Roma, 5 novembre 2025 —
Dopo settimane di indiscrezioni e voci di corridoio sul futuro politico di Giorgia Meloni, arrivano le parole destinate a mettere un punto fermo sulla questione.
A parlare è Ignazio La Russa, presidente del Senato e storico alleato della premier, che in un’intervista a La Repubblica ha voluto “sciogliere i dubbi” e smentire le ipotesi di un possibile approdo della leader di Fratelli d’Italia al Quirinale dopo la fine del suo mandato a Palazzo Chigi.
“Dimenticatevi che lo voglia fare. La conosco, ci abbiamo anche scherzato sopra. Non ci pensa proprio, neanche lontanamente”, ha dichiarato La Russa, liquidando così mesi di speculazioni politiche.
La Russa: “Meloni punta al bis, i risultati del governo lo presuppongono”
Le parole del presidente del Senato non lasciano spazio a interpretazioni: per lui, Giorgia Meloni non solo non ha alcuna intenzione di candidarsi al Quirinale, ma guarda invece con decisione a un secondo mandato da premier dopo le elezioni politiche del 2027.
“I risultati del governo presuppongono almeno un bis. Ne sono convinto”, ha spiegato La Russa, che ha voluto evidenziare come la leader di Fratelli d’Italia intenda “completare il percorso di riforme promesso agli italiani” e consolidare la posizione del partito come forza egemone del centrodestra.
Una presa di posizione netta, che smentisce apertamente le voci circolate da settimane nei palazzi romani — secondo cui la premier starebbe valutando un futuro da Presidente della Repubblica, ruolo che si renderebbe vacante nel 2029 con la fine del mandato di Sergio Mattarella.
“Io al Quirinale? Non scherziamo”
Nel corso dell’intervista, La Russa ha voluto chiarire anche le illazioni che lo vorrebbero tra i possibili successori di Mattarella.
“Se c’è una cosa certissima — ha detto sorridendo — è che nelle mie aspettative, ambizioni e prospettive non c’è quella di andare al Colle. Già il ruolo di presidente del Senato restringe il mio modo di fare politica, figurarsi immaginarmi Capo dello Stato. Non avrei le chance e non ho nemmeno il desiderio.”
Una risposta che, più che ironica, sembra anche un messaggio politico di lealtà verso Meloni, confermando il legame tra i due fondatori di Fratelli d’Italia.
Premierato, giustizia e rapporti con la magistratura: la linea della destra
Ma l’intervista non si è limitata ai retroscena politici.
La Russa ha toccato anche i due fronti caldi dell’agenda del governo: la riforma della giustizia e quella del premierato, due pilastri delle riforme costituzionali promosse da Palazzo Chigi.
Sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, La Russa ha offerto una lettura storica e personale:
“Era la posizione di Alleanza Nazionale, che già allora riteneva utile la separazione delle funzioni come primo passo. Non si può dire che non la volessimo, solo che non era il momento giusto. Oggi il contesto è diverso, ma serve equilibrio.”
E ancora:
“Forse si è dato troppo peso al simbolo della separazione delle carriere e troppo poco alla riforma del Csm. L’ho detto anche a Nordio: il vero obiettivo è limitare le correnti e introdurre un controllo disciplinare terzo. È questo il cuore della riforma.”
Un passaggio che mostra una visione più pragmatica rispetto a quella di altri esponenti della maggioranza, e che rivela anche il dialogo costante con il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
“La destra non fa la guerra ai magistrati”
Il presidente del Senato ha voluto anche ribadire il tradizionale atteggiamento di cautela della destra nei confronti della magistratura, prendendo le distanze da chi tenta di riaccendere vecchie tensioni istituzionali:
“Noi della destra siamo sempre stati quelli meno inclini a fare la guerra ai magistrati. Pensate all’Msi ai tempi di Mani Pulite o ad An, che preferì separare le funzioni senza forzature. Oggi la nostra postura è di chi vuole la riforma, ma senza creare nemici.”
Parole che suonano come un monito interno alla coalizione di governo, in un momento in cui la giustizia è tornata a essere terreno di scontro politico, anche a causa delle recenti dichiarazioni del ministro Nordio e dei contrasti con l’opposizione.
Premierato e stabilità: “Serve volontà politica”
Sul fronte delle riforme istituzionali, La Russa si è detto fiducioso sulla possibilità di arrivare al premierato, la riforma che introdurrebbe l’elezione diretta del presidente del Consiglio.
“Se c’è la volontà politica, si può fare. Se poi non ci si arriva, resta la legge elettorale. Ma credo che la volontà ci sia: è nel programma e fa parte della forza di questo governo, che realizza ciò che promette.”
Per La Russa, il premierato rappresenta “il completamento naturale del percorso riformatore della destra”, e sarà accompagnato da una revisione del sistema elettorale per assicurare la governabilità e la durata dei governi.
Meloni resta a Palazzo Chigi: “Ha un mandato da completare”
La chiusura più forte dell’intervista arriva quando si parla direttamente della premier.
“Giorgia Meloni non lascerà Palazzo Chigi per il Quirinale. È concentrata sui risultati del governo, e vuole completare ciò che ha iniziato.”
Un’affermazione che smonta definitivamente le ipotesi di un “trasloco” al Colle e che restituisce l’immagine di una leader determinata a consolidare la sua leadership nel medio periodo.
Secondo La Russa, il progetto di Meloni non è quello di un mandato breve e simbolico, ma di una lunga stagione politica che punti a rafforzare la destra al governo e a riscrivere gli equilibri istituzionali del Paese.
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Conclusione: tra Palazzo Chigi e Quirinale, Meloni guarda avanti
Le parole di Ignazio La Russa, definite da molti osservatori come “uno spartiacque politico”, segnano la fine delle speculazioni sul futuro di Giorgia Meloni.
Non ci sarà alcuna “fuga istituzionale” verso il Quirinale: la premier resta saldamente ancorata a Palazzo Chigi, pronta a chiedere agli elettori nel 2027 un secondo mandato per completare le riforme e consolidare il potere del centrodestra.
Dietro le frasi misurate del presidente del Senato, emerge però anche un messaggio più profondo: la destra non intende cedere il passo, né nei palazzi del potere né nella narrazione politica del Paese.
E se il Colle, come dice La Russa, “non è nei piani di Giorgia”, allora il futuro della premier — almeno per ora — resta ben piantato tra le mura di Palazzo Chigi.



















