Legge di Bilancio – E’ subito scontro totale alla Camera dei Deputati – Ecco cosa sta accadnedo

Dopo il via libera del Senato, la Legge di Bilancio 2026 entra nella fase conclusiva alla Camera dei deputati. Il calendario indicato punta a chiudere entro la fine dell’anno: l’ok definitivo è atteso per martedì 30 dicembre, con una scansione che ruota attorno alla questione di fiducia. Secondo il programma riportato, il voto sulla fiducia dovrebbe arrivare lunedì alle 19, mentre il passaggio finale in Aula è fissato alle 13 di martedì 30.

L’obiettivo politico e istituzionale è chiaro: evitare lo slittamento oltre il 31 dicembre e garantire l’entrata in vigore, già da gennaio 2026, di una parte delle misure contenute nella manovra.

Iter alla Camera: commissione, Aula, fiducia

Il percorso a Montecitorio viene descritto come un vero “rush” parlamentare, con tappe ravvicinate:

In commissione Bilancio sono stati presentati 942 emendamenti, tutti di opposizione.

Tra questi, 158 sono stati dichiarati inammissibili, riducendo il perimetro delle modifiche effettivamente discutibili nel passaggio successivo.

Nel primo pomeriggio è previsto il via libera della commissione per l’approdo in Aula.

Alle 16 il testo dovrebbe arrivare a Montecitorio per la discussione generale.

In serata il governo dovrebbe porre la questione di fiducia.

Il voto sulla fiducia, in base alla programmazione indicata, è fissato per lunedì alle 19.

Il voto finale (approvazione definitiva) è atteso per martedì 30 dicembre.


In questo schema la fiducia diventa lo snodo decisivo: comprimendo i tempi e blindando il testo, riduce lo spazio per interventi parlamentari dell’ultima ora e accelera l’arrivo al voto conclusivo.

Perché la scadenza è cruciale: evitare l’esercizio provvisorio

Lo sfondo è la regola non scritta ma rigidissima della finanza pubblica italiana: la manovra deve essere approvata da entrambe le Camere entro il 31 dicembre, altrimenti si apre lo scenario dell’esercizio provvisorio. È uno dei motivi per cui, come accade spesso negli ultimi giorni dell’anno, si concentra tutto in una sequenza stretta di voti, maxi-emendamenti e fiducia.

Il testo sottolinea che l’approvazione entro fine anno consente l’entrata in vigore, da gennaio 2026, di alcune misure della manovra: un elemento politico rilevante perché permette al governo di rivendicare effetti immediati su buste paga, fisco e misure di sostegno.

È qui che il Movimento 5 Stelle concentra l’attacco più duro, trasformando la discussione sugli emendamenti in una vera accusa politica all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Daniela Torto (M5S): “Con Meloni 70mila poveri in più, Adi e Sfl sono un fallimento”

A dare il via allo scontro è Daniela Torto, capogruppo M5S in commissione Bilancio, intervenuta durante l’esame dell’emendamento a firma Dario Carotenuto (M5S) per il ripristino del Reddito di cittadinanza.

Secondo Torto, i numeri parlano chiaro:

“Da quando Meloni siede a Palazzo Chigi in Italia ci sono 70mila poveri in più, a riprova che Adi e Sfl sono un fallimento”.

 

Il parere contrario della maggioranza all’emendamento viene definito senza mezzi termini:

“È una porta sbattuta in faccia a milioni di cittadini in difficoltà, proprio mentre la povertà tocca il record storico”.

Per il M5S, dunque, non si tratta di una scelta tecnica ma di una decisione politica che incide direttamente sulla tenuta sociale del Paese.

“Metà dei beneficiari rispetto al Rdc”: l’accusa sui numeri

Sulla stessa linea interviene Gianmauro Dell’Olio, vicepresidente della commissione Bilancio di Montecitorio. Il suo intervento punta a un confronto diretto tra strumenti:

“Con le misure del governo Meloni, il numero di beneficiari di un sostegno economico è la metà rispetto al Reddito di cittadinanza”.

