L’ex ambasciatrice Elena Basile senza se, senza ma, affonda il Governo Meloni – INEDITO

Un’accusa durissima: “Israele è uno Stato canaglia, complice l’Occidente”

Elena Basile, ex ambasciatrice d’Italia ed ex penna del Fatto Quotidiano, torna a far parlare di sé con dichiarazioni infuocate rilasciate nel corso del programma Battitori Liberi su Radio Cusano Campus. Il bersaglio principale è Israele, accusato apertamente di essere “uno Stato terrorista e canaglia” che agisce “fuori dal diritto internazionale” e che porta avanti “un genocidio a Gaza”.

“Attacca Stati sovrani senza alcuna giustificazione o con pretesti menzogneri – afferma Basile – e non ha mai rispettato le risoluzioni delle Nazioni Unite. Le vittime non sono terroristi di Hamas, ma bambini, donne, anziani. È un crimine sotto gli occhi di tutti, ma l’Occidente resta in silenzio.”

L’ex diplomatica si appella anche alla recente richiesta della Corte Penale Internazionale di arrestare il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra. “Se davvero crediamo nel diritto internazionale, quei mandati devono essere eseguiti.”

L’appello al popolo italiano: “Dignità civile, insorgiamo contro l’omertà istituzionale”

Il j’accuse della Basile si allarga poi alla politica italiana, accusata di codardia e complicità. “Perché non ci presentiamo davanti a Palazzo Chigi per chiedere a Giorgia Meloni di dire chiaramente che, se Netanyahu dovesse arrivare in Italia, il mandato d’arresto verrebbe eseguito?”, si domanda retoricamente.

Una richiesta di mobilitazione civile, quindi, non solo per denunciare il governo israeliano, ma anche per rompere quello che definisce un “silenzio istituzionale vergognoso” da parte della leadership politica nazionale.

Tajani e le ambiguità della politica: “La loro retorica è una perdita di tempo”

Basile critica con forza anche le recenti parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva definito “non più ammissibili” i bombardamenti israeliani, riferendosi all’attacco sulla chiesa della Sacra Famiglia a Gaza. Ma per l’ex ambasciatrice è solo fumo negli occhi.

“Quante volte abbiamo sentito parole come ‘inaccettabile’? Eppure, quando si tratta di passare ai fatti e sanzionare Israele, i nostri politici si tirano indietro. È una farsa. È l’ennesima prova che la nostra classe dirigente è collusa con Tel Aviv.”

In particolare, l’ex diplomatica punta il dito contro l’Unione Europea, accusandola di ipocrisia per non aver sospeso l’accordo di cooperazione con Israele, vincolato – almeno sulla carta – al rispetto dei diritti umani.

“Censura culturale in stile fascista”: il caso Gergiev e l’intellettualità muta

Non solo politica. Basile si scaglia con durezza anche contro l’ambiente culturale italiano, colpevole a suo dire di alimentare una “deriva moralistica e censoria” che colpisce artisti russi in quanto tali, a partire dal celebre direttore d’orchestra Valerij Gergiev.

“Mi sono trovata sconvolta nel vedere intellettuali, anche del centrosinistra, prestarsi a questa narrazione. Penso a Nicola Piovani, che conosco e stimo. Ma come si può giustificare la censura ideologica su un artista solo perché non ha condannato Putin? È un atteggiamento pericoloso.”

La Basile denuncia un clima che, a suo dire, ricorda il preludio dei grandi conflitti mondiali. “Stiamo tornando a quando Germania e Francia smettevano di leggere i libri ‘nemici’. È un delirio ideologico che ci sta portando verso una nuova forma di fascismo culturale.”

L’allarme: “Intellettuali complici. La censura è fascismo”

Il passaggio più inquietante della sua intervista riguarda il ruolo degli intellettuali. “Se certe cose le dicono Calenda, Picierno, Meloni o Salvini, posso capirlo – spiega – ma quando vedo Scurati che inneggia all’Europa bellicista, o altri che attaccano De Luca per aver invitato un artista russo, allora mi spavento davvero.”

Basile paragona la situazione culturale attuale al clima che precedette la Prima guerra mondiale, e lancia un monito pesantissimo: “Questo è fascismo. È censura ideologica. È incapacità di distinguere l’arte dalla politica. Caravaggio era un assassino, eppure ha creato capolavori. Vogliamo bruciare i quadri anche oggi?”.

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Conclusione: “Stiamo affondando, e nessuno ha il coraggio di gridare”

L’intervento di Elena Basile è un pugno nello stomaco all’ipocrisia politica e culturale dell’Occidente, Italia in primis. Tra accuse di silenzio istituzionale, censura intellettuale e complicità bellica, l’ex ambasciatrice lancia un allarme che suona come un presagio: “Ci stiamo trasformando in qualcosa di pericoloso. E quando anche gli intellettuali si piegano alla propaganda, è il segno che stiamo davvero affondando”.

Un’uscita che farà discutere, e che probabilmente scatenerà nuove polemiche. Ma una cosa è certa: Elena Basile non ha nessuna intenzione di tacere.

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