L’ha fatto veramente. La figuracci internazionale della Ministra Santanché – L’accaduto assurdo

Roma, 9 novembre 2025 —
Un’altra gaffe social per Daniela Santanchè, ministra del Turismo del governo Meloni, che questa volta è inciampata in un errore da manuale: ha condiviso un articolo in inglese del Telegraph pensando si trattasse di un elogio all’Italia, ma il testo — letto integralmente — raccontava tutt’altro.

Il post celebrativo e il “malinteso” internazionale

Tutto nasce da un post pubblicato sull’account ufficiale della ministra su Instagram.
Santanchè ha rilanciato un articolo del quotidiano britannico The Telegraph dedicato a una famiglia inglese che, dopo aver viaggiato per il mondo, decide di trasferirsi in Italia.

Nella sua didascalia entusiastica, la ministra ha scritto:

“L’inconfondibile e inimitabile stile italiano vince ancora. Qui si vive meglio e lo riconoscono anche gli inglesi.”

Un messaggio in linea con la consueta narrazione “patriottica” promossa dal Ministero del Turismo negli ultimi mesi, volto a esaltare l’immagine dell’Italia come Paese del benessere, della qualità della vita e dell’ospitalità.

Peccato che l’articolo originale, letto per intero, non celebrasse affatto il Belpaese.

L’articolo del Telegraph: “Mi arrendo, vivere in Italia è troppo difficile”

Il pezzo del Telegraph si intitolava infatti:

“Mi sono trasferito in Italia per una vita migliore. Dopo sei mesi, ecco perché mi arrendo.”

Nel testo, l’autore — un cittadino britannico che aveva deciso di stabilirsi in Italia con la famiglia — raccontava le difficoltà burocratiche, i ritardi, la lentezza dei servizi pubblici, i costi imprevisti e la mancanza di efficienza che lo hanno spinto a fare le valigie e tornare in patria.

Altro che elogio allo “stile italiano”: il racconto era in realtà una riflessione amara sull’impossibilità di vivere in Italia da stranieri, nonostante la bellezza del Paese.

La gaffe e la reazione dei social

Il post della ministra non è passato inosservato.
L’account satirico @crazyitalianpol, noto per monitorare gli scivoloni social dei politici, ha subito rilanciato lo screenshot commentando ironicamente:

“Mai giudicare un articolo solo dal titolo. O, meglio, da metà titolo.”

Nel giro di poche ore, la gaffe è diventata virale.
Molti utenti hanno ironizzato sull’episodio: “Forse bastava leggere fino in fondo”, “Nemmeno Google Translate avrebbe sbagliato così” e “È l’ennesima dimostrazione che in questo governo il marketing viene prima dei contenuti”.

Al momento, il post originale della ministra risulta rimosso o non più visibile dal suo profilo, ma le immagini e i commenti continuano a circolare ampiamente sui social network.

L’imbarazzo al Ministero del Turismo

Fonti interne al Ministero avrebbero minimizzato l’accaduto parlando di un “malinteso di traduzione”, ma l’episodio ha sollevato nuove perplessità sulla gestione della comunicazione istituzionale da parte della struttura guidata da Santanchè.

L’iniziativa, infatti, rientrava in una serie di post con cui il Ministero promuoveva l’Italia come meta turistica internazionale, utilizzando anche articoli stranieri a sostegno della narrativa “l’Italia piace al mondo”.
In questo caso, però, la scelta di citare un pezzo non compreso nel suo significato reale si è trasformata in un clamoroso autogol.

Un copione che si ripete

Non è la prima volta che la ministra del Turismo finisce al centro di polemiche per errori comunicativi o messaggi improvvisati sui social.
In passato era già stata criticata per post autocelebrativi e per campagne istituzionali giudicate “poco coordinate” o “autoreferenziali”.
Questa volta, però, la svista ha avuto eco internazionale, coinvolgendo un importante quotidiano estero e alimentando ironie anche sulla stampa straniera.

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Conclusione – Quando la propaganda supera la realtà

La vicenda dimostra quanto possa essere rischiosa la comunicazione “a effetto” quando manca la verifica del contenuto.
Nel tentativo di esaltare l’immagine dell’Italia, il Ministero del Turismo ha finito per rilanciare un testo che descriveva esattamente l’opposto: un Paese dove vivere è un sogno che si scontra con la realtà.

Una lezione che — come scrive la Repubblica — dovrebbe essere scolpita in ogni ufficio stampa istituzionale:

“Mai giudicare un libro dalla copertina. E mai un articolo solo dal titolo.”

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