Un “risparmio”, sostiene Dell’Olio, che non avrebbe una finalità sociale ma solo contabile:

“Serve solo a far cassa”.

E aggiunge un elemento economico spesso evocato dal M5S: il Reddito, secondo questa lettura, non era solo spesa sociale, ma anche stimolo all’economia locale, perché quelle risorse “finivano negli esercizi di vicinato”. La riduzione dei beneficiari avrebbe quindi prodotto un danno anche per il tessuto commerciale.

“Manovra degli orrori”: l’attacco frontale alla linea del governo

Il linguaggio si fa ancora più duro con Davide Aiello, che definisce la Legge di Bilancio una vera e propria

“manovra degli orrori che continua a tagliare sul sociale”.

 

Il no al ripristino del Rdc, secondo Aiello,

“conferma la vera natura di questo esecutivo: forte con i deboli e debole con i forti”.

Una formula che riassume l’impostazione polemica del Movimento: la manovra, a loro giudizio, alleggerisce il carico su alcuni settori e categorie, ma colpisce chi è più fragile.

 

L’argomento sicurezza sociale: “Il Reddito come argine alla criminalità”

A chiudere il fronte M5S è Patty L’Abbate, che introduce un ulteriore livello di lettura: quello della stabilità sociale.

“Il Reddito ha garantito una stabilità sociale permettendo a moltissime persone di sottrarsi al giogo della criminalità”.

Secondo L’Abbate, l’eliminazione del Rdc – accompagnata da quella che definisce una “narrazione tossica” – avrebbe solo amplificato i problemi, senza sostituirli con un approccio efficace:
> “Non c’è alcun approccio sistemico per contrastare la povertà e i risultati, purtroppo, parlano chiaro”.


Le misure principali: tagli e sconti fiscali, ma anche nuove entrate

Irpef: la seconda aliquota scende dal 35% al 33%

Al centro della manovra c’è ancora il capitolo tasse. La misura più evidenziata riguarda l’Irpef: la seconda aliquota scende dal 35% al 33%. L’impatto viene descritto come “a partire dai 28mila euro”, con benefici che diventano più consistenti sopra i 50mila euro, indicati in circa 440 euro l’anno.

È una scelta che punta a tradursi in un alleggerimento per una fascia ampia di contribuenti, ma con effetti che – per come viene presentata – aumentano salendo di reddito.

Sconti mirati su aumenti contrattuali e premi di risultato

Nel pacchetto fiscale rientra anche uno sconto definito “micro-tassa” al 5% sugli aumenti contrattuali dal 2024 in poi, ma con un vincolo: vale solo per i redditi complessivi sotto i 33mila euro lordi. È un impianto che distingue tra categorie e soglie, tentando di combinare un alleggerimento con un criterio selettivo.

Altri interventi citati:

premi di risultato tassati all’1%;

agevolazioni sulle retribuzioni relative a lavoro notturno, festivo e turni, con una flat tax al 15%.


In questa cornice, la manovra sembra puntare a premiare componenti variabili del reddito e alcune tipologie di lavoro, con un impianto fiscale “a corsie” (diverso trattamento a seconda della voce in busta paga).

Bonus casa ed energia: percentuali differenziate tra prima e seconda casa

Restano anche i bonus legati a ristrutturazioni ed energia, con lo schema:

50% sulla prima casa

36% sulle seconde case


A questo viene collegato un credito d’imposta al 50% per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici, con tetto fino a 5.000 euro. È una misura che incrocia due obiettivi: sostegno alle famiglie (spese domestiche) e spinta a settori produttivi legati alla filiera casa.

Rottamazione cartelle e rinvii fiscali: il costo per le entrate

Nel testo viene evidenziato anche l’effetto sul lato delle entrate pubbliche. Tra i punti citati:

rottamazione fino al 31 dicembre 2023: vale 1,48 miliardi di minori entrate il prossimo anno.

rinvio di plastic tax e sugar tax: valore indicato 385 milioni.


Qui la manovra viene raccontata anche come un equilibrio tra sconti/agevolazioni e necessità di tenere i conti, con misure che riducono il gettito nel breve periodo.

