Un episodio singolare e decisamente imbarazzante ha visto protagonista Carlo Calenda nella giornata del voto per il referendum. Il leader di Azione si è recato regolarmente al suo seggio di Roma per esprimere la propria preferenza, ma si è trovato davanti a un ostacolo inaspettato: la sua scheda elettorale risultava completamente timbrata, senza più spazio per ulteriori timbri. Un’anomalia che ha lasciato perplessi non solo lui, ma anche il presidente di seggio e gli scrutatori.
Il momento al seggio: “Vada in via Petroselli…”
Secondo quanto riportato, uno degli scrutatori, dopo aver constatato l’impossibilità di apporre un ulteriore timbro sulla scheda, ha fornito a Calenda l’unica soluzione possibile: recarsi presso l’ufficio elettorale in via Petroselli, dove gli sarebbe stata rilasciata una nuova tessera elettorale. Il tutto si è svolto tra una certa dose di imbarazzo generale, documentata anche da diversi presenti e riportata sui social.
La reazione di Calenda: “Sono un senatore, è giusto che voti”
All’uscita dal seggio, Calenda ha cercato di minimizzare l’accaduto, mantenendo un tono istituzionale:
“Sono andato a votare e avevo anche la scheda esaurita. Detto questo, sono un senatore eletto: è giusto che chi è eletto vada a votare”.
Non è mancata poi una riflessione più ampia sul tema dell’astensione:
“Sui referendum… è una lunga prassi. Chi vuole andare va, chi non vuole andare non va: vuol dire che non è d’accordo con i quesiti, e non c’è nulla di antidemocratico in questo”.
Una figuraccia evitabile?
L’episodio ha sollevato qualche sorriso e anche qualche polemica, con alcuni utenti sui social che hanno ironizzato sul fatto che un leader politico non abbia verificato per tempo la validità della propria scheda elettorale, soprattutto in un’occasione pubblica come il voto referendario. Altri, invece, lo hanno difeso sottolineando la frequenza con cui episodi simili capitano a molti cittadini, specialmente in età avanzata o con alta frequenza elettorale.
Un messaggio sottotraccia
Al di là della disavventura personale, l’episodio si presta a una lettura simbolica: un leader di partito che si presenta con convinzione alle urne, ma che si scontra con la burocrazia e la logistica del sistema elettorale, proprio mentre cerca di dare un esempio civico. Un piccolo incidente che forse fotografa bene il rapporto complicato tra politica e partecipazione popolare, specie in tempi di crescente disaffezione.
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In fondo, la disavventura di Carlo Calenda al seggio è più di un semplice inciampo burocratico: è lo specchio di un sistema elettorale che a volte inciampa proprio mentre dovrebbe facilitare la partecipazione. Che si tratti di un senatore o di un cittadino qualsiasi, il messaggio è chiaro: votare resta un gesto fondamentale, ma non sempre è reso semplice. E se anche chi guida un partito può trovarsi impreparato di fronte a una tessera piena, forse è il momento di chiederci se non serva una riflessione più profonda – non solo sulle regole del gioco, ma anche su come renderlo davvero accessibile a tutti.
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