il senatore dem Walter Verini parla di dichiarazioni “ripugnanti e spregevoli”, accusando il primo cittadino di non sapere “cosa sia il senso del decoro e dell’umanità”. Per Verini, Bandecchi “offende la comunità ternana”, fatta – sottolinea – “di persone che l’umanità e la solidarietà le conoscono”.

Il nodo politico: l’alleanza nazionale e il riverbero su Palazzo Chigi

Le opposizioni chiedono alla premier Giorgia Meloni di prendere posizione: il caso, nato come ennesima deflagrazione sui social, rischia di diventare un dossier politico per il centrodestra, già esposto su Gaza e sulla Global Sumud Flotilla tra appelli alla prudenza istituzionale e critiche sull’inerzia diplomatica. La domanda, rilanciata da Avs e Pd, è chiara: Palazzo Chigi intende avallare o smentire pubblicamente le tesi del sindaco?

Tra diritto di parola e responsabilità istituzionale

Bandecchi rivendica da tempo toni frontali e un uso spregiudicato dei social. Ma un sindaco – ricordano i detrattori – è una carica dello Stato: negare pubblicamente il numero delle vittime civili e bollare come “soldati” i minori uccisi in un conflitto apre un problema di responsabilità istituzionale, oltre che di opportunità politica. L’accusa che gli piove addosso non è solo di cinismo: per i gruppi consiliari di opposizione e per le forze nazionali che hanno condannato le frasi, qui si oltrepassa la soglia del negazionismo dei fatti più drammatici del conflitto.

Le reazioni in città e sui social

Nel frattempo, sotto i post del sindaco si moltiplicano i commenti: indignazione, richieste di scuse pubbliche, inviti a un confronto consiliare urgente e, in alcuni casi, difese d’ufficio fondate sulla libertà di opinione. La partita è destinata a spostarsi anche in Comune, dove le minoranze chiedono che il primo cittadino chiarisca in aula se quelle frasi rappresentino solo una posizione personale o se trascinino con sé il nome della città.

Cosa succede adesso

L’onda d’urto politica difficilmente si spegnerà a breve. Possibili gli sviluppi:

una presa di distanza della maggioranza nazionale o locale, per circoscrivere il caso;

una mozione di censura/consiglio straordinario a Terni per chiedere scuse formali;

nuove iniziative pubbliche di associazioni civiche e realtà impegnate sull’emergenza umanitaria.

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VIDEO:
Comunque la si pensi sul conflitto, un sindaco che nega pubblicamente l’entità dei morti tra i bambini e liquida i civili come “soldati” pone una questione che va oltre la polemica del giorno: la credibilità delle istituzioni quando parlano di guerra, dolore e diritti umani. È qui che la politica dovrà decidere se trasformare l’ennesimo scontro social in chiarimento pubblico, con parole misurate e responsabilità all’altezza del ruolo.

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