 

Incentivi alle imprese “green”: iper-ammortamento con stanziamenti crescenti

Sul fronte imprese compare l’iper-ammortamento per investimenti che migliorano l’impatto energetico, in chiave “green”, con numeri scanditi su più anni:

237,7 milioni nel 2026

842,6 milioni nel 2027

1.445,2 milioni nel 2028


È un segnale di programmazione pluriennale: l’intervento viene presentato come una traiettoria crescente, quindi non solo una misura “una tantum”, ma un incentivo che aumenta nel tempo.

Le nuove entrate: accise, carburanti, spedizioni extra UE e strette su alcuni settori

Accise e carburanti: il peso diretto su consumi quotidiani

Accanto agli alleggerimenti fiscali, ci sono anche aumenti che incidono direttamente sui cittadini:

213 milioni attesi dall’aumento delle accise su sigarette e tabacchi;

552 milioni da benzina e gasolio.


Sono voci che hanno un impatto immediato perché colpiscono consumi diffusi e frequenti, e che spesso diventano terreno di polemica politica per l’effetto percepito sui costi della vita.

Spedizioni sotto i 150 euro da Paesi extra UE: contributo di 2 euro

Compare anche un contributo di 2 euro sulle spedizioni sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra UE, con stime di gettito pari a 122 milioni (e “il doppio l’anno successivo”, secondo quanto riportato). È un intervento che tocca il tema dell’e-commerce internazionale e della pressione competitiva sui canali commerciali interni.


Affitti brevi, Tobin tax e criptoattività: ritocchi su rendite e finanza

Altri capitoli indicati:

affitti brevi: tassazione al 26% dal secondo immobile locato; dal terzo in su, “tassazione societaria” (come riportato nel testo).

rivalutazioni di terreni e partecipazioni.

Tobin tax: crescita dal 2% al 4% sulle transazioni finanziarie (così viene presentato).

criptoattività: aumento dell’aliquota sui guadagni al 33%.


Nel complesso, sono misure che puntano a recuperare risorse da segmenti specifici: rendite da locazione turistica, operazioni finanziarie, plusvalenze e attività digitali.

Il passaggio della manovra alla Camera apre le ultime 48-72 ore decisive: commissione, Aula, fiducia e approvazione finale. Il cronoprogramma indicato mira a chiudere entro il 30 dicembre, con l’obiettivo di evitare l’esercizio provvisorio e far partire da gennaio 2026 una parte delle misure fiscali e di sostegno.

Il confronto politico, intanto, resta doppio: da un lato i tempi serrati e la fiducia riducono lo spazio di manovra parlamentare; dall’altro, il contenuto della manovra – tra tagli fiscali e nuove entrate – continuerà a dividere su chi realmente guadagna e chi paga il conto.

Dove sta lo scontro politico

Alla domanda – posta in modo quasi provocatorio – “lo scontro col M5S dove sarebbe?”, la risposta emerge con evidenza dai lavori parlamentari: lo scontro è tutto sul modello sociale.

Da una parte, il governo difende Adi e Sfl come strumenti più mirati e selettivi; dall’altra, il M5S legge quei meccanismi come insufficienti, incapaci di coprire l’area della povertà crescente e responsabili di aver dimezzato la platea dei beneficiari.

Il voto contrario della maggioranza all’emendamento sul Reddito di cittadinanza diventa così il simbolo di una scelta di fondo: ridurre l’intervento universale e sostituirlo con strumenti condizionati e più restrittivi.

Leggi anche

Il passaggio della manovra alla Camera apre le ultime 48-72 ore decisive: commissione, Aula, fiducia e approvazione finale. Il cronoprogramma indicato mira a chiudere entro il 30 dicembre, con l’obiettivo di evitare l’esercizio provvisorio e far partire da gennaio 2026 una parte delle misure fiscali e di sostegno.

Il confronto politico, intanto, resta doppio: da un lato i tempi serrati e la fiducia riducono lo spazio di manovra parlamentare; dall’altro, il contenuto della manovra – tra tagli fiscali e nuove entrate – continuerà a dividere su chi realmente guadagna e chi paga il conto.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini