L’economista Jeffrey Sachs, in diretta da Formigli elogia Giuseppe Conte. Ecco perché – IL VIDEO EPICO

Il dibattito acceso su La7

La tragedia in corso nella Striscia di Gaza continua a generare tensione non solo nei palazzi della politica, ma anche nel dibattito pubblico e culturale italiano. Durante l’ultima puntata di Piazzapulita su La7, un acceso confronto tra il drammaturgo Stefano Massini e l’economista Jeffrey Sachs, direttore dello Earth Institute della Columbia University, ha acceso i riflettori su un gesto simbolico compiuto nei giorni scorsi da Giuseppe Conte: l’invito rivolto a tutta l’Aula parlamentare ad alzarsi in piedi in memoria delle vittime civili di Gaza.

Massini: “Ne ho le palle piene della spettacolarizzazione”

Massini non ha usato mezzi termini per attaccare il leader del Movimento 5 Stelle. “Ne ho abbastanza piene le palle della spettacolarizzazione dei morti,” ha dichiarato, criticando duramente quello che ha definito un gesto mediatico più che sostanziale. “Oggi – ha aggiunto – si spettacolarizza ogni tema che abbia a che fare con la morte. Anche azioni che sono, in sé, nobili e umane, rischiano di risultare irritanti, perché ci si dimentica un punto fondamentale: l’Italia è il terzo Paese al mondo per fornitura di armi a Israele, dopo Stati Uniti e Germania. Prima di invitare ad alzarsi in piedi, dovremmo dire chiaramente che quei morti li stiamo facendo anche noi”.

Sachs risponde: “Conte coerente e coraggioso”

Alle accuse del drammaturgo ha risposto con fermezza Jeffrey Sachs, da tempo schierato contro l’intervento militare israeliano e la complicità internazionale nel conflitto. “Israele – ha dichiarato – sta commettendo un genocidio davanti ai nostri occhi. È un massacro quotidiano, visibile ovunque, perfino su TikTok, e l’Europa non può più restare in silenzio. Deve fermare l’invio di armi e sospendere ogni commercio che alimenti questa macchina di morte.”

Poi il riferimento diretto a Conte: “Il presidente Conte – ha detto Sachs – non ha compiuto un gesto vuoto. Sono mesi che chiede che l’Europa faccia appello alla diplomazia per porre fine alla guerra. È assurdo che quel gesto sia stato disprezzato. Al contrario, dovrebbe indignarci che la maggioranza in Parlamento sia rimasta seduta. Negli Stati Uniti, il Congresso si è alzato in piedi 57 volte per rendere omaggio a Netanyahu: un omicida.”

Un gesto simbolico che divide

Il caso ha messo in evidenza ancora una volta la profonda divisione nel panorama politico e intellettuale italiano rispetto alla guerra in Medio Oriente. Mentre la maggioranza di governo continua a evitare una condanna esplicita dell’operazione israeliana, esponenti dell’opposizione – su tutti il Movimento 5 Stelle – denunciano pubblicamente la strage di civili e il blocco degli aiuti umanitari.

Il gesto di Conte, ignorato in Aula da Italia Viva, da parte del PD (con Piero Fassino tra i contrari) e da tutta la maggioranza, è stato invece accolto con rispetto e apprezzamento in ambito internazionale. Sachs, uno dei principali economisti mondiali, non è nuovo a prese di posizione scomode sul conflitto e ha più volte invitato l’Occidente a rivedere le proprie alleanze in funzione del rispetto del diritto internazionale e della tutela dei civili.

Dalla politica ai media: il rischio della banalizzazione

Le parole di Massini colgono una tensione reale: il rischio che, nell’epoca dell’informazione istantanea, anche la morte venga ridotta a scenografia. Ma è proprio questo paradosso che Sachs ha voluto ribaltare: non è chi denuncia il massacro a spettacolarizzare la morte, ma chi resta in silenzio di fronte a un genocidio in corso. “L’Europa – ha detto – deve parlare ora, o sarà complice.”

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Conclusione: il valore dell’indignazione

Nel confronto tra due visioni diverse – quella del drammaturgo indignato dalla retorica e quella dell’economista indignato dal silenzio – emerge con forza un interrogativo di fondo: in che modo l’Italia e l’Europa possono ancora incidere sul destino di Gaza? Il gesto di Conte, pur simbolico, ha riaperto il dibattito. E se, come ha detto Sachs, “il genocidio è davanti ai nostri occhi”, l’indignazione non può rimanere solo uno spettacolo. Deve trasformarsi in azione.
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