ROMA, 6 novembre 2025 – I dati parlano chiaro e arrivano direttamente dall’Istat e dall’Ufficio parlamentare di bilancio: l’85% del taglio Irpef deciso dal governo Meloni andrà ai redditi più alti. Nella media, un operaio otterrà appena 23 euro al mese, mentre un dirigente beneficerà di oltre 400 euro.
Una forbice che, per il Movimento 5 Stelle, rappresenta “la prova più lampante di un governo che tutela i privilegiati e abbandona chi ha più bisogno”. A denunciarlo è Andrea Quartini, deputato M5S e coordinatore del Comitato Politico Salute e Inclusione Sociale, che punta il dito contro una manovra “classista e fallimentare”.
“In un Paese dove un italiano su dieci rinuncia a curarsi – spiega Quartini – il governo Meloni trova il modo di regalare centinaia di euro ai redditi alti e pochi spiccioli ai lavoratori. È l’ennesima dimostrazione di una destra che parla di patriottismo ma lavora solo per chi è già garantito.”
Sanità pubblica in crisi: 6 milioni di italiani senza cure
Durante l’audizione parlamentare del presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli sulla manovra, è arrivata la conferma di un altro dato allarmante: nel 2024 quasi sei milioni di cittadini hanno rinunciato alle cure sanitarie. Le cause principali? Liste d’attesa infinite, ticket troppo alti, strutture carenti o inaccessibili.
Un aumento esponenziale rispetto ai 4,5 milioni del 2023 e ai 2,8 milioni del 2019.
“È la pietra tombale sul decreto Liste d’attesa della coppia Meloni-Schillaci – attacca Quartini – un provvedimento vuoto, privo di fondi, pensato solo per fare propaganda. Oggi i numeri dell’Istat certificano ciò che denunciamo da mesi: il governo sta smantellando la sanità pubblica e consegnando i cittadini al mercato privato.”
La manovra che divide l’Italia
Per il Movimento 5 Stelle, la legge di bilancio 2025 è l’emblema di una politica economica sbilanciata. Mentre gli enti locali avvertono che saranno costretti a tagliare servizi e assistenza, il governo concentra le risorse su armi, incentivi fiscali per i redditi alti e spazi per la sanità privata.
“La destra di governo – continua Quartini – parla di efficienza e responsabilità, ma nei fatti costruisce un Paese diseguale, dove chi è povero si ammala e non si cura, e chi è ricco riceve agevolazioni fiscali. L’85% del taglio Irpef va ai più abbienti, mentre milioni di lavoratori vedono il proprio potere d’acquisto crollare. È un tradimento sociale.”
“Il modello lombardo fallisce, ma Meloni lo esporta”
Quartini critica anche la scelta di potenziare la super intramoenia, il modello lombardo che consente ai medici pubblici di lavorare in regime privato dentro le strutture sanitarie:
> “È un sistema che moltiplica le disuguaglianze e svuota gli ospedali pubblici. Meloni e Schillaci non investono sul personale, ma spalancano la porta al privato. Così le cure diventano un privilegio, non un diritto.”
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Conclusione: “I numeri non mentono”
L’intervento dell’Istat chiude, secondo Quartini, “ogni alibi del governo”:
“I dati sono inconfutabili. Crescono i poveri, aumentano le rinunce alle cure, e l’85% dei benefici fiscali va ai più ricchi. Questa è la fotografia di un fallimento totale, economico e morale. Gli italiani meritano una politica che protegga chi ha meno, non chi ha di più.”
In sintesi:
L’Istat e l’Ufficio di bilancio smascherano la legge di bilancio del governo Meloni: i vantaggi fiscali si concentrano sui redditi alti, mentre la sanità pubblica è in emergenza. Il M5S parla di “fallimento certificato” e chiede una manovra che restituisca priorità ai cittadini e non ai privilegi.



















