L’hanno beccato in pieno – Ecco cosa ha combinato il pres. Regione Sicilia Schifani

Il caso dei rimborsi extralarge

È bufera su Renato Schifani, presidente della Regione Sicilia, finito nel mirino per le spese sostenute durante i suoi spostamenti istituzionali. Un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano ha messo in luce cifre che definire astronomiche è riduttivo: 600 euro a notte per dormire, con rimborsi che sono triplicati rispetto al passato. Se fino a pochi anni fa il tetto massimo era fissato a 200 euro, oggi la soglia per i pernottamenti del governatore si è alzata a 570, con punte di quasi 600 euro.

Cene e pranzi da nababbi

Il lusso non si ferma ai soli alberghi. Anche i pasti hanno subito una “lievitazione” dei rimborsi: da 50 euro a 171 euro per cena o pranzo. E non si tratta di spese isolate: le ricevute parlano chiaro, mostrando conti presentati con una precisione al centesimo. Un esempio emblematico: 170,91 euro di rimborso per un pasto. Importi che, messi in fila, delineano un vero e proprio “grand tour” di lusso a spese della collettività.

Il Grand Tour del presidente

Tra i soggiorni più costosi spiccano le notti al Principe di Savoia di Milano (569,67 euro a notte), le trasferte a Catania con pernottamenti in hotel da oltre 1.100 euro, e i viaggi in Veneto, in strutture da 460 euro a notte. Non mancano tappe a Roma, Agrigento e altre città siciliane, con scontrini che oscillano sempre ben oltre le cifre che un comune cittadino potrebbe permettersi.

Le giustificazioni e i documenti ufficiali

Nei decreti di liquidazione emerge la giustificazione per “missioni espletate dall’onorevole presidente”, con dettagli che includono uso dell’aereo, penali per cambio biglietti e spese accessorie. Nonostante i tentativi di rendere le spese formalmente legittime, la sproporzione tra i costi e la situazione economica della Regione resta evidente.

Sicilia in ginocchio

Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: mentre la Sicilia affronta debiti crescenti, crisi idrica e sanità al collasso, il suo presidente spende cifre da capogiro per hotel e ristoranti di lusso. Una realtà che ha scatenato l’indignazione dei cittadini e delle opposizioni, che parlano di “bagordi da vicerè” e di una classe politica scollegata dalla vita reale dei siciliani.

Le reazioni

Sui social le critiche sono durissime. La pagina “Italia Mattanza” ha denunciato l’accaduto con parole senza appello: “Schifani, vergognoso! La Sicilia annega nei debiti e tu ti ingozzi di hotel da 600 euro a notte al Principe di Savoia o con vista Etna? Sono senza vergogna”. Un’ondata di rabbia che rischia di trasformarsi in un nuovo caso politico nazionale.

L’altra denuncia del M5S SICILIA:

È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che il centrodestra rinunci alle sue “mancette” elettorali.
Ormai è evidente: sagre, feste di paese, associazioni amiche, perfino il tratto di strada sotto casa… tutto diventa una cambiale da presentare al momento delle elezioni per raccattare voti.
Così ciò che dovrebbe essere un diritto garantito a tutti i siciliani (compresa la promozione del proprio territorio), diventa un favore personale dell’onorevole di turno. Il cittadino finirà per credere che, per avere una festa in paese, serva inginocchiarsi al “santo politico” di riferimento.
Una logica da medioevo feudale.
E dire che Schifani, dopo l’ennesimo scandalo, aveva giurato che non lo avrebbe più permesso. Peccato che, proprio mentre scriviamo, nella manovra finanziaria che stiamo discutendo in Assemblea ci siano già 2 milioni di euro – in quota Democrazia Cristiana – pronti a finanziare questa o quell’altra sagra.
Noi, come sempre, ci opporremo con ogni mezzo, e proveremo a dirottare questi fondi sul taglio delle liste d’attesa in sanità.

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Conclusioni

La vicenda dei rimborsi di Schifani solleva un problema che va ben oltre le cifre: la distanza tra la politica e la realtà della gente comune. Mentre i siciliani faticano a pagare bollette, sanità e servizi essenziali, chi governa la Regione sembra non avere alcun freno nel ricorrere ai fondi pubblici per vivere nel lusso. Una fotografia impietosa della gestione della cosa pubblica, che riapre il dibattito sul controllo delle spese istituzionali e sulla necessità di una maggiore trasparenza.

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